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La Storia

Copertina

1. La prima formazione

    culturale

2. Luigi Pirandello poeta

3. L’attività di saggista

4. Le novelle

5. I primi romanzi

6. I romanzi della maturita'

7. L'ultimo romanzo:

    "Uno, nessuno, centomila"

 

 

4. Le Novelle

 

La nascita della vocazione narrativa

In un passaggio della lettera autobiografica Pirandello svolgeva questa osservazione: "Fino a tutto il 1892 non mi pareva possibile che io potessi scrivere altrimenti che in versi. Devo a Luigi Capuana la spinta a provarmi nell'area narrativa in prosa".

Capuana era il più illustre letterato siciliano allora residente a Roma: tra gli scrittori più impegnati nella adesione ai canoni del verismo e naturalismo, nei primi anni novanta appariva come autore di romanzi quali Giacinta e Profumo, che eserciteranno un influsso decisivo sul primo Pirandello. Capuana era anche autore di raccolte di novelle come Le Appassionate e Le Paesane. Da quest’autore Pirandello eredita probabilmente un'ansia di "osservazione continua, illimitata, che alimenta l'ininterrotto susseguirsi di fotogrammi umani". È una commedia umana che si svolge nella varietà pressoché infinita dei casi.

 

La prima produzione novellistica

A voler racchiudere la prima novellistica di Pirandello, quella che va approssimativamente dal 1895 al 1902, e a voler definire la varietà delle situazioni con brevi formule, si potrebbe ripetere, con un critico, che questa produzione narrativa viene a rappresentare specificamente due ambienti, quello cittadino-borghese e quello campestre: in sostanza Roma e la Sicilia. Questa prima produzione riproduce le due fondamentali dimensioni dell'esperienza umana di Pirandello: quella isolana (siciliana) e quella inurbata della capitale.

È stato rilevato che la sofferenza umana appare il motivo unitario del mondo pirandelliano, una sofferenza che accomuna le infinite situazioni rappresentate nella prima novellistica, una sofferenza che si manifesta nella assoluta solitudine dei gesti e dei pensieri, nel silenzio delle parole e delle lacrime. Ed è significativo che anche attraverso la rappresentazione dell'uomo solo, si avvii, già nella prima narrativa pirandelliana, la "morte del personaggio", una morte che si svolgerà pienamente nel teatro di Pirandello, come testimonia il dramma celebre Sei personaggi in cerca d'autore. È stato scritto assai bene che "l'uomo di Pirandello sperimenta qui il primo atto del suo viaggio drammatico: e scopre, stupito e sconvolto, la incomunicabilità dei suoi pensieri, la solitudine dei suoi sentimenti, l'indifferenza ostile degli altri, la falsità delle loro pretese di solidarietà".

 

 

 

Il tema della sofferenza in Sole e ombra e in Notizie del mondo

La complessa rappresentazione della sofferenza si definisce nel lessico e nello stile già della prima produzione novellistica.

Potremmo portare qui alcuni esempi collegati con il tema del suicidio. Esso si ritrova in Sole e ombra, una novella pubblicata per la prima volta nel 1896 e poi ristampata nel 1902 nella raccolta Beffe della morte e della vita. Qui il protagonista, Ciunna, avendo sottratto una cospicua somma di denaro, e prevedendo che lo aspetta solo il carcere, decide di suicidarsi. Decide di lasciare un biglietto alla famiglia in cui annuncia le ragioni del suo gesto e quindi decide di concedersi un'ultima giornata al mare. Qui ha un piacevole incontro con amico e sta per ritornare a casa, al tepore del sole che tramonta, avendo dimenticato le sue intenzioni suicide. Improvvisamente ricorda del biglietto e della probabile propagazione della notizia del suo suicidio: e quindi è in qualche misura costretto a suicidarsi.

Pure la novella intitolata Notizie del mondo, pubblicata per la prima volta nel 1901, viene poi inserita nella raccolta Beffe della morte e della vita. Qui un'amicizia fraterna lega il quasi-filosofo Tommaso Aversa e il candido Momino. Quando quest'ultimo improvvisamente muore, il primo decide di approntare una specie di diario quotidiano per dare notizie del mondo all'amico morto. Senonché la vicenda si conclude in maniera umoristica, in quanto Tommaso Aversa darà notizia all'amico del suo matrimonio con la vedova di Momino. Alla conclusione della vicenda, scrive Tommaso Aversa: "Mi portano in questo momento la partecipazione di nozze a stampa. Le ho fatte comporre con la massima semplicità. Ed ecco, il primo cartoncino è per te". Dunque, il filosofo che non si faceva incantare dalle illusioni e dai desideri della vita subisce un destino umoristico e, alla fine, proprio lui viene intrappolato dal groviglio della vita e dalle sue sirene.

È stato rilevato, a proposito di questa prima produzione novellistica di Pirandello, che, come il linguaggio aderisce alle varie situazioni, così i personaggi delle novelle si servono della parola ancora con passione. Per esempio, in Notizie del mondo, Tommaso Aversa se la prende contro chi vuole parlare difficile. Non diversamente, nelle altre novelle del periodo, i personaggi spesso si irritano contro i "linguai", ovvero contro coloro che parlano "bello" e difficile e colorano il discorso con avverbi e parole preziose.

 

La riflessione sul linguaggio

A partire dal 1904 Pirandello comincia a pensare in maniera sistematica a una poetica umoristica. Ne risente, per questo, anche la sua produzione novellistica. L’autore avvia, per così dire, una inchiesta sul linguaggio e sul significato per dichiarare l'inautenticità delle parole. Subentra il concetto di costrizione, di "obbligo", di "maschera", che Pirandello vede ormai in ogni ordine sociale. Impossibile una vita veramente libera: e allora i personaggi delle novelle cominciano a servirsi del discorso in maniera umoristica, per smascherare convenzioni, ipocrisie e menzogne della società.

Si tratta di personaggi sconfitti, ma questi sconfitti - è stato affermato assai bene - "sanno parlare come nessuno della vanità di ogni illusione comunicativa e di ogni dialogo" e "sanno esprimere l'impotenza della ragione" (L. Lugnani). Si pensi a una delle novelle più note - il cui titolo, tipicamente pirandelliano, è La trappola -, che comincia in questo modo: "No, no, come rassegnarmi? E perché? Se avessi qualche dovere verso altri, forse sì. Ma non ne ho! E allora perché? Stammi a sentire. Tu non puoi darmi torto. Nessuno, ragionando così in astratto, può darmi torto. Quello che sento io, senti anche tu, e sentono tutti.

 

Le ultime novelle

Un autorevole linguista, Terracini, ha ricondotto le ultime novelle di Pirandello al "linguaggio dell'evasione". E altri critici hanno parlato dei personaggi di queste novelle come di "uomini soli" che ricominciano a vivere senza linguaggio, per cui si è potuto dire che Pirandello maturo si è atteggiato a poeta del silenzio. La novella più rappresentativa di questa ultima fase è probabilmente quella che s'intitola Una giornata. Qui il protagonista, che narra in prima persona la propria storia, è strappato misteriosamente dal sonno e buttato fuori da un treno in una stazione di passaggio. Si ritrova solo, in una città ignota, sotto le prime luci dell'alba. Senza riuscire a comprendere e orientarsi, l'uomo è condotto in una vecchia casa, dove probabilmente ha trascorso la giovinezza. Qui si trova di fronte a uno specchio e stenta a riconoscersi. Oltre che alle cose avverte di essere pure estraneo a se stesso. L'uomo si vede invecchiato in un lampo, da giovane che era. Sente picchiare alla porta. Come in un sogno gli par di vedere entrare i suoi bambini, i quali mentre avanzano, crescono ad ogni passo e diventano adulti e poi vecchi. Questo il passaggio conclusivo: "Mi vien l'impeto di balzare in piedi. Ma debbo riconoscere che veramente non posso più farlo. E con gli stessi occhi che avevano poc'anzi quei bambini, ora già così cresciuti, rimango a guardare finché posso, con tanta tanta compassione, ormai dietro a questi nuovi, i miei vecchi figliuoli"

Si colga il rovesciamento umoristico dei significati. Questi nuovi sono i figli che sono stati bambini e appaiono ora inesorabilmente vecchi; i vecchi figliuoli sono i bambini che hanno bussato alla porta e sono entrati nella stanza prima di trasformarsi in adulti e poi in vecchi.

In questa novella Pirandello ha rappresentato quel momento particolare della vita in cui, spezzato ogni rapporto con il mondo esterno e, per così dire, sospesa ogni dimensione del tempo, l'uomo moderno avverte la vanità di ogni cosa e il sentimento di non appartenenza alla società e al mondo. È un momento di vuoto, perché, a quel punto, è come se la vita non appartenesse più. È un momento di silenzio assoluto, è come se si indicassero a se stessi - e forse anche agli altri - le ragioni del non senso della vita.

Come vedremo, si tratta di una tematica che pervade l'opera dell'ultimo romanzo di Pirandello, forse il suo più importante: Uno, nessuno e centomila.

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