5. Il concetto di realtà dal Verismo al Decadentismo
Il dramma rappresentato da Pirandello rimane sempre quello della
realtà: erede di Capuana e Verga, egli parte dalle ragioni profonde
del verismo e del naturalismo, nelle quali gli scrittori credevano
di aver trovato una dimensione oggettuale assoluta del personaggio
valida per tutti e indiscutibile. Anche i personaggi pirandelliani
sono tratti dalla quotidianità esistenziale e in una forma o
nell’altra si realizzano come esseri viventi, o esistenti, ma essi
non sono soltanto persone: sono personaggi che esprimono una
profonda conflittualità morale e spirituale, oltre che sociale,
nella quale scompaiono tutte le certezze che hanno caratterizzato i
veristi e nella quale si dibattono lottando per cercare una
soluzione a loro modo definitiva. Nel conflitto tra l’essere
secondo i propri bisogni e l’esistere
secondo la forma che viene data
al personaggio dagli altri, il fenomeno della
realtà oggettuale e concreta resta una chimera
irraggiungibile e sfugge ad ogni presa: questo conflitto e la
impossibilità di raggiungere la realtà è il fondamento del dramma
dei personaggi nell’opera pirandelliana e dell’uomo del Novecento.
Per Pirandello la condizione umana è tutta contratta in un’atroce
alternativa:
¨
- o si è trascinati dagli avvenimenti dell’esistenza, inafferrabile,
precipitosa, sorprendente e mutevole, che con moto perpetuo mira a
disfare le forme dell’essere e a cancellare dai volti perfino
l’impressione lasciata talvolta dal dolore,
¨
- o si rimane bloccati nel circolo chiuso della propria coscienza,
che vincola ciascuno ad un istante del tempo infinito, ad una
passione, ad un evento fra i tanti possibili, confinandolo in una
solitudine dalla quale è impossibile uscire.
Tutta l’esistenza si fonda sul dilemma: o la realtà ti disperde e
disintegra, o ti vincola e ti incatena fino a soffocarti.
Ciascun personaggio può conoscere soltanto quella particella di
realtà alla quale riesce a dare una forma, per cui ognuno potrà
riconoscersi nella forma che si
dà e mai nella forma che gli
viene data:
La realtà che io ho per voi è nella forma che voi mi date; ma è
realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella
forma che io vi do, ma è realtà per me e non per voi; e per me
stesso io non ho altra realtà se non quella forma che riesco a
darmi. E come? ma costruendomi, appunto.
L’unica realtà valida e possibile è, dunque, quella che ciascun
personaggio riesce a costruirsi, dando alle cose una forma che è
valida solo per lui e che resterà in piedi fino a quando dureranno
la perseveranza e la forza di volontà di continuare, oltre la
costanza dei sentimenti: basta che queste caratteristiche vacillino
un po’, e subito le belle costruzioni cominciano a sgretolarsi.