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NOVELLE PER UN ANNO - 1922 - "L'UOMO SOLO"
Pubblicata nel 1922, la raccolta L'uomo solo costituisce il quarto volume
delle Novelle per un anno e include racconti già pubblicati tra il 1899 ed il
1914. |
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11. Volare (1911)
«Rivista popolare di politica,
lettere e scienze sociali», 30 giugno 1907 col titolo "La volata".
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Cortesemente la morte, due anni fa, le
aveva fatto una visitina di passata:
- No, comoda! comoda!
Solo per avvertirla che sarebbe ritornata tra poco. Per ora, lì, da brava, a
sedere su quella poltrona; in attesa.
Ma come, Dio mio? Così, senza più forza neanche di sollevare un braccio?
Brodi consumati, polli, che altro? Latte d'uccello; lingue di pappagallo...
Cari, i signori medici!
Prima che questo male la assolasse così, poteva almeno ajutare un poco le due
povere figliuole, recandosi a cucire a giornata ora da questa ora da quella
signora, che le davano da mangiare e qualche soldo; più per carità che per
altro, lo capiva lei stessa. Non ci vedeva quasi più; le dita avevano perduto
l'agilità, le gambe la forza di mandare avanti il pedale della macchina. Eh, ci
galoppava, prima, su un pedale di macchina! Ora, invece...
Niente quasi, quel che portava a casa; ma pure poteva dire allora di non stare
del tutto a carico delle figliuole. Le quali lavoravano, poverine, dalla mattina
alla sera, la maggiore a bottega, la minore a casa: astucci, scatole,
sacchettini per nozze e per nascita: lavoro fino, delicato; ma che non fruttava
quasi più nulla ormai. Figurarsi che la maggiore, Adelaide, nella bottega
dov'era anche addetta alla vendita e alla cassa, tirava in tutto tre lire al
giorno. Guadagnava un po' più la minore, col lavoro a cottimo; ma non trovava da
lavorare ogni giorno, Nené.
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Tutt'e tre, insomma, riuscivano a mettere insieme appena appena tanto da pagar
la pigione di casa e da levarsi la fame; non sempre.
Ma ora, al principio di quell'inverno, anche Adelaide s'era ammalata, e come!
Veramente avvertiva da un pezzo quello spasimo fisso alle reni; ma finché s'era
potuta reggere, non ne aveva detto nulla. Poi le si erano gonfiate le gambe e
aveva dovuto farsi vedere da un medico.
- Dottore, che è?
Niente. Cosa da nulla. Nefrite. State a letto tre o quattro mesi, ben riguardata
dal fresco, con una bella fascia di lana attorno alla vita; letto, lana e latte;
latte, lana e letto. Tre elle. La nefrite si cura così.
Quel guadagno fisso, su cui facevano il maggiore assegnamento, era venuto per
tanto a mancare. E allegramente! La padrona della bottega aveva promesso di
serbare il posto ad Adelaide, e che intanto, per tutto il tempo della malattia,
non avrebbe fatto venir meno il lavoro a Nené. Ma con un pajo solo di mani che
poteva fare adesso questa povera figliuola, cresciute le spese per la cura di
due malate?
Tutto quello che avevano potuto mettere in pegno, lo avevano già messo. Fosse
morta lei, almeno, vecchia e ormai inutile! Adelaide, dal letto, pur con quel
tarlo alle reni, ajutava la sorella, incollava i cartoncini, li rifilava. Ma
lei? Niente. Neanche la colla in cucina poteva preparare. Doveva rimanere lì,
per castigo, lei, su quella poltrona, ad affliggere le due figliuole con la sua
vista e i suoi lamenti. Perché si lamentava, anche, per giunta! Sicuro. Certi
lamenti modulati, nel sonno. La debolezza - bestialmente - la faceva lamentare
così, appena socchiudeva gli occhi. Per cui si sforzava di tenerli quanto più
poteva aperti.
Ma che bello spettacolo, allora! Pareva una tomba, quella camera. Senz'aria,
senza luce, là, a mezzanino, in una delle vie più vecchie e più anguste, presso
Piazza Navona. (E dalla piazza, piena di sole nelle belle giornate, arrivavano
in quella tomba gli allegri rumori della vita!)
Avrebbe tanto desiderato, la signora Maddalena, d'andare ad abitar lontano
lontano, magari fuor di porta, non potendo dove sapeva lei. Si sarebbe
contentata anche su ai quartieri alti, magari in una stanza più piccola, ma non
così oppressa dalle case di rimpetto. Lì però eran più basse le pigioni, e
vicina la bottega ove Adelaide doveva recarsi ogni mattina; quando vi si recava.
Tre lettini, in quella camera, un cassettone, un tavolino, un divanuccio e
quattro sedie. Puzzo di colla, tanfo di rinchiuso. La povera Nené non aveva più
tempo, e neanche voglia, per dir la verità, di fare un po' di pulizia. Sul
cassettone, ci si poteva scrivere col dito, tanta era la polvere. Stracci e
ritagli per terra. E lo specchio, su quel cassettone, fin dall'estate scorsa,
tutto ricamato dalle mosche. Ma se non si curava più neanche della sua persona,
quella povera figliuola...
Eccola là, tutta sbracata, senza busto, in sottanina e col corpetto sbottonato,
e i capelli spettinati che le cascavano da tutte le parti. Ma che seno e che
respiro di gioventù!
S'era forse ingrassata un po'; ma era pur tanto bellina ancora! Un po' meno,
forse, della sorella maggiore, che aveva un volto da Madonna, prima che il male
glielo gonfiasse a quel modo. Ma ormai Adelaide aveva trentasei anni. Dieci di
meno, Nené, perché tra l'una e l'altra c'erano stati tre maschi che il buon Dio
aveva voluti per sé. I maschi, che avrebbero potuto sostener la casa e formarsi
facilmente uno stato, morti; e quelle due povere figliuole, invece, che le
avevano dato e le davano tuttora tanto pensiero, quelle sì, le erano rimaste. E
non trovare in tanti anni da accasarsi, belline com'erano, sagge, modeste,
laboriose. Eppure, oh, se ne facevano, di matrimonii! Quanti sacchetti, quante
scatoline ogni giorno! Ma li facevano per le altre, i sacchetti e le scatoline,
le sue figliuole.
Uno solo s'era fatto avanti, l'inverno scorso: un bel tipo! Vecchio impiegato in
ritiro, tutto ritinto, doveva aver messo da parte - chi sa come - una buona
sommetta, perché prestava a usura. Nené aveva detto di sì, solo per farle
chiudere gli occhi meno disperatamente. Ma poi s'era presto capito che tanta
voglia di sposare colui non la aveva, e che invece... Ma sì, tutt'a un tratto,
s'era sparsa la voce che lo avevano messo dentro per offese al buon costume.
Così vecchio, e così... Ma già, il mondo, tutto rivoltato! E non aveva avuto il
coraggio di ripresentarsi, dopo tre mesi, appena uscito dal carcere? Prima nero
come un corvo, e ora biondo come un canarino... Per poco Nené non gli aveva
fatto ruzzolar le scale. Eppure ancora, laido vecchiaccio sfrontato, la seguiva
e la infastidiva per via, quand'ella si recava a lasciare a bottega i
sacchettini e le scatolette o a prender le commissioni.
Più che per Adelaide la signora Maddalena sentiva pietà per questa più piccola.
Perché Adelaide, almeno, da ragazzina, aveva goduto, mentre Nené era nata e
cresciuta sempre in mezzo alla miseria.
Di tratto in tratto la signora Maddalena alzava gli occhi a un ritratto
fotografico ingiallito e quasi svanito, appeso in cornice alla parete di faccia;
e, contemplando quella figura d'uomo zazzeruto, tentennava amaramente il capo.
Lo aveva sposato per forza. Ai suoi
tempi, quel tomo lì, era stato un famoso baritono buffo.
Da giovane lei aveva studiato canto, perché aveva una bellissima voce di soprano
sfogato. Faceva all'amore, allora, con un giovanotto che forse l'avrebbe resa
felice. Ma la madre, donna terribile, un giorno - rimedio spiccio - l'aveva
schiaffeggiata pulitamente al balcone, coram populo, mentre stava in
dolce corrispondenza con l'innamorato seduto sul balcone dirimpetto.
Aveva esordito a Palermo, prima del 1860, al Carolino, e aveva fatto
furore. Eh, altro... Ma quell'uomo là con la zazzera, che cantava con lei,
innamorato cotto, l'aveva chiesta subito in moglie. E subito, appena sposati, le
aveva proibito di seguitare a cantare. Per gelosia, pezzo d'imbecille! Sì,
guadagnava tesori, lui, è vero, e la teneva come una regina, ma sempre incinta,
e senza casa, di città in città, con un esercito di casse e di fagotti appresso.
E i denari, com'erano entrati, eran volati via. Poi lui s'era ammalato, aveva
perduto la voce di baritono buffo, e buonanotte ai sonatori! Lui, morto in un
ospedale; e lei rimasta in mezzo alla strada con cinque figliuoli, tutti piccini
così.
Non solo il corpo, ma pure l'anima si sarebbe venduta per dar da mangiare a quei
piccini. Aveva fatto di tutto; anche da serva, tre mesi; poi, i tre maschietti
le erano morti fra gli stenti; e quelle due femminucce se le era tirate su, non
sapeva più come neanche lei. Eccole là.
- Piove, Nené?
- Piove.
Da quindici giorni pioveva, signori miei, senza smettere un momento. E per
l'umidaccio che la acchiappava subito alle reni, Adelaide, ecco, non si poteva
tenere neppure a sedere sul letto.
Oh! sonavano alla porta. E chi poteva essere con quella bella giornata?
La signora Elvira, che piacere!, la padrona della bottega d'Adelaide. S'era
incomodata a venir lei stessa a pagare fino in casa la settimana? Quanta
bontà... No?
- No, care mie, - prese a dire la signora Elvira, deponendo nelle mani di Nené
l'ombrello sgocciolante e poi un fazzoletto e poi la borsetta, per tirarsi su e
commiserare le sue sottane zuppe da strizzare. Inizio pagina

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In gioventù, una trentina d'anni fa, si doveva esser molto compiaciuta di se
stessa, quella signora Elvira, se con tanta ostinazione aveva voluto conservarsi
tal quale, coi capelli biondi d'allora e il roseo delle guance e il rosso delle
labbra e quella ridicola formosità del busto e dei fianchi. Sapendo di non poter
più ingannare nessuno e neanche se stessa, si ritruccava quella sua povera
maschera sciupata con violento dispetto per rappresentare almeno per qualche
momento, di sfuggita, davanti allo specchio quella lontana immagine di gioventù
passata invano, ahimè. Se non che, certe volte, se ne dimenticava; e allora il
contrasto fra quella truccatura di rosea zitellina e la sguajataggine della
vecchia inacidita, strideva buffissimo e sconcio.
- No no, care mie, - seguitò. - Bontà, scusate, bontà fino a un certo punto! Se
non mi sfogo, schiatto. Dov'è la tasca? Eccola qua! Leggi, leggi tu, anima mia;
leggi qua!
- Che cos'è? - domandò la signora Maddalena dalla poltrona, costernata.
La signora Elvira porse a Nené una lettera e rispose con le mani per aria:
- Che cos'è? Centoquattordici lire di ritenuta! Bisogna che mi vuoti il cuore
dalla bile, o schiatto! Sono parti da fare a una come me? Ma dico.. Lo sa Dio
quel che sto patendo per voi a bottega, per serbare il posto a Lalla, e tu
intanto, anima mia, qua... centoquattordici lire di ritenuta? Impazzisco.
- Ma che c'entro io? - fece Nené.
- Che c'entri tu? - rimbeccò pronta quella. - E il lavoro chi l'ha fatto?
- Non io sola.
- Tu per la maggior parte; tu che vuoi prendertene sempre più di quello che puoi
fare! Ed ecco che ne viene. Hai visto? Piombi la sera tardi a bottega,
approfitti che non ho tempo di vedere e che mi fido di te... Ah, cara mia, no!
Io non le pago. Centoquattordici lire? Fossi matta! Ci ho colpa anch'io, che non
ho sorvegliato. Pagheremo, metà io, metà tu.
- E con che pago io? - fece Nené, quasi ridendo.
- Me lo sconti col lavoro, - rispose la signora Elvira. - Oh bella, toh!
Cominciando da questa settimana.
- Signora Elvira...
- Non sento ragioni!
- Ma guardi come siamo tutt'e tre! Se ci toglie... Domani viene il padron di
casa per la pigione...
- E tu non gliela dare!
- Come non gliela do? Siamo in arretrato di due mesi. Ci butta in mezzo alla
strada. Creda, signora Elvira, che le vogliono fare una soperchieria, perché il
lavoro...
- Zitta, zitta, bella mia, non mi parlare del lavoro! - la interruppe quella. -
Ridammi il paracqua e ringrazia Dio, anima mia, se non ti volto le spalle, come
dovrei. Se non tutto in una volta, sconterai a poco a poco, in considerazione,
bada bene! di tua sorella che mi lasciò sempre contenta e di tua madre. C'è
malattie; compatisco. Ti do la metà, e basta. Statevi bene.
Posò il denaro sul cassettone, e scappò via.
Le tre donne rimasero un pezzo a guardarsi negli occhi senza fiatare. La signora
Maddalena e Adelaide s'erano accorte, e lei stessa, Nené, sapeva bene, che
veramente la manifattura di quelle scatoline per un dolciere d'Aquila lasciava
molto a desiderare. Premeva a Nené di raggranellare il mensile per il padrone di
casa, e aveva lavorato anche di notte, con le mani stanche e gli occhi
imbambolati dal sonno. Ora, con la giunta di quelle poche lire, il mensile per
il padrone di casa lo metteva insieme; ma non restava nulla per la settimana
ventura. Cioè, restavano i debiti coi fornitori, i quali certo, non ricevendo
neppure il piccolo acconto promesso, non le avrebbero fatto più credito per
un'altra settimana.
Stimando vano ogni sfogo di parole, si stettero zitte tutt'e tre. Nello sguardo
della madre però e in quello d'Adelaide parve a Nené di scorgere come un
rimprovero per quel lavoro eseguito male; quel rimprovero che forse avrebbero
voluto rivolgerle a tempo e che non le avevano rivolto per delicatezza, giacché
vivevano ormai alle spalle di lei. Parve anche a Nené che quel poco denaro
lasciato lì sul cassettone dalla padrona della bottega fosse dato come in
elemosina a lei che aveva lavorato, non perché lo meritasse, ma solamente per
riguardo alla sorella che se ne stava a letto e alla madre che se ne stava in
poltrona. Così infatti aveva detto colei. Non meritava dunque nessuna
considerazione, lei come lei, pur essendo ridotta in quello stato, peggio d'una
serva? E sissignori! Per disgrazia, a un certo punto, ad Adelaide scappò un
sospiro in forma di domanda:
- E ora come si fa?
- Come si fa? - rispose agra Nené. - Si fa così, che mi corico anch'io e staremo
a guardar dal letto tutte e tre come piove.
Tin tin tin - di nuovo alla porta. Un'altra visita? La provvidenza,
questa volta.
Un'amica di Nené. Una spilungona miope, tutta collo, dai capelli rossi crespi; e
gli occhi ovati e una bocca da pescecane. Ma tanto buona, poverina! Da più d'un
anno non si faceva vedere. Ora veniva tutta festante, vestita bene, ad
annunziare all'amica il suo prossimo matrimonio. Sposava, sposava anche lei, e
pareva non ci sapesse credere lei stessa. Stringeva forte forte le braccia a
Nené nel darle l'annunzio, e rideva (con quella bocca!) e per miracolo non
saltava dalla gioja, senza pensare che lì, in quella camera squallida, c'erano
due povere malate e che la sua amica, tanto più giovane, tanto più bellina di
lei... Oh, ma ella era venuta per un buon fine! Sapeva delle malattie, sapeva
delle angustie, e aveva pensato subito alla sua Nené. Ecco: per commissionarle i
sacchettini dei confetti. Li voleva fatti da lei. Cento. E belli, belli, belli
li voleva, e senza risparmio. Pagava lui, lo sposo.
- Un ottimo posto, sai! Segretario al Ministero della Guerra. E un anno meno di
me. Un bel giovine, sì. Eccolo qua!
Aveva il ritratto con sé: lo aveva portato apposta per farlo vedere a Nené.
Bello, eh? E tanto buono, e tanto innamorato: uh, pazzo addirittura! Fra una
settimana le nozze. Bisognava dunque che fossero fatti presto, quei sacchettini.
Parlò sempre lei in quella mezz'oretta che si trattenne in casa dell'amica. Più
non poteva, perché era già tardi: alle cinque e mezzo lui usciva dal Ministero,
volava da lei, e guai se non la trovava a casa.
- Geloso?
- No, Dio liberi! Geloso no, ma non vuol perdere neanche un minutino, capisci?
Oh, senti, Nené mia: senza cerimonie tra noi! Tu avrai certo bisogno di qualche
anticipazioncina per le spese...
- No, cara, - le disse subito Nené. - Non ho proprio bisogno di nulla. Va' pure
tranquilla.
- Proprio di nulla? E allora, cento, eh?
- Cento, ti servo io. E rallegramenti!
La sposina corse a baciare la signora Maddalena, poi Adelaide; baciò e ribaciò
Nené, bacioni di cuore, e via.
Le tre donne, questa volta, non tornarono a guardarsi negli occhi. La madre li
richiuse, mentre le labbra le fremevano di pianto. Adelaide li volse senza
sguardo al soffitto. Poco dopo, Nené scoppiò in una fragorosa risata.
- Bello davvero, oh, quello sposino!
- Fortune! - sospirò, dalla poltrona, la madre.
Adelaide, dal letto:
- Imbecille!
L'ombra s'era addensata nella camera. E spiccava solo, in quell'ombra, un
fazzoletto bianco sulle ginocchia della madre, e il bianco della rimboccatura
del lenzuolo sul letto d'Adelaide. Ai vetri della finestra, lo squallore
dell'ultimo crepuscolo.
- Intanto, - riprese la madre, che non si scorgeva quasi più, -
l'anticipazione... Sei andata a dirle che non ne avevi bisogno...
- Già! Come farai? - soggiunse Adelaide.
Nené guardò l'una e l'altra, poi alzò le spalle e rispose:
- Semplicissimo! Non glieli farò.
- Come? Se hai preso l'impegno! - disse la madre.
E Nené:
- Mi prenderò il gusto di farla sposare senza sacchettini. Oh, a lei poi non
glieli fo, non glieli fo e non glieli fo! Questo piacere me lo voglio prendere.
Non glieli fo.
La madre e la sorella non insistettero, sicure che la mattina dopo, ripensandoci
meglio, Nené si sarebbe recata a provvedersi a credito della stoffa per quel
lavoro di cui c'era tanto bisogno. Ma tutta la notte Nené s'agitò in continue
smanie sul letto. Il padrone di casa venne nelle prime ore della giornata e si
portò via tutto il denaro.
- Piove, Nené?
Pioveva anche quel giorno; e tutta la notte era piovuto.
Nené rifece il suo lettino; ajutò la madre a vestirsi; l'adagiò pian piano sulla
poltrona; rifece anche il letto di lei e aggiustò alla meglio quello di
Adelaide, che volle provarsi a seder di nuovo, sorretta dai guanciali. Ma
perché? Se non c'era proprio nulla da fare...
Stettero in silenzio per un lungo pezzo. Poi la madre disse:
- E pettinati almeno, Nené! Non posso più vederti così arruffata!
- Mi pettino, e poi? - domandò Nené, riscotendosi.
- E poi... poi t'acconci un po' - aggiunse la madre. - Non vuoi davvero andare
per quei sacchettini?
- Dove vado? con che vado? - gridò Nené, scattando in piedi, rabbiosamente.
- Potresti da lei...
- Da chi?
- Dalla tua amica, con una scusa...
- Grazie!
- Oh, per me, sai, - disse allora, stanca, la madre, - se mi lasci morire così,
tanto meglio!
Nené non rispose, lì per lì; ma sentì in quel breve silenzio crescere in sé
l'esasperazione; alla fine proruppe:
- Ma se non basto! se non basto! Non vedete? M'arrabatto e, per far più presto,
invece di guadagnare, la ritenuta a quella strega ritinta! e qua i sacchettini
alla giraffa sposa, che li vuol belli... Non ne posso più! Che vita è questa?
Adelaide allora balzò dal letto, pallida, risoluta:
- Qua la veste! Dammi la veste! Torno a bottega!
Nené accorse per costringerla a rimettersi a letto; la madre si protese,
spaventata, dalla poltrona; ma Adelaide insisteva, cercando di svincolarsi dalla
sorella.
- La veste! la veste!
- Sei matta? Vuoi morire?
- Morire. Lasciami!
- Adelaide! Ma dici sul serio?
- Lasciami, ti dico!
- Ebbene, va'! - disse allora Nené, lasciandola. - Voglio vederti!
Adelaide, lasciata, si sentì mancare; si sorresse al letto; sedette sulla
seggiola, lì, in camicia; si nascose il volto con le mani e ruppe in pianto.
- Ma non fare storie! - le disse allora Nené. - Non prendere altro fresco, e non
scherziamo!
La ajutò a ricoricarsi.
- Esco io, più tardi, - poi disse, facendosi davanti allo specchio sul
cassettone, e ravviandosi dopo tanti giorni i capelli con un tale gesto, che la
madre dalla poltrona rimase a mirarla per un lungo pezzo, atterrita.
Non disse altro Nené.
Prima d'uscire, col cappello già in capo, stette a lungo, a lungo, presso la
finestra a guardar fuori, attraverso i vetri bagnati dalla pioggia.
Sul davanzale di quella finestra, in un angolo, era rimasta dimenticata una
gabbietta, dalle gretole irrugginite, infradiciata ora dalla pioggia che cadeva
da tanti giorni.
In quella gabbietta era stata per circa due mesi una passerina caduta dal nido,
nei primi giorni della scorsa primavera.
Nené l'aveva allevata con tante cure; poi, quando aveva creduto ch'essa fosse in
grado di volare, le aveva aperto lo sportellino della gabbia:
- Godi!
Ma la passeretta - chi sa perché! - non aveva voluto prendere il volo. Per due
giorni lo sportellino era rimasto aperto. Accoccolata sulla bacchetta, sorda
agli inviti dei passeri che la chiamavano dai tetti vicini, aveva preferito di
morir lì, nella gabbia, mangiata da un esercito di formiche venute su per il
muro da una finestrella ferrata del pianterreno, dov'era forse una dispensa.
Proprio così. Quella passeretta era stata uccisa dalle formiche in una notte
mangiata dalle formiche, sciocca, per non aver voluto volare. Per non aver
voluto cedere all'invito, forse, d'un vecchio passero spennacchiato, ch'era
stato in gabbia anch'esso tre mesi, una volta, per offese al buon costume.
Ebbene, no. Dalle formiche, no, lei non si sarebbe lasciata mangiare.
- Nené, - chiamò la madre, per scuoterla.
Ma Nené uscì di fretta, senza salutar nessuno. Mandò i denari, ogni giorno. Non
la rividero più. Inizio
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