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Giuseppe Bonghi

 

Introduzione generale alla poetica di Luigi Pirandello

da

 

 

 

 

 

11. Follia e alienazione

 

Ogni personaggio ha una sua realtà dipendente fondamentalmente da tre fattori:

1) - tempo,

2) - ambiente geografico,

3) - rapporto con gli altri personaggi, coi quali si crea spesso un insanabile contrasto.

La forma rappresenta la realtà fissata per sempre, tanto che quando interviene l’accidente che libera il personaggio, tutti pensano che la diversità di comportamento sia dovuta all’improvvisa alienazione mentale del personaggio, a una sua forma di follia che scatena in tutti il riso, perché non è comprensibile da parte della massa.

La follia, o alienazione mentale, è la condizione nella quale i fatti commessi sono caratterizzati dalla a-normalità, dall’uscire dalle norme che regolano i comportamenti della massa.

Solo la follia o la a-normalità assoluta, e incomprensibile per la massa, permette al personaggio il contatto vero con la natura, (quel mondo esterno alle vicende umane nel quale si può trovare la pace dello spirito) e la possibilità di scoprire che rifiutando il mondo si può scoprire se stessi. Ma questi contatti sono solo momenti passeggeri, spesso irripetibili perché troppo forte il legame con le norme della società.

Così accade a Belluca, quando si ribella al capufficio in modo tanto furioso, pronunciando parole sconnesse, poetiche e incomprensibili, da essere portato all’ospizio per i matti.

Così accade a Enrico IV, un nobile del primo Novecento fissato per sempre nella rappresentazione del personaggio storico da cui prende il nome, dopo aver battuto la testa per una caduta da cavallo. In Enrico IV troviamo l’esasperazione del conflitto fra apparenza e realtà, fra normalità e a-normalità, fra il personaggio e la massa, fra l’interiorità e l’esteriorità. Per superare questo conflitto il personaggio tende sempre più a chiudersi in se stesso, per cui la a-normalità diventa sistema di vita.

Enrico IV è il personaggio più disperato e tragico di Pirandello, e racchiude i temi di una poetica e di una visione della vita che porta all’isolamento e alla disgregazione, alla rottura drammatica e totale non solo con la storia contemporanea e con la cronaca quotidiana, ma anche con la realtà del passato e con l’illusione del futuro. È il personaggio-maschera che personifica la scoperta del grigiore e dell’invecchiamento delle cose e dell’uomo, insieme alla coscienza dell’irrecuperabilità del tempo passato, che non può più ritornare neppure nello spazio riservato alla fantasia, perché la vigile e riflessiva ragione avverte che le cose mutano e non ritornano mai ad essere le stesse di una volta.

La guarigione di Enrico IV dalla pazzia, improvvisa e fisicamente inspiegabile, proietta il personaggio nelle vicende quotidiane, ma lo rende anche consapevole di non poter più recuperare i 12 anni vissuti ’fuori di mente’, per cui non gli resta che fingersi ancora pazzo dopo aver constatato che nulla era rimasto ormai della sua gioventù, del suo amore, e che molti lo avevano tradito.

È in questa consapevolezza che la persona diventa personaggio e prende definitivamente le sembianze di Enrico IV, assumendo una forma immutabile agli occhi di tutti, ma non di se stesso, rifugiandosi nel già vissuto, dove ogni effetto è determinato da una sua causa, obbediente ad una perfetta logica, nella quale ogni avvenimento si svolge “preciso e coerente” in ogni suo particolare, proprio perché, essendo già vissuto, non può più mutare.

Ogni uomo nasce dotato di una personalità che la Natura gli ha dato:

¨ - è normale quando questa personalità si sviluppa secondo le norme della Natura stessa;

¨ - è a-normale, invece, quando, attraverso le norme sociali, l’uomo non sviluppa più la sua originaria personalità, ma ne acquista un’altra, secondo le norme che la società si è imposta per sopravvivere.

L’alienazione, quindi, è composta da una personalità espressa non secondo natura, ma secondo le regole della società, e può essere identificata con la maschera-forma, l’esistenza nelle centomila forme che si creano nel corso dell’esistenza; l’accidente, distruggendo la maschera-forma, distrugge l’alienazione, riportando il personaggio alla sua condizione originaria, ma impedisce alla massa di capire il personaggio e le fa pensare che questi è uscito di senno.

D’altra parte, proprio nell’alienazione, come nel caso di Belluca, e in quello più tragico di Enrico IV, il personaggio riesce a risolvere la condizione esistenziale, mentre la riflessione serve per mettere a nudo le contraddizioni del mondo nel quale si trova a vivere, a mettere in risalto quel senso di solitudine che un mondo fatto di finzioni, e ormai anche di macchine, porta con sé.

Alienazione, quindi, non tanto come elemento negativo, ma come elemento fondamentale della condizione umana, nella quale, appunto stemperare la propria angoscia e il proprio dramma. Per questo, Pirandello cerca nella propria opera il continuo contatto con i lettori, e approda al teatro come definitiva ricerca del dialogo con gli spettatori, un dialogo senz’altro più immediato e caldo di quello che si può realizzare con i lettori, coi quali il contatto è più artificioso ed incontrollabile, anche perché mentre il lettore si può rifiutare di continuare a leggere, chiudendo il libro, lo spettatore è costretto a restare seduto sulla propria poltrona fino alla fine della rappresentazione, se non altro per educazione verso gli altri spettatori.

Ma proprio in questo contatto, l’autore scopre l’ennesima e più grande delusione, perché l’atto della parola diventa solo una forma di confessione e di espiazione dei propri errori. I drammi si compiono parlando, ma l’intima essenza di ciascuno rimane sepolta nella coscienza e nella consapevolezza di una incomunicabilità di natura esistenziale per la quale egli non sa né può trovare una soluzione che dia alla sua arte il carattere di compiutezza e di definitiva riabilitazione dell’uomo, al di là di un profondo senso di condanna.

Alienazione, quindi, come soluzione estrema e follia come estremo rifugio, per potersi salvare dal dramma dell’esistenza.

 

 

 

La Poetica

1.Il fatto - dal verismo al decadentismo

2.Concetto di Umorismo

3.Normalità-Anormalità

4.Realtà - Non realtà

5.Il concetto di realtà dal Verismo al Decadentismo 

6.Il personaggio pirandelliano

7.Rapporti tra personaggi

8.I personaggi e la forma

9.Forma uguale maschera

10.La forma e l'accidente

11.Follia e alienazione

12.Livello linguistico

13.L'arte umoristica