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Pasquale Guaragnella - Università di Bari

da ICON - Italian Culture On The net

Storia di Pirandello poeta, saggista e narratore.

2. Luigi Pirandello poeta

Il tema amoroso in Mal giocondo

Prima della partenza per la Germania Pirandello pubblicava la sua prima raccolta di poesie, Mal giocondo. Il titolo, che nell'arte retorica costituisce un ossimoro in quanto dispone l'una accanto all'altra due parole di significato evidentemente contrastante (male indica un evento negativo o doloroso; giocondo è un aggettivo che indica allegria), deriva da un verso di un importante artista italiano del Quattrocento: Angelo Poliziano. Il verso è inserito nell'opera più nota di Poliziano, Le Stanze, e si trova nel I canto. Esso recita: "Sì bel titolo d'Amore ha dato il mondo /a una cieca peste, a un mal giocondo".

È Amore che dà nello stesso tempo dolore e gioia. In un componimento poetico intitolato Udite, l'amore di Pirandello per la cugina Lina vive nelle immagini di un cavaliere che capita in una selva incantata inseguendo "un fantasma innanzi a lui fuggente lusingatore" e la passione d'amore è simboleggiata da verdi serpentelli e da steli spinosi di strani fiori che si attorcigliano intorno alle gambe del giovane.

Il rapporto di odio-amore nei confronti della cugina si rivela in un altro componimento compreso in Mal giocondo, nel quale Lina appare nelle vesti di "Alcina fata crudel e diversa" che gli sorride da lontano. Alcina è una maga presente in una delle più importanti opere del Rinascimento italiano, il poema cavalleresco intitolato Orlando furioso, di cui è autore Ludovico Ariosto. Alcina nel poema ariostesco appare una donna bellissima, ma solo per virtù di magia, dal momento che quando la magia svanisce, Alcina appare vecchia e brutta. Inoltre, quando la maga si stancava dei suoi amanti, come l'antica Circe, li trasformava in sterpi, piante ed alberelli. Per questo Pirandello può concludere il suo componimento con questi versi:

Perché sì bella e pur sì trista sei,
dimmi, dolce amor mio, dimmi perché...
[…]
Vecchia sei tu, ma celami
essenza tua con vista giovanil,
come la vecchia Terra a primavera
le rughe cela coi fiori d'april.
Quando una notte di te avrò goduto,
un sterpo fammi, e non trarmi mai più.
Io ti dirò, co 'l mio miglior saluto
"Come sei brutta, o bella Alcina, tu..."

Come si può rilevare, i versi sviluppano i contrasti: "bella" - "trista", "vecchia" - "giovane", "brutta" - "bella".

Altre tematiche di Mal giocondo

Nella raccolta di Mal giocondo non sono rappresentate soltanto le situazioni contrastanti di un amore difficile nei confronti della cugina Lina: compaiono anche temi ispirati a una polemica politica e sociale nei confronti dei costumi, delle abitudini, dei comportamenti collettivi che Pirandello aveva osservato nel suo primo soggiorno a Roma. Soprattutto si rivelava la sfiducia del giovane Pirandello verso le classi dirigenti da lui ritenute del tutto incapaci di realizzare il sogno di Giuseppe Mazzini, uno dei profeti del Risorgimento italiano, cioè di un movimento politico e ideale che era stato alla base dell'unità d'Italia e aveva indicato nella città di Roma la capitale del nuovo regno (1870). A proposito della città di Roma, è utile richiamare l'attenzione su di un componimento poetico che si concentra sullo spettacolo della folla, spettacolo peculiare della letteratura moderna, e descritto da autori importanti come Edgar Allan Poe (per la città di Londra nell'Ottocento) o da Baudelaire (per la città di Parigi). Pure Pirandello descrive dunque lo spettacolo della folla nella città di Roma:

Ecco la folla. Chierici e beoni,
giovani e vecchi, femine ed ostieri,
soldati, rivenduglioli, accattoni,
voi nati d'ozio e di lascivia
[...]
bottegaj, vetturini, gazzettiei,
voi vagheggini, anzi stoffe ambulanti,
donne vendute da l'incedere franco
goffe nutrici, e voi dame eleganti,
quale strano spettacolo a lo stanto
di rimirar, non sazio, occhio offerite
così male accozzate in largo branco.
Oh viaggio curioso de le vite
sciocche d'innumerabili mortali!
Oh per le vie de le città spedite,
che retata di drammi originali!

In un passaggio testuale di una lettera autobiografica redatta per un giornale, precisamente a proposito della sua prima raccolta poetica, Pirandello aveva modo di svolgere alcune importanti osservazioni:

Il mio primo libro fu una raccolta di versi, Mal giocondo, pubblicata prima della mia partenza per la Germania. Lo noto, perché han voluto dire che il mio umorismo è provenuto dal mio soggiorno in Germania; e non è vero; in quella prima raccolta di versi più della metà sono del più schietto umorismo, e allora io non sapevo neppure che cosa fosse l'umorismo.

Pasqua di Gea

Volendo rilevare che il suo umorismo non aveva un rapporto diretto con il suo soggiorno in Germania, Pirandello teneva anzi a sottolineare che in quel paese, anzi, aveva scritto poesie di altro tono e altra ispirazione. Si trattava della raccolta intitolata Pasqua di Gea, pubblicata a Milano nel 1891, ma effettivamente scritta a Bonn tra il 1889 e il 1890 e dedicata a Jenny Schulz-Lander, una giovane tedesca amata dallo studente Pirandello nel periodo del suo soggiorno nella città tedesca. Pasqua di Gea è il titolo della raccolta: e infatti Pirandello intende cantare, anche con intenzione polemica, non già la Pasqua cristiana, bensì quella della Terra, dell'antica madre Gea per cui la Natura risorge in primavera. Come dire che Primavera e Amore si ridestano manifestandosi in un irrefrenabile impeto di vita. 

Le Elegie Renane

Pure le poesie raccolte poi sotto il titolo di Elegie renane furono scritte a Bonn e pubblicate successivamente a Roma nel 1895. E anche queste furono ispirate dall'amore per la giovane tedesca Jenny Schulz-Lander. Il titolo si ispira, con tutta evidenza, alle Elegie romane di Goethe, tradotte da Pirandello forse nello stesso periodo in cui componeva le sue Elegie. Ma è stato giustamente rilevato che le Elegie renane non sono esclusivamente caratterizzate dal modello goethiano, ovvero da un gioioso sentimento d'amore: qua e là si coglie l'incapacità del giovane poeta siciliano di accogliere l'amore con gioiosa letizia.

Pirandello poeta non fa riferimento solo a modelli del passato, come Goethe. 

La Zampogna

La raccolta poetica intitolata Zampogna è stata pubblicata a Roma nel 1901. Si tratta di un'opera che rivela che Pirandello è un artista aperto a cogliere le voci più significative della poesia contemporanea italiana, in particolare l'esperienza di un poeta come Giovanni Pascoli, che con la raccolta Myricae (= tamerici) aveva dato voce a una ispirazione agreste in chiave simbolista. L'influenza di Pascoli si avverte infatti in un componimento intitolato Ritorno, nel quale Pirandello rievoca la casa in cui è nato, la casa sita nella contrada agrigentina denominata Caos:

Casa romita in mezzo a la natìa
campagna, aerea qui, sull'altipiano
d'azzurre argille, a cui sommesso invia
fervor di spume il mare aspro africano,
te sempre vedo, sempre, da lontano,
se penso al punto in cui la vita mia
s'aprì piccola al mondo immenso e vano;
da qui - dico - da qui presi la via.

Di questo componimento sarà utile esaminare il lessico o alcune particolari espressioni. Fermiamoci sulla immagine dell'"altipiano d'azzurre argille" che si affaccia sul mare africano. Nel frammento di un romanzo appena cominciato e mai proseguito, Informazioni sul mio involontario soggiorno sulla Terra, Pirandello riproporrà questa immagine suggestiva:

[...] ora che prevedo prossima la mia partenza, mi metto a dire in faccia a tutti le informazioni che darò, se m'avverrà che altrove mi si domanderanno notizie su questo mio involontario soggiorno sulla Terra, dove una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d'olivi saraceni affacciata agli orli d'un altipiano d'argille azzurre sul mare africano.

La prossima partenza, di cui scrive Pirandello, indica la morte, rappresentata come un punto d'arrivo. E l'idea della vita come viaggio che disillude si ritrova pure nei restanti versi di Ritorno:

Da questo sentieruolo tra gli olivi,
di mentastro, di salvie profumato,
m'incamminai pe 'l mondo, ignaro, e franco.
E tanto e tanto, o fiorellini schivi,
tra l'erma siepe, tanto ho camminato
per ricondurmi a voi, deluso e stanco.

A fronte della vita riguardata pessimisticamente come pena e dolore, la morte può essere considerata dal giovane Pirandello come una piccola salvezza, anche quando quella, la morte, colpisce un bambino. Non per caso leggiamo di "Un morto, e la campana non si lagna: / squilla, argentina, a gloria". Ma perché? Semplicemente perché quel bambino, con la morte, si è sottratto alle fatiche e alle sofferenze del lavoro minorile in campagna, un lavoro penoso che gli avrebbe fruttato un po' di pane. La conseguenza paradossale è che gli altri, i vivi che per quel poco di pane continuano a sudare, sono visti "agitare / verso la bara piccola il berretto / in saluto: - O figliuol! sii benedetto! / t'ha voluto il Signore risparmiare". Leggendo questi versi si ha una prova dei paradossi rappresentati da una ispirazione sottilmente umoristica. Con una raccolta poetica successiva, Fuori di chiave, Pirandello dispiegherà più compiutamente la sua concezione umoristica. 

La dissonanza di Fuori di chiave

L’autore pubblica Fuori di chiave nel 1912, presso Formiggini, un editore assai noto nella cultura italiana del Novecento per aver realizzato una collana dei "Classici del ridere" nella quale compaiono scrittori italiani ed europei assai cari a Pirandello, come Luigi Pulci, Folengo e Tassoni - rispettivamente poeti comici del Quattrocento, del Cinquecento e del Seicento - e inoltre Laurence Sterne, romanziere irlandese del Settecento, autore de La vita e le opinioni di Tristram Shandy gentiluomo, un libro che costituisce un modello, o meglio, un punto di riferimento per il Pirandello autore di Uno, nessuno e centomila.

Volgiamo ora l'attenzione al titolo della raccolta, Fuori di chiave. Questo titolo deriva dal linguaggio musicale e, come scrive un attento critico, Nino Borsellino, "incorpora componimenti intenzionalmente dissonanti su temi difformi, oscillanti". Si prenda, per esempio, il primo componimento, Preludio orchestrale. Qui è rappresentato un violino che sta operando "una sua brava sonatina d'amor, con sentimento", ma a questo strumento si contrappone un contrabbasso con un suo "strano, rauco ammonimento". Il maestro d'orchestra - che impersonava allegoricamente il poeta - si scusa della "dissonanza" dicendo di non sapere che nella "cava pancia" del contrabbasso si è nascosta una certa dama (signora) molto magra, senza occhi, che si chiama ...come si chiama? Il testo non lo dice: ma è presumibile che si tratti della raffigurazione della Morte. Intanto il maestro confessa di stringere invano la bacchetta d'orchestra, ma quella "mala signora" è ormai lei la direttrice d'orchestra. Il maestro s'arrabbia, invita i violini a suonar "piano, piano, piano" Ma è tutto uno sforzo inutile: la signora rovescia l'uragano delle dissonanze. Quale la conclusione di questo concerto, allora? Nessuna conclusione, se non una infinita dissonanza. Ma quel concerto è la metafora della vita: anche la vita si svolge senza armonia, ed è fatta di infinite dissonanze. 

Il repertorio tematico di Fuori di chiave

La vita può svolgersi anche nel contrasto tra ricchezza e povertà: e queste due ultime parole indicano tanto una condizione materiale quanto una condizione spirituale. V'è un componimento di Fuori di chiave il cui titolo è Tesoro, e si fa riferimento alla condizione del poeta passato umoristicamente - cioè attraverso un contrasto - dalla condizione di uomo ricco a quella di uomo povero. Scrive Pirandello:

Come dunque ridotto mi son qui?
Con la ricchezza mia potea far tanto,
e nulla ho fatto, e son povero intanto.

Il testo si conclude poi in chiave umoristica:

dunque tanta ricchezza m'è servita
per comperarmi questa povertà.

I temi della ricchezza e di una successiva povertà, patita in ragione di uno spreco di sé, si ritroveranno nelle pagine de Il fu Mattia Pascal. Ma anche in Uno, nessuno e centomila ritornerà il tema, in quanto il protagonista cederà tutte le sue ricchezze per trascorrere i suoi giorni in un ospizio di povertà. Nella raccolta poetica Fuori di chiave si racchiude un importante repertorio tematico dell'opera di Pirandello: per esempio i temi del cosmo e dell'universo infiniti, dentro cui vive l'uomo che è un atomo, infinitamente piccolo; le figure dello sdoppiamento della personalità, il tema dello specchio. Basterà offrire qui alcuni esempi. Per il tema dello sdoppiamento gioverà rileggere l'esordio di un componimento intitolato Convegno:

Per le città, nostre o d'oltralpe, in ogni
luogo, ov'ha fatto alcun tempo dimora,
io vedo un altro me, com'ero allora,
il qual lieto s'aggira entro a quei sogni,
che suoi soltanto e non pur miei son ora.

D'altra parte, in un componimento intitolato Il pianeta, affiora l'immaginazione cosmica di Pirandello, la percezione degli spazi infiniti. e in questo spazio il movimento degli astri:

Gira, gira... Nello spazio
tante trottole: Ci scherza
Dio

Quindi, il poeta mostra di rivolgersi a un savio antico, legato alla teoria cosmologica dell'antico astronomo Tolomeo che riteneva la terra al centro dell'universo e il sole, insieme con gli altri pianeti, a girare intorno alla Terra:

O savio antico,
teco or più non posso io credere
che la terra l'ombelico
sia del mondo e che s'aggirino
sole ed astri d'attorno
per offrirle uno spettacolo
e far lume notte e giorno.

Gioverà mostrare infine alcune affinità tematiche tra i versi del componimento Il pianeta, riprodotti sopra, e il seguente passaggio testuale de Il fu Mattia Pascal:

Il nostro Comune, in certe notti segnate nel calendario, non fa accendere i lampioni, e spesso - se è nuvolo - ci lascia al buio. Il che vuol dire, in fondo, che noi anche oggi crediamo che la luna non stia per altro nel cielo, che per farci lume di notte, come il sole di giorno, e le stelle per offrirci un magnifico spettacolo.

Come si può rilevare, uguali sono i temi della falsa credenza degli uomini, che ritenendosi al centro dell'universo, pensano che il sole e la luna servano solo a illuminare la terra in cui abitano e che le stelle stiano in cielo per offrire uno spettacolo alla vista degli uomini medesimi. Vale la pena ricordare che accanto al riso umoristico di Pirandello nei confronti delle false credenze, restano alcune pause di canto, che fanno pensare alla rappresentazione che della luna aveva dato Leopardi, un grande poeta italiano dell'Ottocento che per Pirandello costituisce un importante modello.

 

 

La Storia

Copertina

1. La prima formazione culturale

2. Luigi Pirandello poeta

3. L’attività di saggista

4. Le novelle

5. I primi romanzi

6. I romanzi della maturita'

7. L'ultimo romanzo: Uno, nessuno, centomila