Novelle per un anno - 1922 - La vita nuda
1. La vita nuda
...Un morto, che pure è morto, caro mio, vuole anche lui la
sua casa. E se è un morto per bene, bella la vuole; e ha
ragione! Da starci comodo, e di marmo la vuole, e decorata
anche. E se poi è un morto che può spendere, la vuole anche
con qualche profonda... come si dice? allegoria, già!, con
qualche profonda allegoria d'un grande scultore come me: una
bella lapide latina: HIC JACET... chi fu, chi non fu... un
bel giardinetto attorno, con l'insalatina e tutto, e una
bella cancellata a riparo dei cani e dei...
- M'hai seccato! - urlò, voltandosi tutt'acceso e in sudore,
Costantino Pogliani.
Ciro Colli levò la testa dal petto, con la barbetta a punta
ridotta ormai un gancio, a furia di torcersela; stette un
pezzo a sbirciar l'amico di sotto al cappelluccio a pan di
zucchero calato sul naso, e con placidissima convinzione
disse, quasi posando la parola:
- Asino.
- Là.
Stava seduto su la schiena; le gambe lunghe distese, una
qua, una là, sul tappetino che il Pogliani aveva già
bastonato ben bene e messo in ordine innanzi al canapè.
Si struggeva dalla stizza il Pogliani nel vederlo sdrajato
lì, mentr'egli s'affannava tanto a rassettar lo studio,
disponendo i gessi in modo che facessero bella figura,
buttando indietro i bozzettacci ingialliti e polverosi, che
gli eran ritornati sconfitti dai concorsi, portando avanti
con precauzione i cavalletti coi lavori che avrebbe potuto
mostrare, nascosti ora da pezze bagnate. E sbuffava.
- Insomma, te ne vai, sì o no?
- No.
- Non mi sedere lì sul pulito, almeno, santo Dio! Come te lo
devo dire che aspetto certe signore?
- Non ci credo.
- Ecco qua la lettera. Guarda! L'ho ricevuta ieri dal
commendator Seralli: Egregio amico, La avverto che
domattina, verso le undici...
- Sono già le undici?
- Passate!
- Non ci credo. Seguita!
- ...verranno a trovarla, indirizzate da me, la signora
Con... Come dice qua?
- Confucio.
- Cont... o Consalvi, non si legge bene, e la figliuola, le
quali hanno bisogno dell'opera sua. Sicuro che.... ecc. ecc.
- Non te la sei scritta da te, codesta lettera? - domandò
Ciro Colli, riabbassando la testa sul petto.
- Imbecille! - esclamò, gemette quasi, il Pogliani che,
nell'esasperazione, non sapeva più se piangere o ridere.
Il Colli alzò un dito e fece segno di no.
- Non me lo dire. Me n'ho per male. Perché, se fosse
imbecille, ma sai che personcina per la quale sare io?
Guarderei la gente come per compassione. Ben vestito, ben
calzato, con una bella cravatta elioprò... eliotrò... come
si dice?... tropio, e il panciotto di velluto nero come il
tuo... Ah, quanto mi piacerei col panciotto di velluto come
il tuo, scannato miserabile che non sono altro! Senti.
Facciamo così, per il tuo bene. Se è vero che codeste
signore Confucio debbono venire rimettiamo in disordine lo
studio, o si faranno un pessimo concetto di te. Sarebbe
meglio che ti trovassero anche intento al lavoro, col
sudore... come si dice? col pane... insomma col sudore del
pane della tua fronte. Piglia un bel tocco di creta,
schiaffalo su un cavalletto e comincia alla brava un
bozzettuccio di me così sdrajato. Lo intitolerai Lottando, e
vedrai che te lo comprano subito per la Galleria Nazionale.
Ho le scarpe... sì, non tanto nuove; ma tu, se vuoi, puoi
farmele nuovissime, perché come scultore, non te lo dico per
adularti, sei un bravo calzolajo...
Costantino Pogliani, intento ad appendere alla parete certi
cartoni, non gli badava più. Per lui, il Colli era un
disgraziato fuori della vita, ostinato superstite d'un tempo
già tramontato, d'una moda già smessa tra gli artisti;
sciamannato, inculto, noncurante e con l'ozio ormai
incarognito nelle ossa. Peccato veramente, perché poi,
quand'era in tempera di lavorare, poteva dar punti ai
migliori. E lui, il Pogliani, ne sapeva qualche cosa, ché
tante volte, lì nello studio, con due tocchi di pollice
impressi con energica sprezzatura s'era veduto metter su
d'un tratto qualche bozzetto che gli cascava dallo stento.
Ma avrebbe dovuto studiare, almeno un po' di storia
dell'arte, ecco; regolar la propria vita; aver un po' di
cura della persona: così cascante di noja e con tutta quella
trucia addosso, era inaccostabile, via! Lui, il Pogliani...
ma già lui aveva fatto finanche due anni d'università, e
poi... signore, campava sul suo... si vedeva...
Due discreti picchi alla porta lo fecero saltare dallo
sgabello su cui era montato per appendere i cartoni.
- Eccole! E adesso? - disse al Colli, mostrandogli le pugna.
- Loro entrano e io me ne esco, - rispose il Colli senza
levarsi. - Ne stai facendo un caso pontificale! Del resto,
potresti anche presentarmi, pezzo d'egoista!
Costantino Pogliani corse ad aprir la porta, rassettandosi
su la fronte il bel ciuffo biondo riccioluto.
Prima entrò la signora Consalvi, poi la figliuola: questa,
in gramaglie, col volto nascosto da un fitto velo di crespo
e con in mano un lungo rotolo di carta; quella, vestita d'un
bell'abito grigio chiaro, che le stava a pennello su la
persona formosa. Grigio l'abito, grigi i capelli,
giovanilmente acconciati sotto un grazioso cappellino tutto
contesto di violette.
La signora Consalvi dava a veder chiaramente che si sapeva
ancor fresca e bella, a dispetto dell'età. Poco dopo,
sollevando il crespo sul cappello, non meno bella si rivelò
la figliuola, quantunque pallida e dimessa nel chiuso
cordoglio.
Dopo i primi convenevoli, il Pogliani si vide costretto a
presentare il Colli che era rimasto lì con le mani in tasca,
e mezza sigaretta spenta in bocca, il cappelluccio ancora
sul naso; e non accennava d'andarsene.
- Scultore? - domandò allora la signorina Consalvi
invermigliandosi d'un subito per la sorpresa: - Colli...
Ciro?
- Codicillo, già! - disse questi impostandosi su l'attenti,
togliendosi il cappelluccio e scoprendo le folte ciglia
giunte e gli occhi accostati al naso. - Scultore? perché no?
Anche scultore.
- Ma mi avevano detto, - riprese, impacciata, contrariata,
la signorina Consalvi, - che lei non stava più a Roma...
- Ecco... già! io... come si dice? Passeggio, - rispose il
Colli. - Passeggio per il mondo, signorina. Stavo prima
ozioso fisso a Roma, perché avevo vinto la cuccagna: il
Pensionato. Poi...
La signorina Consalvi guardò la madre che rideva, e disse:
- Come si fa?
- Debbo andar via? - domandò il Colli.
- No, no, al contrario, - s'affrettò a rispondere la
signorina. - La prego anzi di rimanere, perché...
- Combinazioni! - esclamò la madre; poi, rivolgendosi al
Pogliani: - Ma si rimedierà in qualche modo... Loro sono
amici, non è vero?
- Amicissimi, - rispose subito il Pogliani.
E il Colli:
- Mi voleva cacciar via a pedate un momento fa, si figuri!
- E sta' zitto! - gli diede su la voce il Pogliani. - Prego,
signore mie, s'accomodino. Di che si tratta?
- Ecco, - cominciò la signora Consalvi, sedendo. - La mia
povera figliuola ha avuto la sciagura di perdere
improvvisamente il fidanzato.
- Ah sì?
- Oh!
- Terribile. Proprio alla vigilia delle nozze, si figurino!
Per un accidente di caccia. Forse l'avranno letto su i
giornali. Giulio Sorini.
- Ah, Sorini, già! - disse il Pogliani. - Che gli esplose il
fucile?
- Su i primi del mese scorso... cioè, no... l'altro...
insomma, fanno ora tre mesi. Il poverino era un po' nostro
parente: figlio d'un mio cugino che se n'andò in America
dopo la morte della moglie. Ora, ecco, Giulietta (perché si
chiama Giulia anche lei)...
Un bell'inchino da parte del Pogliani.
- Giulietta, - seguitò la madre, - avrebbe pensato
d'innalzare un monumento nel Verano alla memoria del
fidanzato, che si trova provvisoriamente in un loculo
riservato; e avrebbe pensato di farlo in un certo modo...
Perché lei, mia figlia, ha avuto sempre veramente una grande
passione per il disegno.
- No... così... - interruppe, timida, con gli occhi bassi,
la signorina in gramaglie. - Per passatempo, ecco..
- Scusa, se il povero Giulio voleva anzi che prendessi
lezioni...
- Mamma, ti prego... - insisté la signorina. - Io ho veduto
in una rivista illustrata il disegno del monumento funerario
del signore qua... del signor Colli, che mi è molto
piaciuto, e...
- Ecco, già, - appoggiò la madre, per venire in ajuto alla
figliuola che si smarriva.
- Però, - soggiunse questa, - con qualche modificazione
l'avrei pensato io...
- Scusi, qual è? - domandò il Colli. - Ne ho fatti parecchi,
io, di questi disegni, con la speranza di avere almeno
qualche commissione dai morti, visto che i vivi...
- Lei, scusi, signorina, - interloquì il Pogliani, un po'
piccato nel vedersi messo così da parte, - ha ideato un
monumento su qualche disegno del mio amico?
- No, proprio uguale, no... ecco, - rispose vivacemente la
signorina. - Il disegno del signor Colli rappresenta la
Morte che attira la Vita, se non sbaglio...
- Ah, ho capito! - esclamò il Colli. - Uno scheletro col
lenzuolo, è vero? che s'indovina appena, rigido, tra le
pieghe, e ghermisce la Vita, un bel tocco di figliuola che
non ne vuol sapere... Sì, sì... Bellissimo! Magnifico! Ho
capito.
La signora Consalvi non poté tenersi di ridere di nuovo,
ammirando la sfacciataggine di quel bel tipo.
- Modesto, sa? - disse il Pogliani alla signora. - Genere
particolare.
- Su, Giulia, - fece la signora Consalvi levandosi. - Forse
è meglio che tu faccia vedere senz'altro il disegno.
- Aspetta, mamma. - pregò la signorina. - È bene spiegarsi
prima con il signor Pogliani, francamente. Quando mi nacque
l'idea del monumento, devo confessare che pensai subito al
signor Colli. Sì. Per via di quel disegno. Ma mi dissero,
ripeto, che Lei non stava più a Roma. Allora m'ingegnai
d'adattare da me il suo disegno all'idea al sentimento mio,
a trasformarlo cioè in modo che potesse rappresentare il mio
caso e il proposito mio. Mi spiego?
- A meraviglia! - approvò il Pogliani.
- Lasciai, - seguitò la signorina, - le due figurazioni
della Morte e della Vita, ma togliendo affatto la violenza
dell'aggressione, ecco. La Morte non ghermisce più la Vita,
ma questa anzi, volentieri, rassegnata al destino, si sposa
alla Morte.
- Si sposa? - fece il Pogliani, frastornato.
- Alla Morte! - gli gridò il Coli. - Lascia dire!
- Alla Morte, - ripeté con un modesto sorriso la signorina.
- E ho voluto anzi rappresentare chiaramente il simbolo
delle nozze. Lo scheletro sta rigido, come lo ha disegnato
il signor Colli, ma di tra le pieghe del funebre paludamento
vien fuori, appena, una mano che regge l'anello nuziale. La
Vita, in atto modesto e dimesso, si stringe accanto allo
scheletro e tende la mano a ricevere quell'anello.
- Bellissimo! Magnifico! Lo vedo! - proruppe allora il
Colli. - Questa è un'altra idea! stupenda! un'altra cosa,
diversissima! stupenda! L'anello... il dito... Magnifico!
- Ecco, sì, - soggiunse la signorina, invermigliandosi di
nuovo a quella lode impetuosa. - Credo anch'io che sia un
po' diversa. Ma è innegabile che ho tratto partito dal
disegno e che...
- Ma non se ne faccia scrupolo! - esclamò il Colli. - La sua
idea è molto più bella della mia, ed è sua! Del resto, la
mia... chi sa di chi era!
La signorina Consalvi alzò le spalle e abbassò gli occhi.
- Se devo dire la verità, - interloquì la madre, scotendosi,
- lascio fare la mia figliuola, ma a me l'idea non piace per
nientissimo affatto.
- Mamma, ti prego... - ripeté la figlia; poi volgendosi al
Pogliani, riprese: - Ora, ecco, io domandai consiglio al
commendator Seralli, nostro buon amico...
- Che doveva fare da testimonio alle nozze, - aggiunse la
madre, sospirando.
- E avendoci il commendatore fatto il nome di lei, - seguitò
l'altra, - siamo venute per...
- No, no, scusi, signorina, - s'affrettò a dire il Pogliani.
- Poiché ha trovato qua il mio amico...
- Oh fa' il piacere! Non mi seccare! - proruppe il Colli,
scrollandosi furiosamente e avviandosi per uscire.
Il Pogliani lo trattenne per un braccio, a viva forza.
- scusa, guarda... se la signorina... non hai inteso? s'è
rivolta a me perché ti sapeva fuori di Roma...
- Ma se ha cambiato tutto! - esclamò il Colli,
divincolandosi. - Lasciami! Che c'entro più io? È venuta qua
da te! Scusi, signorina; scusi, signora, io le riverisco...
- Oh sai! - disse il Pogliani, risoluto, senza lasciarlo. -
Io non lo faccio; non lo farai neanche tu, e non lo farà
nessuno dei due...
- Ma, scusino... insieme? - propose allora la madre. - Non
potrebbero insieme?
- Sono dolente d'aver cagionato... - si provò ad aggiungere
la signorina.
- Ma no! - dissero a un tempo il Colli e il Pogliani.
Seguitò il Colli:
- Io non c'entro più per nulla, signorina! E poi, guardi,
non ho più studio, non so più concluder nulla, altro che di
dire male parole a tutti quanti... Lei deve assolutamente
costringere quest'imbecille qua...
- È inutile, sai? - disse il Pogliani. - O insieme, come
propone la signora, o io non accetto.
- Permette, signorina? - fece allora il Colli, stendendo una
mano verso il rotolo di carta ch'ella teneva accanto sul
canapè. - Mi muojo dal desiderio di veder il suo disegno.
Quando l'avrò veduto...
- Oh, non s'immagini nulla di straordinario, per carità! -
premise la signorina Consalvi, svolgendo con le mani
tremolanti il rotolo. - So tenere appena la matita... Ho
buttato giù quattro segnacci, tanto per render l'idea...
ecco...
- Vestita?! - esclamò subito il Colli, come se avesse
ricevuto un urtone guardando il disegno.
Inizio
pagina
- Come... vestita? - domandò, timida e ansiosa la
signorina.
- Ma no, scusi! - riprese con calore il Colli. - Lei ha
fatto la Vita in camicia... cioè, con la tunica,
diciamo! Ma no, nuda, nuda, nuda! la Vita dev'esser
nuda, signorina mia, che c'entra!
- Scusi, - disse con gli occhi bassi, la signorina
Consalvi. - La prego di guardar più attentamente.
- Ma sì, vedo, - replicò con maggior vivacità il Colli.
- Lei ha voluto raffigurarsi qua, ha voluto fare il suo
ritratto; ma lasciamo andare che Lei è molto più bella;
qua siamo nel campo... nel camposanto dell'arte, scusi!
e questa vuol essere la Vita che si sposa alla Morte.
Ora, se lo scheletro è panneggiato, la Vita dev'esser
nuda, c'è poco da dire; tutta nuda e bellissima,
signorina, per compensare col contrasto la presenza
macabra dello scheletro involto! Nuda, Pogliani, non ti
pare? Nuda, è vero, signora? Tutta nuda, signorina mia!
Nudissima, dal capo alle piante! Creda pure che
altrimenti, così, verrebbe una scena da ospedale: quello
col lenzuolo, questa con l'accappatojo... Dobbiamo fare
scultura, e non c'è ragioni che tengano!
- No, no, scusi, - disse la signorina Consalvi alzandosi
con la madre. - Lei avrà forse ragione, dal lato
dell'arte; non nego, ma io voglio dire qualche cosa, che
soltanto così potrei esprimere. Facendo come vorrebbe
Lei, dovrei rinunciarvi.
- Ma perché, scusi? perché Lei vede qua la sua persona e
non il simbolo, ecco! Dire che sia bello, scusi, non si
potrebbe dire...
E la signorina:
- Niente bello, lo so; ma appunto come dice lei, non il
simbolo ho voluto rappresentare, ma la mia persona, il
mio caso, la mia intenzione, e non potrei che così.
Penso poi anche al luogo dove il monumento dovrà
sorgere... Insomma, non potei transigere.
Il Colli aprì le braccia e s'insaccò nelle spalle.
- Opinioni!
- O piuttosto, - corresse la signorina con un dolce,
mestissimo sorriso, - un sentimento da rispettare!
Stabilirono che i due amici si sarebbero intesi per
tutto il resto col commendator Seralli, e poco dopo la
signora Consalvi e la figliuola in gramaglie tolsero
commiato.
Ciro Colli - due passetti - trallarallèro trallarallà -
girò sopra un calcagno e si fregò le mani.
Circa una settimana dopo, Costantino Pogliani si recò in
casa Consalvi per invitar la signorina a qualche seduta
per l'abbozzo della testa.
Dal commendator Seralli, amico molto intimo della
signora Consalvi, aveva saputo che il Sorini,
sopravvissuto tre giorni allo sciagurato incidente,
aveva lasciato alla fidanzata tutta intera la cospicua
fortuna ereditata dal padre, e che però quel monumento
doveva esser fatto senza badare a spese.
Epuisé s'era dichiarato il commendator Seralli delle
cure, dei pensieri, delle noje che gli eran diluviati da
quella sciagura; noje, cure, pensieri, aggravati dal
caratterino un po'... emporté, voilà, della signorina
Consalvi la quale, sì, poverina, meritava veramente
compatimento; ma pareva, buon Dio, si compiacesse troppo
nel rendersi più grave la pena. Oh, uno choc orribile,
chi diceva di no? un vero fulmine a ciel sereno! E tanto
buono lui, il Sorini, poveretto! Anche un bel giovine,
sì. E innamoratissimo! La avrebbe resa felice senza
dubbio, quella figliuola. E forse per questo era morto.
Pareva anche fosse morto e fosse stato tanto buono per
accrescer le noje del commendator Seralli.
Ma figurarsi che la signorina non aveva voluto disfarsi
della casa, che egli, il fidanzato, aveva già messa su
di tutto punto: un vero nido, un joli rêve de luxe et de
bien-être. Ella vi aveva portato tutto il suo bel
corredo da sposa, e stava lì gran parte del giorno, a
piangere, no; a straziarsi fantasticando intorno alla
sua vita di sposina così miseramente stroncata...
arrachée...
Difatti il Pogliani non trovò in casa la signorina
Consalvi. La cameriera gli diede l'indirizzo della casa
nuova, in via di Porta Pinciana. E Costantino Pogliani,
andando, si mise a pensare all'angosciosa, amarissima
voluttà che doveva provare quella povera sposina, già
vedova prima che maritata, pascendosi nel sogno - lì
quasi attuato - d'una vita che il destino non aveva
voluto farle vivere.
Tutti quei mobili nuovi, scelti chi sa con quanta cura
amorosa da entrambi gli sposini, e festivamente disposti
in quella casa che tra pochi giorni doveva essere
abitata, quanto promesse chiudevano?
Riponi in uno stipetto un desiderio: aprilo: vi troverai
un disinganno. Ma lì, no: tutti quegli oggetti avrebbero
custodito, con le dolci lusinghe, i desiderii e le
promesse e le speranze. E come dovevano esser crudeli
gl'inviti che venivano alla sposina da quelle cose
intatte attorno!
- In un giorno come questo! - sospirò Costantino
Pogliani.
Si sentiva già nella limpida freschezza dell'aria
l'alito della primavera imminente; e il primo tepore del
sole inebriava.
Nella casa nuova, con le finestre aperte a quel sole,
povera signorina Consalvi, chi sa che sogni e che
strazio!
La trovò che disegnava, innanzi a un cavalletto, il
ritratto del fidanzato. Con molta timidezza lo ritraeva
ingrandito da una fotografia di piccolo formato, mentre
la madre, per ingannare il tempo, leggeva un romanzo
francese della biblioteca del commendator Seralli.
Veramente la signorina Consalvi avrebbe voluto star sola
lì, in quel suo nido mancato. La presenza della madre la
frastornava. Ma questa, temendo fra sé che la fanciulla,
nell'esaltazione, si lasciasse andare a qualche atto di
romantica disperazione, voleva seguirla e star lì,
gonfiando in silenzio e sforzandosi di frenar gli sbuffi
per quell'ostinato capriccio intollerabile.
Rimasta vedova giovanissima, senza assegnamenti, con
quell'unica figliuola, la signora Consalvi non aveva
potuto chiuder le porte alla vita e porvi il dolore per
sentinella come ora pareva volesse fare la figliuola.
Non diceva già che Giulietta non dovesse piangere per
quella sua sorte crudele; ma credeva, come il suo intimo
amico commendator Seralli, credeva che... ecco, sì, ella
esagerasse un po' troppo e che, avvalendosi della
ricchezza che il povero morto le aveva lasciata, volesse
concedersi il lusso di quel cordoglio smodato.
Conoscendo pur troppo le crude e odiose difficoltà
dell'esistenza, le forche sotto alle quali ella, ancora
addolorata per la morte del marito, era dovuta passare
per campar la vita, le pareva molto facile quel
cordoglio della figliuola; e le sue gravi esperienze
glielo facevano stimare quasi una leggerezza scusabile,
sì, certamente, ma a patto che non durasse troppo... -
voilà, come diceva sempre il commendator Seralli.
Da savia donna, provata e sperimentata nel mondo, aveva
già, più d'una volta, cercato di richiamare alla giusta
misura la figliuola - invano! Troppo fantastica, la sua
Giulietta aveva, forse più che il sentimento del proprio
dolore, l'idea di esso. E questo era un gran guajo!
Perché il sentimento, col tempo, si sarebbe per forza e
senza dubbio affievolito, mentre l'idea no, l'idea s'era
fissata e le faceva commettere certe stranezze come
quella del monumento funerario con la Vita che si marita
alla Morte (bel matrimonio!) e quest'altra qua della
casa nuziale da serbare intatta per custodirvi il sogno
quasi attuato d'una vita non potuta vivere.
Fu molto grata la signora Consalvi al Pogliani di quella
visita.
Le finestre erano aperte veramente al sole, e la
magnifica pineta di Villa Borghese, sopra
l'abbagliamento della luce che pareva stagnasse su i
vasti prati verdi, sorgeva alta e respirava felice nel
tenero limpidissimo azzurro del cielo primaverile.
Subito la signorina Consalvi accennò di nascondere il
disegno, alzandosi; ma il Pogliani la trattenne con
dolce violenza.
- Perché? Non vuol lasciarmi vedere?
- È appena cominciato...
- Ma cominciato benissimo! - esclamò egli, chinandosi a
osservare. - Ah, benissimo... Lui, è vero? il Sorini...
Già, ora mi pare di ricordarmi bene, guardando il
ritratto. Sì, sì... L'ho conosciuto... Ma aveva questa
barbetta?
- No, - s'affrettò a rispondere la signorina. - Non
l'aveva più ultimamente.
- Ecco, mi pareva... Bel giovine, bel giovine...
- Non so come fare, - riprese la signorina. - Perché
questo ritratto non risponde...non è più veramente
l'immagine che ho di lui, in me.
- Eh sì, - riconobbe subito il Pogliani, - meglio, lui,
molto più... più animato, ecco... più sveglio, direi...
- Se l'era fatto in America, codesto ritratto, - osservò
la madre, - prima che si fidanzassero, naturalmente...
- E non ne ho altri! - sospirò la signorina. - Guardi:
chiudo gli occhi, così, e lo vedo preciso com'era
ultimamente; ma appena mi metto a ritrarlo, non lo vedo
più: guardo allora il ritratto, e lì mi pare che sia
lui, vivo. Mi provo a disegnare, e non lo ritrovo più in
questi lineamenti. È una disperazione!
- Ma guarda, Giulia, - riprese allora la madre, con gli
occhi fissi sul Pogliani, - tu dicevi la linea del
mento, volendo levare la barba... Non ti pare che qua
nel mento, il signor Pogliani...
Questi arrossì, sorrise. Quasi senza volerlo, alzò il
mento, lo presentò; come se con due dita, delicatamente,
la signorina glielo dovesse prendere per metterlo lì,
nel ritratto del Sorini.
La signorina levò appena gli occhi a guardarglielo,
timida e turbata. (Non aveva proprio alcun riguardo per
il suo lutto, la madre!)
- E anche i baffi, oh! Guarda!... - aggiunse la signora
Consalvi, senza farlo apposta. - Li portava così
ultimamente il povero Giulio, non ti pare?
- Ma i baffi, - disse, urtata, la signorina, - che vuoi
che siano? Non ci vuol niente a farli!
Costantino Pogliani, istintivamente, se li toccò.
Sorrise di nuovo. Confermò:
- Niente, già...
S'accostò quindi al cavalletto e disse:
- Guardi, se mi permette... vorrei farle vedere,
signorina... Così, in due tratti, qua... non s'incomodi,
per carità! qua in quest'angolo... (poi si cancella)...
com'io ricordo il povero Sorini.
Sedette e si mise a schizzare, con l'ajuto della
fotografia, la testa del fidanzato, mentre dalle labbra
della signorina Consalvi, che seguiva i rapidi tocchi
con crescente esultanza di tutta l'anima protesa e
spirante, scattavano di tratto in tratto certi sì...
sì... sì.... che animavano e quasi guidavano la matita.
Alla fine, non poté più trattenere la propria
commozione:
- Sì, oh guarda, mamma... è lui... preciso... oh,
lasci... grazie... Che felicità, poter così... è
perfetto... è perfetto...
- Un po' di pratica, - disse, levandosi, il Pogliani,
con umiltà che lasciava trasparire il piacere per quelle
vivissime lodi.
- E poi, le dico, lo ricordo tanto bene, povero Sorini...
La signorina Consalvi rimase a rimirare il disegno,
insaziabilmente.
- Il mento, sì... è questo... preciso... Grazie,
grazie...
In quel punto il ritrattino del Sorini che serviva da
modello, scivolò dal cavalletto, e la signorina, ancora
tutta ammirata nello schizzo del Pogliani, non si chinò
a raccoglierlo.
Lì per terra, quell'immagine già un po' sbiadita apparve
più che mai malinconica, come se comprendesse che non si
sarebbe rialzata mai più.
Ma si chinò a raccoglierla il Pogliani,
cavallerescamente.
- Grazie, - gli disse la signorina. - Ma io adesso mi
servirò del suo disegno, sa? Non lo guarderò più, questo
brutto ritratto.
E d'improvviso, levando gli occhi, le sembrò che la
stanza fosse più luminosa. Come se quello scatto
d'ammirazione le avesse a un tratto snebbiato il petto
da tanto tempo oppresso, aspirò con ebbrezza, bevve con
l'anima quella luce ilare viva, che entrava dall'ampia
finestra aperta all'incantevole spettacolo della
magnifica villa avvolta nel fascino primaverile.
Fu un attimo. La signorina Consalvi non poté spiegarsi
che cosa veramente fosse avvenuto in lei. Ebbe
l'impressione improvvisa di sentirsi come nuova fra
tutte quelle cose nuove attorno. Nuova e libera; senza
più l'incubo che l'aveva soffocata fino a poc'anzi. Un
alito, qualche cosa era entrata con impeto da quella
finestra a sommuovere tumultuosamente in lei tutti i
sentimenti, a infondere quasi un brillio di vita in
tutti quegli oggetti nuovi, a cui ella aveva voluto
appunto negar la vita, lasciandoli intatti lì, come a
vegliare con lei la morte d'un sogno.
E, udendo il giovane elegantissimo sculture con dolce
voce lodare la bellezza di quella vista e della casa,
conversando con la madre che lo invitava a veder le
altre stanze, seguì l'uno e l'altra con uno strano
turbamento, come se quel giovine, quell'estraneo, stesse
davvero per penetrare in quel suo sogno morto, per
rianimarlo.
Fu così forte questa nuova impressione, che non poté
varcar la soglia della camera da letto; e vedendo il
giovine e la madre scambiarsi lì un mesto sguardo di
intelligenza, non poté più reggere; scoppiò in
singhiozzi.
E pianse, sì, pianse ancora per la stessa cagione per
cui tante altre volte aveva pianto; ma avvertì
confusamente che, tuttavia, quel pianto era diverso, che
il suono di quei suoi singhiozzi non le destava dentro
l'eco del dolore antico, le immagini che prima le si
presentavano. E meglio lo avvertì, allorché la madre
accorsa prese a confortarla come tant'altre volte la
aveva confortata, usando le stesse parole, le stesse
esortazioni. Non poté tollerarle; fece un violento
sforzo su se stessa; smise di piangere; e fu grata al
giovine che, per distrarla, la pregava di fargli vedere
la cartella dei disegni scorta lì su una sedia a
libriccino.
Lodi, lodi misurate e sincere, e appunti, osservazioni,
domande, che la indussero a spiegare, a discutere; e
infine un'esortazione calda a studiare, a seguir con
fervore quella sua disposizione all'arte, veramente non
comune. Sarebbe stato un peccato! un vero peccato! Non
s'era mai provata a trattare i colori? Mai, mai? Perché?
Oh, non ci sarebbe mica voluto molto con quella
preparazione, con quella passione...
Costantino Pogliani si profferse d'iniziarla; la
signorina Consalvi accettò; e le lezioni cominciarono il
giorno appresso, lì, nella casa nuova, che invitava ed
attendeva.
Non più di due mesi dopo, nello studio del Pogliani,
ingombro già d'un colossale monumento funerario tutto
abbozzato alla brava, Ciro Colli, sdrajato sul canapè
col vecchio camice di tela stretto alle gambe, fumava la
pipa e teneva uno strano discorso allo scheletro,
fissato diritto su per la predellina nera, che s'era
fatto prestare per modello da un suo amico dottore.
Gli aveva posato un po' a sghembo sul teschio il suo
berretto di carta; e lo scheletro pareva un fantaccino
su l'attenti, ad ascoltar la lezione che Ciro Colli
scultore-caporale, tra uno sbuffo e l'altro di fumo
gl'impartiva:
- E tu perché te ne sei andato a caccia? Vedi come ti
sei conciato, caro mio? Brutto... le gambe secche...
tutto secco... Diciamo la verità, ti pare che codesto
matrimonio si possa combinare? La vita, caro... guardala
là, ma eh! che tocco di figliolona senza risparmio m'è
uscita dalle mani! Ti puoi sul serio lusingare che
quella lì ti voglia sposare? Ti s'è accostata, timida e
dimessa; lagrime giù a fontana... ma mica per ricevere
l'anello nuziale... levatelo dal capo! Spendola, caro,
spendola giù la borsa... Gliel'hai data? E ora che vuoi
da me! Inutile dire, se me lo credevo! Povero mondo e
chi ci crede! S'è messa a studiar pittura, la Vita, e il
suo maestro sai chi è? Costantino Pogliani. Scherzo che
passa la parte, diciamo la verità. Se fossi in te, caro
mio, lo sfiderei. Hai sentito stamane? Ordine positivo:
non vuole, mi pro-i-bi-sce assolutamente che io la
faccia nuda. Eppure lui, per quanto somaro, scultore è,
e sa bene che per vestirla bisogna prima farla nuda...
Ma te lo spiego io il fatto com'è: non vuole che si veda
su quel nudo là meraviglioso il volto della sua
signorina... è salito lassù, hai visto? su tutte le
furie, e con due colpi di stecca, taf! taf! me l'ha
tutto guastato... sai dirmi perché, fantaccino mio? Gli
ho gridato: «Lascia! Te la vesto subito! Te la vesto!».
Ma che vestire! Nuda la vogliono ora... la Vita nuda,
nuda e cruda com'è, caro mio! sono tornati al mio primo
disegno, al simbolo: via il ritratto! Tu che ghermisci,
bello mio, e lei che non ne vuol sapere... Ma perché te
ne sei andato a caccia? me lo dici?
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