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L'incontro
tra Pirandello e Eduardo avviene nel 1933 al "Sannazzaro" di Napoli.
L' amicizia fra i due dura tre anni durante i quali la "Compagnia
del Teatro umoristico" rappresenta Liolà e Il berretto a sonagli
in versione napoletana.
Nonostante
le influenze , si possono rintracciare significative differenze fra
la concezione teatrale di Eduardo e quella pirandelliana; per
evidenziarle può essere utile l' analisi della trasposizione in
forma di commedia della novella pirandelliana L'abito nuovo
(1937): Una nuova vita (l'abito nuovo) cerca di scacciare la vecchia
e ciò avviene solo quando il protagonista, il signor Crispucci, pur
ferito dal tradimento della moglie , permette alla figlia di godere
dell'eredità. Il pessimismo pirandelliano non scaturisce dalle
strutture sociali ma dall' interiorità dei protagonisti, il pensiero
diventa un chiodo fisso, l' affannosa ricerca di un senso in una
realtà che sfugge e "non conclude".
In Eduardo il motivo dell' onore e dell' orgoglio ferito si mescola
con quello della "carne", l'eredità diventa un pretesto comico ma
diverso dall' "umorismo " pirandelliano. Il dramma affonda nel
sociale, nel contrasto tra classi, tra ricchezza e povertà.
Per
la società la scelta del signor Crispucci è quella di un pazzo ma il
protagonista, immedesimandosi nella "maschera" di folle creata dagli
altri, brinda alla ricchezza ottenuta senza fatica: è il riso,
amaro, di un uomo tradito. La "corda pazza" pirandelliana riaffiora,
trasfigurata dalla "farsa tragica" tipica di Eduardo.
Il mito teatrale pirandelliano della maternità (La nuova colonia)
ritorna in Filumena Marturano.
Nella Nuova Colonia un gruppo di diseredati vuole fondare una
società senza costrizioni né leggi; Currao e La Spera,una prostituta
redenta dalla maternità , sono alla guida di questo tentativo. Gli
egoismi antichi riaffiorano inesorabili: Currao cerca di sottrarre
il figlio alla donna, la terra trema e l'isola viene ingoiata dal
mare; solo La Spera si salva, l'unico valore che resiste è la
maternità.
Filumena è una donna di origine plebea ,ex prostituta si fa
mantenere da Domenico Soriano e si comporta come una moglie,
sacrificandosi per lui. A cinquant' anni Domenico vuole abbandonarla
per sposare una giovane donna ma Filumena gli fa credere di essere
in punto di morte e di volerlo sposare come estremo desiderio.
Domenico acconsente e solo dopo scopre l'abile inganno.
La donna reclama i propri diritti , ha bisogno di essere mantenuta
da Domenico, vuole garantire un futuro ai suoi tre figli avuti da
uomini diversi. Nel momento dello scontro, Filumena confessa
all'uomo che uno dei tre è suo figlio, senza però rivelare quale.
Domenico accetta alla fine tutti e tre i figli, la donna piange, di
gioia:
"...'E figlie so' ffiglie ...E so' tutte eguale..."
Filumena Marturano è uno dei più grandi ritratti femminili della
storia del teatro , un carattere completo, costruito con
introspezione continua , alla ricerca di tutti i recessi dell' animo
umano. Da prostituta a mamma , da mamma a moglie, attraverso le
sofferenze, fino al trionfo dei sentimenti, alla ricomposizione
finale.
In Pirandello ,invece il mito della maternità ,forza suprema, si
staglia su un fondo di desolazione totale, di cupo pessimismo.
Nella commedia Ditegli sempre di sì (1927) sono presenti
suggestioni pirandelliane, soprattutto il motivo della follia e
dell'incomunicabilità: Il dramma di Michele consiste nella parola
che non viene usata nel suo significato proprio ma in quello
metaforico. Michele reclama l'uso delle parole appropriate, quasi
per avere la sensazione di impadronirsi del vero senso delle cose:
"C'è la parola adatta, perchè non la dobbiamo usare?".
Michele sembra credere che ,grazie alle parole giuste, il senso
delle cose sia conquistabile e si possa così superare l'isolamento
per comprendersi e dialogare.
Nei
Sei personaggi in cerca di autore, il Padre denuncia invece
l'impossibilità di comunicare anche con le parole "appropriate" che
hanno un significato per chi le pronuncia e un altro per chi le
ascolta. Una discrasia invalicabile, la dissoluzione del senso del
reale in "centomila" mondi individuali ed inesorabilmente soli:
"...E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole che dico io
metto il senso e il valore delle cose che sono dentro di me ; mentre
chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che
hanno per sè, del mondo che egli ha dentro? Crediamo di intenderci;
non ci intendiamo mai!"
Pirandello scompone la realtà ,universalizza il dramma della parola
astraendolo ed elevandolo a discorso filosofico, Eduardo rende
concreta la difficoltà di comunicare, la rappresenta in un
personaggio e nella sofferenza di tutta la sua vita.
La maschera non è più "nuda" ,non scava nell' essenza ma si lega
alla storia di un personaggio ed è inscindibile da esso.
Il motivo del gioco delle parti in Pirandello tocca l' essenza del
reale, la vita e il teatro si mescolano in modo doloroso , per
Eduardo invece "la parte" è il frutto della crudeltà umana ,un fatto
individuale del soggetto.
La parte di Amleto (1940) è la storia di un vecchio , un
attore fallito, ridotto a fare il cameriere presso una compagnia
teatrale, gli altri gli fanno credere che potrà interpretare il
ruolo di Amleto per la defezione del protagonista. E' un'amara
burla.
In Io, l'erede (1942), Ludovico assume, in casa dell'
avvocato Amedeo Selciano, la parte del proprio padre, Prospero
Ribera, e pretende di usufruire della stessa ospitalità . L'esito è
paradossale: Ludovico smaschera i vizi e le ipocrisie dei Selciano e
sostiene con disarmante linearità che la beneficenza è una sorta di
egoismo dissimulato.
Il gioco delle parti e quello della finzione sono presenti in altre
due commedie Non ti pago (1940) e Questi fantasmi
(1946):
Nella prima il signor Bertolini vince quattro milioni con i numeri
che il padre di don Ferdinando gli ha dato in sogno nella casa
datagli in affitto. Don Ferdinando, gestore del lotto, rifiuta di
pagargli la somma, convinto che il padre volesse dare a lui i
numeri. Eduardo confonde sogno e realtà , il gioco delle parti della
vita crea situazioni comiche e spunti farseschi. Il Bertolini
restituisce il biglietto a Don Ferdinando per riceverlo poi
nuovamente come regalo di nozze per la figlia.
Eduardo indaga i sentimenti, aspira alla comprensione umana, alla
solidarietà distrutta dai tempi, Pirandello ricerca invece fratture
e contraddizioni , discrasie non ricomposte.
Le maschere sono ben visibili in Eduardo: in Questi fantasmi
vi sono le proiezioni della nostra coscienza e dei nostri bisogni.
L'uomo crede ai fantasmi per non credere alla realtà che pure ha ben
compreso ma non vuole accettare. L'amante della moglie è reale ma si
dissolve nel fantasma benefattore...I Fantasmi da esorcizzare sono
quelli inconsci, i fantasmi "veri" , gli uomini intorno a noi,
diventano illusioni che ci aiutano a sopravvivere.
Eduardo cerca il contatto con la realtà, secondo lui il senso delle
cose, per Pirandello così sfuggente, può essere raggiunto: il
personaggio può inserirsi nella rete del vivere comune e la
finzione, il fantasma, è solo una via per non soccombere. Le
maschere dunque si animano , sono vive e palpitanti. Il personaggio
è amaro, ironico, ma agisce in funzione del coro.
Daniela Leuzzi
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