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Pronunziò quest'ultime parole con voce così cangiata e vibrante, con gesti così
insoliti, che molti avventori si voltarono a guardarlo dai tavolini intorno, e
qualcuno zittì.
La madre si destò di soprassalto e, accomodandosi in fretta il gran nodo sotto
il mento, gli disse:
- Lao, Lao... ti prego, sii buono...
Il Valdoggi lo squadrò, tra stordito e stupito, non sapendo come regolarsi.
- Vieni, vieni Valdoggi, - riprese il Griffi, lanciando occhiatacce alla gente
che si voltava. - Vieni... Alzati, mamma. Ti voglio raccontare... O paghi tu, o
pago io... Pago io, lascia fare...
Il Valdoggi cercò d'opporsi, ma il Griffi volle pagar lui: si alzarono e si
diressero tutti e tre verso Piazza dell'Indipendenza.
- A Vienna, - riprese il Griffi, appena si furono allontanati dal Caffè, - è
come se io ci fossi stato veramente. Sì... Ho letto guide, descrizioni... ho
domandato notizie, schiarimenti a viaggiatori che ci sono stati... ho veduto
fotografie, panorami, tutto... posso insomma parlarne benissimo, quasi con
cognizione di causa, come si dice. E così di tutti quei paesi della Germania che
avrei potuto visitare, passando i confini, nel mio giretto d'un mese. Sì... Di
Udine, poi, non ti parlo: ci sono stato addirittura; ci son voluto andare per
tre giorni, e ho veduto tutto, tutto esaminato: ho cercato di viverci tre giorni
la vita che avrei potuto viverci, se il Governo assassino non m'avesse lasciato
a Potenza. Lo stesso ho fatto a Bologna. E tu non sai ciò che voglia dire vivere
la vita che avresti potuto vivere, se un caso indipendente dalla tua volontà,
una contingenza imprevedibile, non t'avesse distratto, deviato, spezzato
talvolta l'esistenza, com'è avvenuto a me, capisci? a me...
- Destino! - sospirò a questo punto con gli occhi bassi la vecchia madre.
- Destino!... - si rivolse a lei il figlio, con ira. - Tu ripeti sempre codesta
parola che mi dà ai nervi maledettamente, lo sai! Dicessi almeno imprevidenza,
predisposizione... Quantunque, sì - la previdenza! a che ti giova? Si è sempre
esposti, sempre, alla discrezione della sorte. Ma guarda, Valdoggi, da che
dipende la vita d'un uomo... Forse non potrai intendermi bene neanche tu; ma
immagina un uomo, per esempio, che sia costretto a vivere, incatenato, con
un'altra creatura, contro la quale covi un intenso odio, soffocato ora per ora
dalle più amare riflessioni: immagina! Oh, un bel giorno, mentre sei a colazione
- tu qui, lei lì - conversando, ella ti narra che, quand'era bambina, suo padre
fu sul punto di partire, poniamo, per l'America, con tutta la famiglia, per
sempre; oppure, che mancò poco ella non restasse cieca per aver voluto un giorno
ficcare il naso in certi congegni chimici del padre. Orbene: tu che soffri
l'inferno a cagione di questa creatura, puoi sottrarti alla riflessione che, se
un caso o l'altro (probabilissimi entrambi) fosse avvenuto, la tua vita non
sarebbe quella che è: «Oh fosse avvenuto! Tu saresti cieca, mia cara; io non
sarei certamente tuo marito!». E immagineresti, magari commiserandola, la sua
vita da cieca e la tua da scapolo, o in compagnia di un'altra donna qualsiasi...
- Ma perciò ti dico che tutto è destino - disse ancora una volta, convintissima,
senza scomporsi, la vecchierella, a occhi bassi, andando con passo pesante.
- Mi dai ai nervi! - urlò questa volta, nella piazza deserta, Lao Griffi. -
Tutto ciò che avviene doveva dunque fatalmente avvenire? Falso! Poteva non
avvenire, se... E qui mi perdo io: in questo se! Una mosca ostinata che ti
molesti, un movimento che tu fai per scacciarla, possono di qui a sei, a dieci,
a quindici anni, divenir causa per te di chi sa quale sciagura. Non esagero, non
esagero! È certo che noi, vivendo, guarda, esplichiamo - così - lateralmente,
forze imponderate, inconsiderate - oh, premetti questo. Da per sé, poi, queste
forze si esplicano, si svolgono latenti, e ti tendono una rete, un'insidia che
tu non puoi scorgere, ma che alla fine t'avviluppa, ti stringe, e tu allora ti
trovi preso, senza saperti spiegar come e perché. E così! I piaceri d'un
momento, i desiderii immediati ti s'impongono, è inutile! La natura stessa
dell'uomo, tutti i tuoi sensi te li reclamano così spontaneamente e
imperiosamente, che tu non puoi loro resistere; i danni, le sofferenze che
possono derivarne non ti s'affacciano al pensiero con tal precisione, né la tua
immaginativa può presentir questi danni, queste sofferenze, con tanta forza e
tale chiarezza, che la tua inclinazione irresistibile a soddisfar quei desiderii,
a prenderti quei piaceri ne è frenata. Se talvolta, buon Dio, neppure la
coscienza dei mali immediati è ritegno che basti contro ai desiderii! Noi siamo
deboli creature... Gli ammaestramenti, tu dici, dell'esperienza altrui? Non
servono a nulla. Ciascuno può pensare che l'esperienza è frutto che nasce
secondo la pianta che lo produce e il terreno in cui la pianta è germogliata; e
se io mi credo, per esempio, rosajo nato a produr rose, perché debbo avvelenarmi
col frutto attossicato colto all'albero triste della vita altrui? No, no. - Noi
siamo deboli creature... - Non destino, dunque, né fatalità. Tu puoi sempre
risalire alla causa de' tuoi danni o delle tue fortune; spesso, magari, non la
scorgi; ma non di meno la causa c'è: o tu o altri, o questa cosa o quella. È
proprio così, Valdoggi; e senti: mia madre sostiene ch'io sono aberrato, ch'io
non ragiono...
- Ragioni troppo, mi pare... - affermò il Valdoggi, già mezzo intontito.
- Sì! E questo è il mio male! - esclamò con viva spontanea sincerità Lao Griffi,
sbarrando gli occhi chiari. - Ma io vorrei dire a mia madre: senti, io sono
stato imprevidente, oh! - quanto vuoi... - ero anche predisposto,
predispostissimo al matrimonio - concedo! Ma è forse detto che a Udine o a
Bologna avrei trovato un'altra Margherita? (Margherita era il nome di mia
moglie).
- Ah, - fece il Valdoggi. - T'è morta?
Lao Griffi si cangiò subito in volto e si cacciò le mani in tasca, stringendosi
nelle spalle.
La vecchierella chinò il capo e tossì leggermente.
- L'ho uccisa! - rispose Lao Griffi seccamente. Poi domandò: - Non hai letto nei
giornali? Credevo che sapessi...
- Non... non so nulla... - disse il Valdoggi sorpreso, impacciato, afflitto
d'aver toccato un tasto che non doveva, ma pur curioso di sapere.
- Te lo racconterò, - riprese il Griffi. - Esco adesso dal carcere. Cinque mesi
di carcere... Ma, preventivo, bada! Mi hanno assolto. Eh sfido! Ma se mi
lasciavano dentro, non credere che me ne sarebbe importato! Dentro o fuori,
ormai, carcere lo stesso! Così ho detto ai giurati: «Fate di me ciò che volete:
condannatemi, assolvetemi; per me è lo stesso. Mi dolgo di quel che ho fatto, ma
in quell'istante terribile non seppi, né potei fare altrimenti. Chi non ha
colpa, chi non ha da pentirsi, è uomo libero sempre; anche se voi mi date la
catena, sarò libero sempre, internamente: del di fuori ormai non m'importa più
nulla». E non volli dir altro, né volli discolpe d'avvocato. Tutto il paese però
sapeva bene che io, la temperanza, la morigeratezza in persona, avevo fatto per
lei un monte di debiti... ch'ero stato costretto a dimettermi... E poi... ah
poi... Me lo sai dire come una donna, dopo esser costata tanto a un uomo, possa
far quello che mi fece colei? Infame! Ma sai? con queste mani... Ti giuro che
non volevo ucciderla; volevo sapere come avesse fatto, e glielo domandavo,
scotendola, afferrata, così, per la gola... Strinsi troppo. Lui s'era buttato
giù dalla finestra, nel giardino... Il suo ex-fidanzato... Sì, lo aveva prima
piantato, come si dice, per me: per il simpatico ufficialetto... E guarda,
Valdoggi! Se quello sciocco non si fosse allontanato per un anno da Potenza,
dando così agio a me d'innamorarmi per mia sciagura di Margherita, a quest'ora
quei due sarebbero senza dubbio marito e moglie, e probabilmente felici... Sì.
Li conoscevo bene tutti e due: erano fatti per intendersi a meraviglia. Posso
benissimo, guarda, immaginarmi la vita che avrebbero vissuto insieme. Me
l'immagino, anzi. Posso crederli vivi entrambi, quando voglio, laggiù a Potenza,
nella loro casa... So finanche la casa dove sarebbero andati ad abitare, appena
sposi. Non ho che da metterci Margherita, viva, come tante volte, figurati,
nelle varie occorrenze della vita l'ho veduta... Chiudo gli occhi e la vedo per
quelle stanze, con le finestre aperte al sole: vi canta con la sua vocina tutta
trilli e scivoli. Come cantava! Teneva, così, le manine intrecciate sul capo
biondo. «Buon dì, sposa felice!» - Figli, non ne avrebbero, sai? Margherita non
poteva farne... Vedi? Se follia c'è, è questa la mia follia... Posso veder tutto
ciò che sarebbe stato, se quel che è avvenuto non fosse avvenuto. Lo vedo, ci
vivo; anzi vivo lì soltanto... Il se, insomma, il se, capisci?
Tacque un buon tratto, poi esclamò con tanta esasperazione, che il Valdoggi si
voltò a guardarlo, credendo che piangesse:
- E se mi avessero mandato a Udine?
La vecchierella non ripeté questa volta: Destino! Ma se lo disse certo in cuore.
Tanto vero, che scosse amaramente il capo e sospirò piano, con gli occhi sempre
a terra, movendo sotto il mento tutti i grillotti d'argento di quei due nastri
da corona mortuaria.
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