Il cognato, per quanto in prima sconcertato, non si
diede per vinto. Si mostrò offeso dell'accusa; disse
che lui non c'entrava; che tutti, parenti e amici,
sapute le disposizioni del testamento, tutti
d'accordo, avevano pensato che lodevolmente la cosa
si potesse accomodar così; e che questo era segno
che nessuno ci vedeva il male, che voleva vederci
lei. Se c'era differenza d'età, che c'era sì, ma non
poi tanta com'ella si figurava, questa differenza
quasi spariva per la perfetta conservazione e la
florida salute di lei, che certo era di quelle donne
che non invecchiano mai. E infine, poiché zia
Michelina, oppressa dall'onta, s'era messa a
piangere, prendendo questo pianto come remissione,
per confortarla e dimostrarle che Marruchino aveva
ben ragione se si era innamorato di lei, ripeté il
consiglio d'andarsi a guardare allo specchio.
- Fuori di qui! - gli gridò allora, levandosi di
nuovo come una furia, zia Michelina. - Fuori di qui,
demonio! Non voglio più vedervi! Né voi, né vostro
figlio! Via il suo letto! via quanto c'è di lui in
questa casa! Ah che serpe, mio Dio! che serpe mi
sono allevata in petto! Via, via, via!
Per prudenza, il cognato si ritirò.
Zia Michelina rimase a piangere per più giorni di
fila.
Vennero le vicine a confortarla, e si sfogò con
esse, senza poter frenare ancora le lagrime.
Restò come basita, però, nell'accorgersi a un certo
punto che nessuna di quelle vicine comprendeva e
apprezzava il sentimento di lei; o meglio, che sì,
lo apprezzavano e ne tenevano conto; ma tenevano
anche conto del sentimento di lui, di Marruchino, e
delle condizioni infelici in cui quel testamento
dello zio lo aveva lasciato.
Ma perché infelici? perché?
Esasperata, zia Michelina ripeté alle vicine il suo
proponimento di dar moglie al nipote, subito appena
di ritorno, e di farlo padrone di tutto e contento.
Approvarono quelle, oh sì, e la lodarono molto; ma
dissero, tanto per dire, badiamo! così, per
ragionare... dissero che pure non era la stessa
cosa, per il giovine.
- E che altra cosa allora?
Ecco: se lei non avesse avuto quel sentimento
materno che diceva, e avesse invece potuto
corrispondere a quello di lui, certo per Marruchino
sarebbe stato molto meglio; perché, al modo che
diceva lei, egli sarebbe rimasto sempre soggetto,
come un figlio di famiglia. Non se ne sarebbe
accorto, sta bene, per la bontà di lei! Ma se
qualche dissapore, un giorno o l'altro, fosse sorto,
com'era facile prevedere, tra donne, cioè tra lei e
la moglie di lui, l'una di fronte all'altra, quasi
suocera e nuora?
Ecco: c'era da considerar questo!
E i dissapori, si sa come cominciano, non si sa come
possano andare a finire.
Zia Michelina si vide, si sentì sola. Sola e come
sperduta.
Ma dunque, se questo era il mondo, se in questo
mondo, di fronte all'interesse, non si capiva più
nulla, neppure il sentimento più santo, quello
dell'amor materno, che credevano tutti? che la vera
«interessata» fosse lei? che volesse rimaner padrona
di tutto e tener soggetto il nipote? Questo
credevano? <I>Interessata</I>, lei! Ah, se
veramente.
Fu un lampo. Balzò in piedi. Corse a guardarsi allo
specchio.
Sì. Per vedere, per vedere se fosse tale davvero,
tali le sue fattezze, tale il suo aspetto, che il
nipote si fosse potuto accecare per lei fino al
punto di non pensar più di quale amore lei finora lo
aveva amato; e che gli altri lo potessero così
facilmente scusare!
No, brutta non era; non mostrava certo ancora gli
anni che aveva; ma non era, no, non poteva esser
bella per quel ragazzo! Già sotto i capelli biondi
sulle tempie, ne aveva tanti appassiti, quasi
bianchi. Bianchi sarebbero diventati domani...
No, no! che! Era un'infamia. Era una perfidia.
Ma se almeno per un altro, ecco, se almeno per un
vecchio della sua età potesse ancora esser tanto
bella e piacente, da esser chiesta in moglie per la
sua bellezza soltanto! Ecco, ecco, allora avrebbe
lasciato tutto al nipote, a questo perfido che la
voleva, che voleva la sua mamma per il danaro!
Glielo avrebbe buttato in faccia e avrebbe
dimostrato a tutti che non s'opponeva per questo.
Si vide allora, per parecchi mesi, zia Michelina
uscir di casa e andare in chiesa e poi a spasso,
tutta attillata, benché vestita di nero, con la
<I>spagnoletta</I> di pizzo e il ventaglio, le
scarpine lucide dai tacchetti alti, ben pettinata e
con quell'impaccio particolare delle donne che non
vogliono mostrare il desiderio d'esser guardate, e
che è pure un'arte per farsi guardare.
Il ventaglio in mano le fremeva agitato
convulsamente sotto il mento, a smorzar le vampe
della vergogna e della rabbia.
- A spasso, zia Michelì? - le domandava dall'uscio
velenosamente qualche vicina.
- A spasso, già! Avete comandi da darmi? -
rispondeva dalla strada, inchinandosi con una
smorfia di dispetto, che l'ombra dietro, nel sole,
le rifaceva goffamente.
Ma dove andava? Non lo sapeva lei stessa. A spasso.
E si guardava, andando, la punta delle scarpette;
perché, ad alzar gli occhi, non avrebbe saputo dove
né che cosa guardare e, sentendosi diventar rossa
rossa, si sarebbe messa a piangere, ma proprio a
piangere come una ragazzina.
Ora tutti, quasi capissero ch'era uscita di casa non
per bisogno ma per mettersi in mostra, si fermavano
per vederla passare; si scambiavano occhiate;
qualcuno anche per chiasso la chiamava:
- Ps! Ps! - come si fa con le donne di mal affare.
Lei tirava via, più rossa che mai, senza voltarsi,
col cuore che le ballava in petto; finché, non
potendone più, andava a ficcarsi in qualche chiesa.
Santo Dio, perché faceva così? Una donna cerca
marito per trovare uno stato. Ora, chi poteva
immaginarsi che lei al contrario ne cercava un
secondo per perdere quello che il primo le aveva
lasciato? S'immaginavano invece che, ancora bella
com'era, insofferente della vedovanza, cercasse
piuttosto qualcuno con cui darsi bel tempo; e
volevano persuaderla che per questo, sì, ne avrebbe
trovati quanti ne voleva, e che poteva fare il
piacer suo, senza commettere la pazzia di perdere
con un secondo matrimonio l'usufrutto dei beni del
primo marito. Libera d'ogni obbligo di fedeltà, non
doveva dar conto a nessuno, se si metteva con questo
o con quello.
A sentir questi discorsi zia Michelina si macerava
dentro dallo sdegno, a cui non poteva dar sfogo,
perché capiva che veramente l'apparenza era contro
di lei. Uno solo, forse, uno solo poteva comprendere
perché lei cercava marito, e accoglierla e
prendersela in moglie per lo stesso fine: suo
cognato, il padre di Marruchino, quel brutto, secco,
sudicio avaraccio, a cui non pareva l'ora che il
figlio diventasse padrone dell'eredità dello zio.
Ecco l'unico mezzo! E così lei avrebbe dimostrato a
tutti qual era il piacere che andava cercando.
Risoluta, si presentò un giorno in casa del cognato.
- So che andate dicendo a tutti che voglio finire di
rovinare vostro figlio, mettendomi con qualcuno, per
fargli commettere uno sproposito appena torna da
soldato. Io voglio invece il suo bene: sposare,
appunto, per levarmi di mezzo e lasciarlo padrone.
Cerco uno che mi sposi, e non lo trovo. Mi vogliono
tutti, ma nessuno per moglie; perché pare a tutti
una pazzia ch'io debba perdere il mio, sposando un
altro. Voi solo non potete crederlo, sapendo perché
voglio farlo. Ebbene: sposatemi voi!
Il vecchio rimase un pezzo come stordito, a quella
proposta a bruciapelo; poi sulle labbra cominciò a
delinearglisi quel certo sorrisetto ambiguo
dell'altra volta:
- Eh... eh... eh...
E astutamente, attraverso un faticoso garbuglio di
parole le fece alla fine intendere che non per gli
altri soltanto, ma anche per lui sarebbe stata una
pazzia, una solenne pazzia; sì, perché tutto stava
che lei, non volendo sposare suo figlio, non si
mettesse con altri, e che il beneficio
dell'usufrutto restasse in famiglia.
- E come, vecchiaccio? - gli gridò zia Michelina. -
Mettendomi con voi? Ah, brutta bestia! E gli
interessi di vostro figlio, che predicate e
difendete da un anno, finirebbero così, trattandosi
di voi? Ma piuttosto con un cane, mi metto allora,
anziché con voi, laido vecchiaccio! Puh!
E zia Michelina se n'andò su le furie.
Sapeva ormai ciò che le restava da fare.
Appena Marruchino ritornò da soldato e le si
presentò più magro e più torbido di com'era venuto
in licenza, gli disse:
- Senti, svergognato. So perché vuoi sposare. E
questo agli occhi miei, in parte, ti scusa. Tu vuoi
che sposi io, perché perda tutto, e tu resti
padrone. Ebbene, per questo solo ti sposo... Che
fai? no, via! non t'arrischiare! Scostati, o ti tiro
questo in faccia!
Marruchino aveva tentato di saltarle al collo per
baciarla, e lei avea brandito un lume.
Fremente, con gli occhi sbarrati, dietro la tavola,
zia Michelina seguitò a gridargli:
- Se t'arrischi un'altra volta, guaj a te! Lo faccio
per lasciarti tutta la libertà di fare quello che ti
parrà e piacerà. Pigliati tutte le donne che vuoi,
tutti i piaceri che vuoi, a patto di non alzar mai
gli occhi su me! Me n'andrò al podere a nascondermi,
dove andasti a nasconderti tu per non aver le mie
carezze di madre; e là resterò per sempre e non ti
farai più vedere da me. Giura! Voglio che lo giuri!
Marruchino si contorse sotto l'imposizione e finse
di giurare solo per piegarla a condiscendere alle
nozze, non perché riconoscesse ch'ella aveva ragione
sospettando di lui, che la volesse per il danaro.
- Bada! - riprese allora zia Michelina. - Tu hai
giurato. Sappi, ragazzo, ch'io sono capace di tutto,
d'ucciderti o d'uccidermi, se non stai al patto e
non mantieni il giuramento. Bada!
Lo mandò via, e non volle più rivederlo fino al
giorno stabilito per le nozze.
Andò in chiesa e al municipio vestita di nero,
pallida, spettinata e piangente. Finita la
cerimonia, lasciò tutti a banchettare; montò su una
mula e se ne partì sola per il lontano podere.
Ma un po' la vanità, un po' le beffe della gente, un
po' la parte che s'era assunta d'innamorato,
persuasero Marruchino, dopo due giorni di
combattimento con se stesso, ad andar di notte a
picchiare alla porta della cascina di quel podere.
Tempestò per ore e ore, tra un furibondo abbajare di
tutti i cani dei dintorni nelle tenebre notturne;
finché lei non scese ad aprirgli.
Nella notte stessa, dopo un'ora appena, livido,
sgraffiato in faccia, al collo, alle mani, se ne
fuggì e, giunto all'alba al paese, corse a chiudersi
in casa. Poche ore dopo, vennero ad arrestarlo,
perché avevano trovata morta zia Michelina nel
podere.
Gli sgraffi al collo e alla faccia, gli sgraffi e i
morsi alle mani lo accusavano. Ma egli giurò e
spergiurò di non averla uccisa lui, ma che s'era
uccisa da sé, per aver egli voluto ciò che ogni
marito è in diritto di pretendere dalla propria
moglie; disse che, avendo ottenuto ciò che
desiderava e per cui aveva tanto combattuto, non
aveva nessuna ragione di commettere quel delitto;
portò tanti testimoni che erano a conoscenza del suo
sentimento, delle sue oneste intenzioni e delle
opposizioni e minacce di lei; e fu assolto.
Ancora le vicine parlano di zia Michelina come d'una
pazza; perché, Signore Iddio, se pur le faceva senso
mettersi con un ragazzo che lei amava come un
figliuolo, dato che questo ragazzo era poi divenuto
suo marito, fargli da moglie alla fin fine non
voleva mica dire andare alla guerra. Che storie!