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Giuseppe Bonghi
Biografia di Luigi Pirandello
Luigi Pirandello, secondo di sei figli, nasce la sera del 28 giugno 1867 ad
Agrigento (l’antica colonia greca di |
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Akragas che si chiamerà Girgenti fino al 1927) da Stefano
Pirandello e da Caterina Ricci-Gramitto, sposata nel 1863, in una casa colonica
non ancora ben rifinita che si trovava nella tenuta paterna denominata
“Caos”.....
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pirandelliano, troviamo il
fatto, ciò che è accaduto secondo la volontà o indipendentemente
dalla volontà dei protagonisti.
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periodo della formazione culturale e degli esordi letterari fino
ai mesi che precedono la morte, quando lo scrittore siciliano appare ancora
fortemente impegnato nella scrittura delle sue ultime, intensissime, novelle.
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In formato PDF
La tesi, fornitaci dalla relatrice stessa, comprende
l'intervista da noi rilasciatale, inerente la storia di PirandelloWeb.
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Luisella Battaglia
Pirandello e la bioetica
... Pirandello ci invita ad
un’etica di prima persona, considerata cioè dal punto di vista del soggetto che
è autore |
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e attore della sua vita, anziché dal punto di vista esterno proprio di un osservatore imparziale che è proprio
dell’etica della terza persona.
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da Internet Culturale
Luigi Pirandello e le biblioteche
«Mio padre ci racconta d'esser rimasto fra il tavolo e due scaffali
di libri che alternativamente gli venivano |
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addosso
con tutto il peso dei volumi. Dava una spinta a questo e dietro front per tenere su l'altro di turno per
cinque minuti buoni. Una ginnastica da camera da cui non c'era verso di
esimersi». (Fausto Pirandello) |
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dell'Agrigentum dei Romani, della Kerkent dei
Musulmani la Girgenti di Pirandello (denominata Agrigento dal 1929) ne
raccoglie solo i resti miserevoli, «silenziosa e attonita superstite nel
vuoto di un tempo senza vicende, nell'abbandono d'una miseria senza
riparo».....
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Venti. Da
Virgilio Marchi a Dario Nicodemi: una riforma teatrale raccontata attraverso le
parole dei suoi protagonisti
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scrittore-drammaturgo significa addentrarsi in una giungla
intricata di convinzioni e contraddizioni, principi teorici e loro
sovvertimenti, slanci d’amore e sprezzanti egoismi, grandi vette letterarie
e umane tristezze.
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visione del mondo, giudicando il proprio teatro ed esplicitando
la propria fede cristiana. Sipario sul senso religioso. Lo vado a trovare
all'albergo. Mattiniero, già vestito, pronto per andare alla prova: mi ha dato
un appuntamento che scombussola un po' le abitudini: sveglia, caffè anticipato,
piani serali come per una partenza di buon mattino: «si gira»
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conoscenza della letteratura europea, sono già edite molte opere
di Pirandello: L’imbecille
nel ’31, La balia nel ’39, Il turno nel ’45, Sei personaggi
nel ’49, Novelle scelte nel ’51. Le opere pirandelliane arrivano ad
Istanbul dai canali di traduzione russi, ma soprattutto dai paesi danubiani:
Repubblica slovacca, Repubblica ceca, Romania, Ungheria, dove grande spazio ha
avuto negli anni ’20 l’opera pirandelliana, mediata a sua volta dalle edizioni
in lingua tedesca.
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Erminio G. Neglia
Fortuna di Pirandello in Spagna
Come in altri paesi, il teatro di
Pirandello non tardò ad imporsi anche in Spagna. Vi entrò trionfalmente |
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attraverso la Catalogna con la messinscena (in catalano) de Il
berretto a sonagli, il 27 novembre 1923, al teatro Romea di Barcellona (De
Filippo). Il nome di Pirandello divenne subito sinonimo di modernità e
avanguardia in tempi in cui il teatro spagnolo restava su basi tradizionalmente
realiste. L'opera drammatica del Siciliano aveva quello che distingue i grandi
innovatori: l'alone di una personalità inconfondibile. |
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1867; Silvio d’Amico a Roma nel 1887.
Della stessa generazione di Benedetto Croce, di Gabriele
D’Annunzio, di Svevo e De Roberto; un po’ più vecchio di
Martoglio e di Butti, coetaneo di Irma Grammatica e con qualche anno in più
rispetto a Ruggero Ruggeri e Angelo Musco, Pirandello appartiene a quella
generazione che, nata negli anni sessanta dell’Ottocento, non aveva conosciuto
le battaglie, le conquiste e le speranze risorgimentali: “erano nati che già
l’Italia era fatta, ed erano ragazzi quando le prime ventate scapigliate e poi
di Positivismo e Realismo erano arrivate da noi […]. |
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Per chi ha familiarità con l'opera
drammaturgica del Pirandello potrà non poco sorprendere il soggetto
dei suoi quadri. Nulla di torturato, di drammatico, di grottesco, di
espressionistico. I temi e le formule a cui la fama di Pirandello è
comunemente (e sbrigativamente) limitata non sono minimamente
riscontrabili nelle opere pittoriche. Tranne qualche rara eccezione,
come in un piccolo autoritratto giovanile diabolico o nel ritratto
alla moglie già alle prese col suo male, nulla nei quadri che possa
indicare anche lontanamente il futuro drammaturgo.
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Nell'opera pirandelliana si può osservare una riflessione
continua e specifica sulla libertà individuale, un filo rosso che si dipana
progressivamente e che conduce alla particolarissima conclusione di Uno,
nessuno e centomila. Quest'indagine sulla libertà, un'indagine
fondamentalmente psicologica,
si risolve con la demolizione della gabbia dell'uomo
stesso, con la distruzione di ogni sua fissa e positiva identità, attraverso
una specifica operazione descritta puntualmente nel romanzo del 1925: la
decostruzione della temporalità della coscienza e la perdita volontaria
della memoria.
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letteratura provoca nella memoria: Debenedetti, nostro
contemporaneo a pieno titolo, è un quasi-contemporaneo di Pirandello, che
pensiamo invece come un classico del primo Novecento.
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abbia scelto per incarnarsi una creatura dorata e armoniosa e
vivida, soffre di un male diabolico, che a guarirlo non so che ci vorrebbe.
Salvo alcuni casi felici, le serate trionfali, in cui l’oro fulvo dei suoi
capelli e la ricchezza costretta di tutta la persona divampano nel
parossismo oppure si placano e si stemperano in una specie diestasi, la sua
recitazione ha le qualità del vetro: trasparenze gelide. |
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ambedue dovevano guadagnarsi il pane come professori
d'università (di filologia): ambedue si autodefiniscono come nature
ibride tra filosofia e letteratura. Ma questi paralleli sono
soltanto superficiali: le rispettive forme d'espressione della
comune inquietudine intellettuale sono profondamente differenti.
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inusuale, giusto per
non ripetersi...
Saltando dunque tutto quello che si può leggere nei libri (ma ancora una volta
avvertendo che la letteratura critica su Pirandello è molto più criptica, oscura
e complicata che non le opere di Pirandello stesso) ecco una riflessione un po’
più inedita sul “come leggere Pirandello“.
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Leonardo Sciascia
Pirandello e il Pirandellismo
con lettere inedite di Pirandello a Tilgher
Per circa un quarto di secolo, Pirandello sfuggì dunque
alla |
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comprensione della critica. Nel dopoguerra, ecco la scoperta:
frenetica entusiastica appassionata. Senza il teatro, forse il nostro scrittore
non avrebbe registrato punte così alte e così agitate di successo: ma forse oggi
saremmo in grado di scoprirlo veramente, di serenamente rivalutarlo. |
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3. Il Pirandello «Vate» degli anni Venti;
4. La mitopoiesi secondo Pirandello;
5. Su un’intervista poco conosciuta e sul rapporto Pirandello-Nietzsche. |
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Arcangelo
Leone de Castris
La rivoluzione di Pirandello
da "Storia di Pirandello" - 1975
La «fortuna» di Pirandello, quale che sia l’angolazione critica dalla quale ci
si disponga ad analizzarla, rivela |
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oggettivamente un suo connotato fondamentale e costante, rintracciabile sin dal
momento della polemica crociana come ancora
evidente oggi, nelle terroristiche reazioni antipirandelliane dei
più conservatori e anacronistici (anche se talora mascherati da
progressisti) tra i letterati italiani.
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razionalismo preferirei dunque parlare, nel caso pirandelliano,
di un razionalismo eterodosso, cioè di un razionalismo dialettico fino
all’eresia. Quel particolare razionalismo si manifesta più che altrove nel
famoso saggio o, più precisamente, trattato sull’Umorismo. Come si sa, questo trattato
presenta – per così dire – diverse facce a seconda degli scopi che si propone.
Parte da una ricerca tradizionalmente erudita in cui riconosciamo lo studioso di
filologia romanza attento a certi approfondimenti filosofico-estetici che si
traducono in una serie di citazioni da Fichte, Friedrich Schlegel o Jean Paul
per arrivare fino ad una monografia allora abbastanza recente, il libro su
Komik und Humor di Theodor Lipps.
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La percezione di un disagio, che è
prima di tutto culturale e diviene poi anche esistenziale, la consapevolezza di
una condizione di precarietà, di smarrimento, di perdita degli equilibri
raggiunti e consolidati, pervadono numerosi scritti di Luigi Pirandello, e in
particolare uno dei primi tra quelli saggistici,
Arte e coscienza d’oggi, emblematico per acutezza d’analisi e forza icastica
delle immagini. «Lo spirito moderno», vi si legge, «è profondamente malato, e
invoca Dio come un moribondo pentito. |
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rapporto col razionale, edita per la prima
volta nel 1917, Rudolf Otto prende seriamente le distanze
dalla religione nei limiti della sola ragione kantiana e poi
liberale, riscoprendo i caratteri originari dell’esperienza
generalmente umana del sacro periodo della formazione culturale e degli esordi letterari fino
ai mesi che precedono la morte, quando lo scrittore siciliano appare ancora
fortemente impegnato nella scrittura delle sue ultime, intensissime, novelle.
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Come afferma nella Prefazione del 1925
ai Sei personaggi in cerca d’autore, Luigi Pirandello attribuisce notevole
importanza al paesaggio nella sua opera....
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approfondisce con gli strumenti della critica e della riflessione filosofica
alcuni temi della sua opera letteraria. È in questa luce che si colloca
L'umorismo....
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personaggio senza autore. - La narrativa come antefatto e preistoria del
personaggio. - Conferme antintellettualistiche
nei saggi sul teatro. - La poetica di Si gira: compassione e
oggettività drammatica.
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superandole dal suo interno. In tutta la sua prima produzione romanzesca si
avverte infatti un’insofferenza sempre crescente nei confronti del determinismo
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Alfonso Malinconico
Pirandello e il diritto
Nella novella Il dovere del
medico Pirandello annota la capacità dell’avvocato Camillo Cimetta di
«abbattere i confini |
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formalistici del tristo ambiente giudiziario» perché vi spiri
un’aura di vita. Quell’ambiente nel quale i suoi colleghi si presentano «armati
di cavilli, abbottati di procedura»..... |
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attraverso la poesia che, seppur considerata da quasi tutta la
critica semplice esercizio di stile di un giovane scrittore, può essere
considerata, almeno a livello tematico, uno spartito da cui ‘prende vita’ tutta
la produzione successiva e ben più nota del grande autore agrigentino.
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ambito teatrale, unisce Pirandello e Rosso di San Secondo, autore,
quest’ultimo, notoriamente apprezzato dallo scrittore agrigentino.
Probabilmente parlare di debito pirandelliano nei confronti di
alcune pièces del
Rosso sarebbe inopportuno, ma è indubbio che opere come Marionette, che
passione! abbiano inciso non poco sulla grande stagione teatrale di
Pirandello |
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nel primo Novecento forse inesistenti, ma certamente annotava i
nomi di persone incontrate nei viaggi. Lo testimonia il cosiddetto Taccuino
di Coazze,
in cui, durante una vacanza in Valsusa nel
1901, aveva appuntato sei nomi piemontesi e nel 1903 durante un soggiorno a
Montepulciano, impegnato in una commissione d’esame, aveva preso nota di altri
cinque nomi locali. |
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Egli aveva parlato più di una volta del «piacere della storia». «Nulla di più riposante della storia, signori» aveva esclamato un suo
personaggio. «Tutto nella vita si cangia continuamente sotto gli occhi. Nulla
v'è di certo. |
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volontario e comunque dettato da circostanze e opportunità
personali che però, riferite a una biografia epocale qual è quella del più
grande scrittore italiano del Novecento, suggeriscono considerazioni che
trascendono i dati esclusivamente privati, si intrecciano insomma con la storia
culturale, e non solo, del secolo appena passato. |
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Silvio Montiferrari
Pirandello e il Piemonte
In questa sede ci
proponiamo di allargare l’orizzonte per conoscere il contesto culturale
piemontese del |
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periodo “coazzese” di Pirandello , ovvero l’ambiente con il quale
venne in contatto in quegli anni tra Ottocento e Novecento, all’inizio potremmo
dire della sua carriera di scrittore, ed in prospettiva il rapporto che continuò
ad avere col mondo culturale torinese nel corso della sua attività letteraria e
teatrale, fino al Premio Nobel (1934) e alla sua morte (1936).
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spiegazzato in cui Luigi Pirandello aveva scritto:
« I. Sia lasciata passare in silenzio la mia morte.
Agli amici, ai nemici preghiera non che di parlarne sui giornali, ma di non
farne pur cenno. Né annunzi né partecipazioni.
II. Morto, non mi si vesta. Mi
s’avvolga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso
... |
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un'analisi in cui Pirandello appare femminista - non credo certo
che potesse essere realmente a favore di ciò che le femministe del suo tempo
rivendicavano. Penso invece che considerasse la società in cui viveva retta
sulla negazione e la paura della donna: da ciò la sua oggettivazione e
strumentalizzazione.
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d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un
altipiano d’argille azzurre sul mare africano. Con queste parole
Luigi Pirandello racconta la sua venuta al mondo, il 28 giugno 1867.
La casa natale, presso Girgenti, oggi Agrigento, si chiama Caos.
Io dunque sono figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta
realtà (da Frammento d’autobiografia). |
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Luigi Pirandello le fu sempre molto affezionato. Un muro, che in
seguito divenne insormontabile, lo divideva invece dal padre, Stefano. Forse,
grazie anche a un oscuro episodio di cui, quattordicenne, fu testimone. Lui
stesso lo raccontò in seguito (gran parte dell'opera di Pirandello è,
direttamente o no, autobiografica) nella novella «Ritorno». Scoprì che suo padre
aveva un amore clandestino con una ragazza che diceva essere sua cugina, ma in
realtà era sua nipote. I due s'incontravano, tutte le domeniche mattina, nel
parlatorio d'un convento del quale era madre badessa la sorella del padre. E una
domenica Luigi andò a sorprenderli.
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Daniela Leuzzi
Eduardo e Pirandello
L'incontro tra Pirandello e Eduardo avviene nel 1933 al "Sannazzaro"
di Napoli. L'amicizia fra i due dura tre anni durante i |
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quali la "Compagnia del Teatro umoristico" rappresenta
Liolà e Il berretto a sonagli in
versione napoletana.
Eduardo indaga i sentimenti, aspira alla comprensione umana, alla
solidarietà distrutta dai tempi, Pirandello ricerca invece fratture
e contraddizioni , discrasie non ricomposte.
Le maschere sono ben visibili in Eduardo: in Questi fantasmi
vi sono le proiezioni della nostra coscienza e dei nostri bisogni.
L'uomo crede ai fantasmi per non credere alla realtà che pure ha ben
compreso ma non vuole accettare. L'amante della moglie è reale ma si
dissolve nel fantasma benefattore...I Fantasmi da esorcizzare sono
quelli inconsci, i fantasmi "veri" , gli uomini intorno a noi,
diventano illusioni che ci aiutano a sopravvivere. |
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piani, una commedia di Stefano
Landi. Nella pagina che la introduceva campeggiava la foto
dell’autore – un giovane bruno, le labbra sottili leggermente
contratte sul mento sfuggente, l’espressione assorta, concentrata in
uno sguardo intenso – contornata da una sua breve presentazione, non
firmata, che immediatamente sollevava il velo dello pseudonimo e ne
forniva le generalità: «nato in Roma il 14 giugno 1895 da Luigi e
Antonietta Pirandello». Con quello pseudonimo Stefano aveva
intrapreso, già dal 1920, la carriera giornalistica e letteraria e,
per raccomandarlo al «Corriere della sera», Luigi Pirandello ne
aveva scritto (il 10 ottobre 1921) all’amico Ugo Ojetti:... |
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accorgercene noi suoi amici quando egli ci lesse, come era consuetudine della sua generazione, una delle ultime sue
commedie, Non si sa come. Gli ballava il foglio davanti agli occhi, e
la sua direzione di attore esperto non era più quella; ma confusa e senza la
virtù che gli conoscevamo.
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realizzazione diNovelle per un anno,
Pirandello ha già alle spalle una consistente produzione nell’ambito del genere,
al quale l’autore si era dedicato fin da giovanissimo (la prima prova, Capannetta, risale al 1885, quando Pirandello aveva appena 17 anni).
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Fabio Danelon
Appunti per "Suo marito"
...Non è qui possibile ricostruire la complessità dei moventi che hanno
portato alla nascita di un romanzo, che, |
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al di là d’ogni suo intrinseco valore letterario, merita, credo,
quanto meno attenzione storica, anche per un’intrigante, seppur accidentale
curiosità. |
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dall’esistenza stessa: una maschera tragica incollata all’uomo. Umoristica anzi.
Lontana dall’estetismo purulento dannunziano della
«carne che domani può essere un
pallido sacco d’acqua amara». |
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lavoro che è in corso da molti anni e riguarda il rapporto fra la
città e la letteratura. Nella mia ipotesi di ricerca l’intento è quello di
individuare, entro strutture linguistiche e narrative, il funzionamento, per lo
più assai diverso da autore ad autore e da opera ad opera, della descrizione
della città, nelle sue materiali componenti urbanistiche. In altre parole lo
scopo è quello di comprendere come la medesima realtà urbana appaia diversa a
seconda dell’autore e dell’opera entro la quale la si trovi inscritta
(“scritta”) perché, nel caso della letteratura, le parole sono pietre ma solo in
termini metaforici.
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A prescindere dalle
suggestioni che Pirandello può aver tratto dal dibattito teorico sulla civiltà
matriarcale, la tendenza a imprimere una forte connotazione simbolica alla
figura materna e ad accentuarne le valenze archetipiche rappresenta nell’ambito
della produzione letteraria isolana una costante, un
Grund Thema che affonda le sue radici in credenze religiose ataviche e nel
patrimonio etnico, folclorico, mitologico, oltre che nelle stesse strutture
psicologiche, del popolo siciliano.
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cinema s’è svolto su tre piani: quello dell’invenzione
letteraria, quello della riflessione teorica e quello dell’ideazione di
pellicole. |
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Quaderni di
Serafino Gubbio operatore, appare
come un romanzo di metamorfosi, anzi di metabolizzazioni, prodotte
da un enorme apparato digerente (il mercato) che si ciba di una
realtà naturale (le passioni, gli istinti, i sentimenti, la
coscienza, la memoria, i valori) e la trasforma in merce attraverso
le «macchine voraci», simbolo dell'era industriale. |
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Proporre la lettura dei Quaderni di Serafino Gubbio
operatore in un contesto didattico ritengo sia una bella scommessa per chi fa
il lavoro dell’insegnante. Il romanzo è in genere poco frequentato nelle scuole
e pochissimo antologizzato; a torto, in quanto in esso Pirandello organizza una
compiuta riflessione sulla modernità.
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un romanzo a molte facce, da riscoprire con inquietudine e
stupore nella società odierna, società dell’immagine non solo nel senso che
privilegia l’immagine per raccontare e per esprimersi, ma nel senso che
sull’immagine si struttura - e l’immagine è ora non più quella del cinema ma
quella della televisione e dei video-; società che appartiene all’immagine, dove la
realtà è ciò che si rappresenta e/o esiste in quanto è possibile
rappresentarla.
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tecnologica dei suoi contemporanei: un
segnale del suo pensiero ci viene proprio in apertura di romanzo, dalle
considerazioni d’esordio di Serafino:
"Mi domando se veramente tutto questo fragoroso e vertiginoso meccanismo
della vita, che di giorno in giorno sempre più si complica e si accelera, non
abbia ridotto l’umanità in tale stato di follia, che presto proromperà frenetica
a corrompere e a distruggere tutto."
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studiare l'ideologia, i temi principali, i tratti caratteristici
e in specie la personalità del protagonista nel romanzo di Luigi Pirandello Quaderni di
Serafino Gubbio operatore.
Quaderni di Serafino Gubbio operatore è il
romanzo con il quale Pirandello vuole misurarsi con la nuova età del progresso
tecnico. Lo scrittore denuncia apertamente il pericolo che comportano le
innovazioni tecnologiche. Nell’età delle esaltazioni futuriste, Pirandello non
esita a pubblicare un romanzo polemico e critico contro la nuova società.
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chi, appropriandosi un’invenzione
altrui, con la propria fantasia la ricrei e riesca a darle miglior forma e
maggior vita. L’Ariosto, per esempio, non commise plagi, prendendo a piene mani
la materia pel suo poema dalla letteratura cavalleresca francese e dalla
italiana; commise però un plagio quando rifece malamente in un’ottava del Canto VI il famoso paragone della terzina dantesca: Come d’un tizzo verde che arso sia.
(Luigi Pirandello)
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presenta al lettore una doppia conclusione, su linee combinate ma
profondamente dissimili. Siamo ad Agrigento, nel 1894. Le vicende private dei
molti personaggi che si affollano nel romanzo sono giunte a scioglimento; a
determinarne l'esito è stato un fatto pubblico, l'insurrezione promossa dai
Fasci dei lavoratori siciliani e repressa nel sangue dalle truppe governative.
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Rendendoci conto dell’importanza e dell’indispensabilità delle fonti
soprannominate per la nascita de I Vecchi e i Giovani, abbiamo deciso di
connettere il tema di questa tesi a una di esse. L’accorgimento di intrascurabili e frequenti richiami
de I Promessi Sposi presenti nel romanzo storico di Pirandello ha
stimolato il nostro interesse fino a portarci alla formulazione definitiva del
tema. |
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risorgimentali, i fasci siciliani sono per il
Pirandello l'atto di accusa più grave e più formidabile, perchè nato dalla stessa inconsapevole e fatale necessità delle
cose. Giunge così al suo ultimo sfacelo la bancarotta del patriottismo della
quale ci sono nel romanzo due simbolici testimoni e martiri, due personaggi a
cui lo scrittore ha affidato per così dire la custodia del fuoco sacro, e che
perciò, per non esporlo ai veleni della corruzione, vivono, l'uno in una
solitudine cupa e rinunciataria che ha del fanatismo, l'altro come protetto da
una ignara verginale semplicità di spirito, che confina con la demenza. L'uno e
l'altro muoiono vittime della loro strenua fedeltà, e si spegne con loro
l'ultima fiammella del patriottismo risorgimentale.
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esperimenti di grottesco, come una delle tante «burle, beffe,
trovate bizzarre, invenzioni paradossali» dell’ingegnoso autore, ha goduto di
scarsissima fortuna presso la critica. Nino Mo, uomo di mare, anzi «padron
Nino Mo» (è giusto ricordare la sua affinità onomastica con il più celebre
padron ‘Ntoni del Verga) si ritrova all’improvviso nella condizione di bigamo,
dopo il ritorno della prima sua sposa, scomparsa da tre anni e creduta morta.
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scrittura romanzesca, laddove si presenti in atteggiamenti più o
meno speculativi e lasci agire il pensiero piuttosto che la storia, sia
introdotta da una tipologia paratestuale decisamente anfibia, quale è la
premessa d’autore. Essa risulta anfibia poiché stabilisce con il testo che va a
introdurre un legame ben più complesso di quello di una semplice «soglia»,
divenendo consustanziale all’impianto stesso del romanzo; pertanto non si
presenta come una mera appendice scritta a posteriori, quindi collocata ad
apertura di libro. Ciò è ancor più vero se questo elemento si contiene nella
numerazione dei capitoli, piuttosto che esserne estraniato, come accade nel caso
di quello straordinario coacervo, o romanzo-zibaldone, che risponde al
Fu
Mattia Pascal.
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critici abituati al metodo della narrativa ottocentesca non
esitarono a giudicare assurde le innovazioni di Pirandello. |
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Giovanni Fighera
Rileggiamo
Il fu Mattia Pascal
In maniera espressionistica
e paradigmatica Mattia Pascal rappresenta la condizione esistenziale tragicomica
ovvero umoristica di ogni |
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uomo .Nel 1908 Pirandello dedicherà il saggio L’umorismo
proprio alla buona anima di Mattia Pascal. |
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quali lo stesso cristianesimo e l’utopia marxista, fa
rivolgere spesso verso la sfera del magico, gli interrogativi dell’umanità
per avere una risposta ai problemi e ritrovare quelle certezze che innalzano
il senso dell’esistenza.
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La parola «illusione» ricorre ventidue volte nelle pagine de Il fu Mattia
Pascal, ma
esiste uno jato tra il suo primo riscontro nella fase iniziale del romanzo,
all’interno
della Premessa seconda (filosofica) a mo’ di scusa e la sua seconda
emergenza allusiva
in forma aggettivale nell’ottavo capitolo intitolato Adriano Meis. |
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poeta-vate, cioè dell’intellettuale che, in quanto depositario di una superiore
verità, assume nei confronti del pubblico il ruolo dell’educatore e del
formatore di coscienze. Questo atteggiamento ideologico condiziona naturalmente
anche la forma, che deve adeguarsi al livello retorico dell’esortazione e della
persuasione. |
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dal 1916 al 1920. Ripubblichiamo qui di seguito tutte le sue
recensioni teatrali delle pièce di Pirandello, sicuramente un po' invecchiate,
ma splendidi esempi di giornalismo e di scintillante prosa italiana.
da
"Quaderni dal Carcere"
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Adriano Tilgher
Il Teatro di Luigi Pirandello
Che cosa, secondo
Pirandello. distingue l'uomo dagli altri esseri della natura? Questo, e questo
soltanto: che |
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l'uomo vive e si sente vivere, gli altri esseri della natura, invece, vivono
soltanto, vivono puramente e semplicemente.
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carretta che trasporta Ilse morta, nel viaggio lento dei Comici,
in questo corteo funebre per la Poesia uccisa, lungo la platea viaggia sì tutta
la nostra storia di teatranti in pena, con tutti i nostri errori, con le nostre
frenesie, ma viaggia forse, anche tutta la miseria di questo nostro povero mondo
alla deriva.
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un'importante laboratorio linguistico e scenico. Le sue stesse varianti
testimoniano una serie di operazioni che Pirandello svolse a più riprese avendo
come obiettivo una resa sulla scena di maggior sintesi ed efficacia.
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rappresenta "la quintessenza del dramma moderno" (Szondi), è quasi ridicolo
spendere qui parole. Ci limitiamo a dire che forse essa segna la ricomposizione
di quel gigantesco puzzle che è stato l'intreccio tra la vita di Pirandello e la
sua opera di scrittore in un continuo va e vieni dalla realtà alla sua
trasfigurazione.
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scrittore
e della sua arte: il personaggio pirandelliano, scoprendo la propria
inadeguatezza nell’affrontare la realtà, si isola e questo isolamento lo conduce
sempre a una sconfitta che si verifica ancor prima della lotta.
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estimatori - di Andrea Bisicchia;
Il nome e il nume: Alla ricerca della scrittura seconda - di
Umberto Artioli ;
Apologia del regista - di Silvio D'Amico
Il personaggio sequestrato - di Giovanni Macchia
Le prime messinscene - di Alessandro Tinterri
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misteri, è risaputo, è alle origini dell'evento teatrale.
E l'evento teatrale delle origini è la tragedia, che nasce dal ditirambo, cioè
dall'inno originariamente intonato al nume cui è devoluto l'atto rituale - come,
ad esempio, nelle piccole e grandi dionisiache. Il ditirambo, dapprima libero
poi fissato in versi, riunisce in coro attorno all'ara su cui si compie il
sacrificio coloro che vi si votano esprimendosi con il canto.
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trovare a livello astratto e metateatrale
(come hanno già suggerito R. Alongé e R. Luperini.) Perciò sarà anche importante
analizzare la funzione della follia del protagonista. Spesso è stato messo in
rilievo il lato tragico della sua follia e del suo vivere nella maschera eterna. |
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Pirandello e
Artaud. Una nota
Nel n° 24 de
La Criée, del maggio 1923, esce la recensione di Antonin Artaud ai
Sei personaggi in cerca d'autore di Pirandello. La commedia era andata in
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scena il 10 aprile alla Comédie
des Champs-Elysées, con la regia di Georges Pitoeff, che vi aveva anche interpretato il ruolo del Padre. La Figlia era stata Ludmilla Pitoeff e la Madre Marie Kalff (cfr. O. C. II, ed. 1961, pp. 180-82). È la prima recensione importante di Artaud, ed è anche la sua prima impressione di teatro. |
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produzione pirandelliana. Certamente ve ne sono stati altri
anche meno fortunati ma, statistiche alla mano, l’edizione proposta dal
Teatro Stabile La Contrada di Trieste è, dal 1929 a oggi, appena
l’undicesima edizione scenica di O di uno o di nessuno realizzata in
Italia. |
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femminili
che esemplificano diverse maniere di agire le possibilità di “potere” del
proprio sesso.
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sul debutto teatrale di Pirandello, concentrandosi ancora una
volta sulla dimensione ridotta dell’ atto unico. La proposta intende
privilegiare una circostanza obiettiva che favorisce la possibilità di
riconoscere entro l’arco di una misura breve i meccanismi del congegno
compositivo nel trapasso di codice. Perché per l’appunto di questo si tratta: lastoria
interna ha il pregio di visualizzare sotto il rispetto del genere le scelte di
base che propongono in successione le calcolate strategie dell’approccio. |
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