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Giuseppe Bonghi

 

Introduzione generale alla poetica di Luigi Pirandello

 

da

 

7. Rapporti tra personaggi

 

Il personaggio non ha nessun’àncora di salvezza, nessuno scoglio cui aggrapparsi per mutare la propria maschera o per andare oltre i limiti imposti dalla fantasia creatrice dello scrittore: non ha nessuna possibilità di instaurare rapporti umani con gli altri personaggi, perché ciascuno è obbligato a recitare la sua parte indefinitamente e indipendentemente da quella rappresentata dagli altri: deve accontentarsi, rassegnarsi a recitare la propria parte e capire che solo nella rappresentazione della propria parte può diventare personaggio vivo.

Proprio sul piano di questo rapporto si verifica la disintegrazione fisica e spirituale dei personaggi che possiamo riassumere in tre punti essenziali che sono la teoria della triplicità esistenziale:

1) - come il personaggio vede se stesso;

2) - come il personaggio è visto dagli altri;

3) - come il personaggio crede di essere visto dagli altri.

Le conseguenze della triplicità sono tre:

1) - il personaggio è uno quando viene messa in evidenza la realtà-forma che lui si dà;

2) - è centomila quando viene messa in evidenza la realtà-forma che gli altri gli danno;

3) - è nessuno quando si accorge che ciò che lui pensa e ciò che gli altri pensano non è la stessa cosa, quando la propria realtà-forma non è valida sia per sé che per gli altri, ma assume una dimensione per sé e un’altra per ciascuno degli altri .

La triplicità è un elemento tecnico che serve al Pirandello per esaminare come i personaggi sono fatti veramente dentro e capire come essi si vedono. }UNO—CENTOMILA—NESSUNO~ sono le tre dimensioni dell’essere e della realtà del personaggio, nelle quali possiamo trovare l’origine dell’alienazione e della forma:

¨ - abbiamo l’alienazione quando la dimensione UNO lascia il posto alla dimensione NESSUNO, e il personaggio si rende conto di dover vivere non per come si crede di essere ma per come gli altri credono che lui sia;

¨ - abbiamo la forma quando la dimensione UNO si concretizza in una delle CENTOMILA dimensioni che gli altri danno al personaggio.

La conseguenza della disintegrazione del personaggio nelle tre dimensioni è la profonda coscienza nel personaggio sia di non poter conoscere se stesso e gli altri, sia di non poter superare la condizione di solitudine, determinata dall’evidente impossibilità di comunicazione, in quanto ognuno possiede non solo UNA ma CENTOMILA dimensioni, non solo UNA ma CENTOMILA forme, nelle quali realizzare il gioco delle parti.

La molteplicità delle condizioni esistenziali si presenta al personaggio come una drammatica scoperta, nella quale tutto diventa inutile, perché il personaggio non è più UNO, ma tanti quanti sono quelli che lo vedono, addirittura tanti quanti sono gli stati d’animo di coloro che lo vedono, lo conoscono o credono di conoscerlo; ed è anche NESSUNO, perché nessuna di quelle forme che gli altri gli danno corrisponde a quella che lui si dà o che ritiene di avere. E il dramma nel personaggio diventa ancor più profondo quando si rende conto che ciascuna di quelle forme è come un’ombra estranea, e si rende conto che come le ombre provengono dal corpo ma non sono il corpo, così le forme ci fanno vedere il personaggio ma non sono il personaggio.

 

 

 

La Poetica

1.Il fatto - dal verismo al decadentismo

2.Concetto di Umorismo

3.Normalità-Anormalità

4.Realtà - Non realtà

5.Il concetto di realtà dal Verismo al Decadentismo 

6.Il personaggio pirandelliano

7.Rapporti tra personaggi

8.I personaggi e la forma

9.Forma uguale maschera

10.La forma e l'accidente

11.Follia e alienazione

12.Livello linguistico

13.L'arte umoristica