1. Il FATTO dal Verismo al Decadentismo
Al centro, sia della concezione realistico-verista che di quella del
Decadentismo, e quindi dell'umorismo pirandelliano, troviamo il
fatto, ciò che è accaduto secondo la volontà o indipendentemente
dalla volontà dei protagonisti.
All'interno del verismo il
fatto viene rappresentato come l'accadimento in atto,
anello di una catena interminabile di cause-effetti, nella quale
ogni fatto è conseguenza di quello precedente e causa di
quello seguente. Non se ne indagano le cause e non se ne cercano le
conseguenze perché cause e conseguenze sono naturali e indipendenti
dalla volontà` dell'individuo, che deve
subirle senza ribellarsi, se non vuole cadere in una condizione
sociale peggiore della precedente.
In Verga sono i fatti
e la condizione sociale che determinano le caratteristiche
del personaggio, imponendogli un certo modo di agire, spesso
disumano e lontano da un qualche fondamento di ragionevolezza: sul
piano del fatto ricchi e poveri sono sottomessi allo stesso
destino, in quanto già alla nascita la loro condizione è segnata da
limiti precisi ed invalicabili, contro i quali è inutile ribellarsi,
limiti che ne determinano lo stato di vinti. Pirandello
prende coscienza, fin dai primi anni della sua produzione
letteraria, che il fatto non poteva essere rigidamente
costituito, ma doveva essere indagato e analizzato nelle sue cause e
proposto soprattutto nelle sue conseguenze, perché sono queste che
pesano come un macigno sull'esistenza degli uomini e quindi dei
personaggi.
Nei
primi anni della produzione pirandelliana, è il fatto in sé ad avere
peso, come nel verismo, non le sue conseguenze, che vengono vissute
direttamente e mai subite passivamente, come accade ai personaggi di
Verga. Contro di esse, ad esempio, Marta, il personaggio
principale de L'esclusa, si prova a lottare e a vincere in
qualche modo, prima con le sue sole forze (vincendo il concorso per
maestra presso il Collegio che lei stessa aveva frequentato da
piccola, poi con l'aiuto di Gregorio Alvignani e infine
rappacificandosi col marito, che non riesce più a sopportare la
separazione, prendendosi l'impegno di affermare e dimostrare davanti
ai compaesani che quel fatto non è mai avvenuto: perché il
ritorno di Marta al paese possa avvenire, il fatto deve
essere cancellato, non deve esistere più, come se non fosse mai
avvenuto: solo in questo modo se ne possono cancellare le
conseguenze che hanno mutato l'esistenza della protagonista.
Vediamo
come descrive Pirandello il peso che ha su Marta ciò che è avvenuto:
Sempre
quel nodo, sempre, irritante, opprimente, alla gola. Vedeva
addensarsi, concretarsi intorno a lei una sorte iniqua, ch'era ombra
prima, vana ombra, nebbia che con un soffio si sarebbe potuta
disperdere: diventava macigno e la schiacciava, schiacciava la casa,
tutto; e lei non poteva più far nulla contro di essa. Il fatto.
C'era un fatto. qualcosa ch'ella non poteva più rimuovere; enorme
per tutti, per lei stessa enorme, che pur lo sentiva nella propria
coscienza inconsistente, ombra, nebbia, divenuta macigno; e il padre
che avrebbe potuto scrollarlo con fiero disprezzo, se n'era invece
lasciato schiacciare per il primo. Era forse un'altra, lei, dopo
quel fatto? Era la stessa, si sentiva la stessa; tanto che non le
pareva vero, spesso, che la sciagura fosse avvenuta.
Il
fatto con le sue conseguenze schiaccia come un macigno i
personaggi, anche quando questo è inconsistente, e li costringe a
vivere in un determinato modo, a prendere decisioni accettate dalla
massa (e in una società` maschilista è sempre l'uomo che decide,
anche per le donne): Marta viene scacciata di casa, dopo essere
stata scoperta mentre leggeva una lettera inviatale da Gregorio
Alvignani ed è costretta a ritornare presso il padre, la sua
famiglia viene infangata inesorabilmente ed emarginata dalla
"società` civile", della quale non potrà` più far parte fino a
quando lo stesso fatto non verrà` cancellato in modo credibile e
verosimile per la massa da colui che aveva preso la prima grave
decisione, dal marito Rocco Pentàgora.
Pirandello prende
coscienza fin dai primi anni della sua produzione letteraria che il
fatto non poteva essere rigidamente costituito, ma doveva essere
analizzato nelle sue cause e proposto soprattutto nelle sue
conseguenze.
In linea
generale possiamo definire la struttura verista come una catena
circolare di fatti nella quale ciascun fatto è conseguenza del
precedente e causa di quello susseguente secondo gli schemi
seguenti, circolare chiusa o a catena chiusa. I seguenti due schemi
mostrano visivamente la differenza tra la struttura verista e quella
usata da Pirandello:
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Schema 1
Nella struttura circolare chiusa il Fatto n.1 è causa
di F2 che è causa a sua volta di F3 e conseguenza di F2,
ecc.; Fn, infine, è conseguenza di F5 e causa di F1,
chiudendo cosi la circolarità della struttura. Con F(fatto),
in particolare, intendiamo sia il fatto in sé e il
personaggio che lo ha vissuto, che la condizione sociale
generale nella quale è stato generato e ha a sua volta
generato conseguenze. |
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