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Giuseppe Bonghi

 

Introduzione generale alla poetica di Luigi Pirandello

da

 

10. La forma e l’accidente

 

Sia nella struttura dell’opera teatrale che in quella narrativa, troviamo spesso un elemento tecnico di grande importanza che tende a rompere la forma.

La rottura della forma, se da un lato ridona nuova vita al personaggio, dall’altro provoca la perdita di quella rispettabilità di cui aveva goduto fino a quel momento agli occhi della massa che compone il mondo variopinto e indistinto delle persone che credono di vivere e invece non sanno che anch’esse recitano una parte.

Nella novella Il treno ha fischiato Pirandello rappresenta con chiarezza entrambi i concetti:

forma

Circoscritto... sì; chi l’aveva definito così? Uno dei suoi compagni d’ufficio. Circoscritto, povero Belluca, entro i limiti angustissimi della sua arida mansione di computista, senz’altra memoria che non fosse di partite aperte, di partite semplici o doppie o di storno, e di defalchi e prelevamenti e impostazioni... casellario ambulante: o piuttosto vecchio somaro, che tirava zitto zitto, sempre d’un passo, sempre per la stessa strada la carretta, con tanto di paraocchi.

Orbene, cento volte questo vecchio somaro era stato frustato, fustigato senza pietà, così per ridere, per il gusto di vedere se si riusciva a farlo imbizzire un po’, a fargli almeno, almeno drizzare un po’ le orecchie abbattute, se non a dar segno che volesse levare un piede per sparar qualche calcio. Niente! S’era prese le frustate ingiuste e le crudeli punture in santa pace, sempre, senza neppur fiatare, come se gli toccassero, o meglio, come se non le sentisse più, avvezzo com’era da anni e anni alle continue e solenni bastonature della sorte. Inconcepibile, dunque, veramente, quella ribellione in lui, se non come effetto d’un’improvvisa alienazione mentale.

 

            accidente

 

Cammin facendo verso l’ospizio ove il poverino era stato ricoverato seguitai a riflettere per conto mio:

- A un che viva come Belluca finora ha vissuto, cioè con una vita ’impossibile’, la cosa più ovvia, l’incidente più comune, un qualunque lievissimo inciampo impreveduto, che so io, d’un ciottolo per via, possono produrre effetti straordinarii, di cui nessuno si può dar la spiegazione se non pensa appunto che la vita di quell’uomo è ’impossibile’. Bisogna condurre la spiegazione là, riattaccandola a quelle condizioni di vita impossibili, ed essa apparirà allora semplice e chiara.

Nella poetica pirandelliana l’accidente serve a distruggere la forma, che fa esistere il personaggio nell’alienazione e a fargli riscoprire l’originaria personalità repressa.

L’accidente è usato soprattutto nella novella a struttura binaria aperta, e serve a ristabilire, secondo norme di giustizia derivanti dalla Natura, quell’equilibrio spirituale nell’uomo e nell’organizzazione sociale e statuale, che è stata messa in crisi da un’errata valutazione delle qualità umane.

L’elemento dell’accidente è rappresentato da qualsiasi cosa: il fischio d’un treno; un sasso urtato per via, che all’improvviso si trasforma in un mondo pieno di vita e di creatività; la frase di una donna (come nel romanzo Uno nessuno centomila, la rivelazione del naso che pende verso destra fatta a Moscarda dalla moglie Dida); lo strappo di un filo d’erba nella novella Canta l’epistola:

Ora, da circa un mese egli aveva seguito giorno per giorno la breve storia d’un filo d’erba, appunto: d’un filo d’erba tra due grigi macigni tigrati di musco, dietro la chiesetta abbandonata di Santa Maria di Loreto.

Lo aveva seguito, quasi con tenerezza materna, nel crescer lento tra altri più bassi che gli stavano attorno, e lo aveva veduto sorgere dapprima timido, nella sua tremula esilità, oltre i due macigni ingrommati, quasi avesse paura e insieme curiosità d’ammirar lo spettacolo che si spalancava sotto, della verde, sconfinata pianura; poi, su, su, sempre più alto, ardito, baldanzoso, con un pennacchietto rossigno in cima, come una cresta di galletto.

E ogni giorno, per una o due ore, contemplandolo e vivendone la vita, aveva con esso tentennato a ogni più lieve alito d’aria; trepidando era accorso in qualche giorno di forte vento, o per paura di non arrivare a tempo a proteggerlo da una greggiola di capre...

Ebbene, quel giorno venendo alla solita ora per vivere un’ora con quel suo filo d’erba, quand’era già a pochi passi dalla chiesetta, aveva scorto dietro a questa, seduta su uno di quei due macigni, la signorina Olga Fanelli... La signorina era sorta in piedi, forse seccata di vedersi spiata da lui: s’era guardata un po’ attorno: poi, distrattamente, allungando la mano, aveva strappato giusto quel filo d’erba e se l’era messo tra i denti col pennacchietto ciondolante.

Tommasino Unzio s’era sentito strappar l’anima e irresistibilmente le aveva gridato: - Stupida! -.

L’accidente serve a portare l’individuo-personaggio alla scoperta dell’originario se stesso e trasforma il personaggio circoscritto nella forma in persona libera che la massa non può più comprendere né accogliere, perché questa crea una propria mutevole condizione di vita, mutevole come l’aria, il vento: tutto ciò che non si rapprende o assume forma, libera da ogni aspetto di quell’alienazione che abbrutisce.

 

 

 

La Poetica

1.Il fatto - dal verismo al decadentismo

2.Concetto di Umorismo

3.Normalità-Anormalità

4.Realtà - Non realtà

5.Il concetto di realtà dal Verismo al Decadentismo 

6.Il personaggio pirandelliano

7.Rapporti tra personaggi

8.I personaggi e la forma

9.Forma uguale maschera

10.La forma e l'accidente

11.Follia e alienazione

12.Livello linguistico

13.L'arte umoristica