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Certo un oggetto può piacere anche per se stesso, per la diversità delle sensazioni gradevoli che ci suscita in una percezione armoniosa; ma ben più spesso il piacere che un oggetto ci procura non si trova nell'oggetto per se medesimo. La fantasia lo abbellisce cingendolo e quasi irraggiandolo d'immagini care. Né noi lo percepiamo più qual esso è, ma così, quasi animato dalle immagini che suscita in noi o che le nostre abitudini vi associano. Nell'oggetto, insomma, noi amiamo quel che vi mettiamo di noi, l'accordo, l'armonia che stabiliamo tra esso e noi, l'anima che esso acquista per noi soltanto e che è formata dai nostri ricordi.

.: Il Fu Mattia Pascal . Capitolo 9 :.

Updated  07.05.2008

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20/12/2000

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Biografia

La crisi dell'uomo contemporaneo trova nell'arte di Luigi Pirandello un testimone e un'interprete d'eccezione. Con la sua intensa e spregiudicata attività letteraria, rappresentata soprattutto dalla sua opera di narratore e di drammaturgo, Pirandello compì una spietata esplorazione della condizione dell'uomo del suo tempo, del suo smarrimento, della sua dissipazione morale, della sua disperata solitudine. L'attività più intensa del Pirandello si svolse in un momento particolarmente tormentato della nostra storia e cioè nel trentennio che va dal 1900 al 1930. Sono gli anni in cui si prepara la prima guerra mondiale: un periodo confuso non soltanto sotto l'aspetto politico e sociale, ma anche in quello letterario. Già negli ultimi decenni dell'Ottocento ,nella letteratura e particolarmente nel teatro, si cominciò ad avvertire un senso di stanchezza e di amara delusione, che rispecchiava la situazione psicologica in cui si trovava la società borghese post-risorgimentale.Al Positivismo,che aveva esaltato l'intelletto umano come capace di costruire un nuovo mondo di felicità sociale e di grande progresso, subentra il Decadentismo con la sua ansia metafisica, col gusto dell'ignoto e dell'inconscio, con le sue incertezze e le sue contraddizioni.....

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Teatro

Nel luglio del 1916, dopo il fortunato esito di Pensaci, Giacomino! Pirandello scriveva al figlio Stefano: ... La commedia 'Pensaci, Giacomino!' ha avuto una serie di repliche con esito felicissimo e correrà certo la penisola trionfalmente. Musco è entusiasta della parte... Ho preso l'impegno di scrivergli un'altra commedia per il prossimo ottobre, e spero di mantenerlo, benché il teatro, come tu sai, mi tenti poco. E in effetti Pirandello giunse al teatro relativamente tardi, dopo aver scritto alcuni romanzi e centinaia di novelle, e quasi controvoglia. Tuttavia il teatro costituì, in qualche misura, lo sbocco naturale dell'arte pirandelliana. Non solo perché all'epoca in cui Pirandello si dedicò precipuamente alla composizione drammatica - gli anni intorno alla prima guerra mondiale - le novelle contenevano già un impianto teatrale fatto di intensi, quasi frenetici dialoghi; ma anche perché tutto lo sviluppo della sua tematica artistica conteneva un elemento di teatralità.

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Le Novelle

Parte della critica ha creduto di rintracciare una linea di sviluppo definitiva all'interno dell'opera narrativa del drammaturgo, ora contrapponendo le novelle ‘siciliane' alle ‘borghesi', ora invece sottolineando l'evoluzione della poetica pirandelliana da una prima fase genericamente veristica fino all'etrema caratterizzazione surreale. Ma il realismo, l'interesse sociologico delle novelle sono soltanto apparenti: i personaggi, siano essi i piccoli borghesi capitolini o i contadini siciliani, possono essere presi dal vero ma vengono deformati dalla penna del narratore che li tramuta in maschere, caricature estreme di un'unica radicale incapacità di vivere. In realtà la produzione del Pirandello novelliere ha carattere aperto, con connotati di vero e proprio laboratorio per sperimentazioni di forme narrative. Le novelle hanno soprattutto rappresentato per l'autore un banco di prova sul quale saggiare quei temi portati a piena maturazione negli altri generi, in particolare nel teatro.

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Scritti e discorsi

Chi lavora con serietà, altezza e nobiltà d'intenti sa che conto si possa fare (e si debba dunque fare) della critica contemporanea, perché considera che non è possibile ai troppo vicini vedere dove e quanto uno scrittore nella sua opera sia riuscito a liberarsi della sua temporalità, vale a dire di tanti elementi, spesso incoercibili, che sono del tempo e nel tempo, e che concorrono naturalmente a condizionare l'opera.
Liberarsene vuol dire superarli, assorbendoli in una forma che sia per se stessa compresente d'ogni tempo.
Ora appunto questo la critica contemporanea difficilmente riesce a discernere, mentre ancora vivono e consistono quei temporanei elementi: se cioè un'opera si sorregga soltanto su questi, da tutti sottintesi, ma non da essa veramente assorbiti e superati.

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Il Nobel

Il 9 novembre 1934 Luigi Pirandello ricevette a Roma il telegramma con cui Per Hallström, segretario permanente dell’Accademia di Svezia, gli comunicava l’avvenuta assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura. La sua casa di via Antonio Bosio, una traversa della Nomentana, fu invasa quello stesso giorno, racconta Gaspare Giudice nella sua bella biografia, da giornalisti e fotografi, e lo scrittore dovette adattarsi a mettersi in posa curvo sulla macchina da scrivere dove batté su un foglio una sola ripetuta esclamazione: «pagliacciate! pagliacciate!…» (Giudice 1963, p. 531). Era un modo tipicamente pirandelliano di irridere a se stesso e al rituale delle interviste, a cui peraltro spesso consentiva o doveva consentire, come è ovvio Quando si è qualcuno. Nella commedia rappresentata con quel titolo in Argentina l’anno prima aveva tramato la beffa di un vecchio scrittore che invano tenta di cancellare i più resistenti stereotipi della sua fama letteraria.


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La storia

Si ripropone la storia di Pirandello poeta, saggista e narratore, a partire dal periodo della formazione culturale e degli esordi letterari fino ai mesi che precedono la morte, quando lo scrittore siciliano appare ancora fortemente impegnato nella scrittura delle sue ultime, intensissime, novelle.

 

Se Pirandello è conosciuto in Europa e nelle Americhe soprattutto come autore di drammi teatrali, è anche vero che l’autore siciliano, a ben considerare, si rivela uno dei più importanti narratori del Novecento italiano. Senza dire che le stesse sue poesie hanno costituito un importante "serbatoio" di temi per le novelle e i romanzi, e che la stessa produzione saggistica ha accompagnato in maniera significativa l'attività dello scrittore. Basterebbe pensare, in proposito, al saggio più noto di Pirandello, L'umorismo, che dà una impronta ai romanzi più innovatori, come i Quaderni di Serafino Gubbio operatore o Uno, nessuno e centomila.Si tende dunque a presentare l'itinerario biografico-culturale dell’autore, dalle prime prove poetiche ai suoi interessi di letterato e saggista per i problemi dell'arte moderna.Si tratta di un itinerario che nasce dentro un periodo di crisi della cultura italiana tra Otto e Novecento: e tenderà a svilupparsi in maniera sempre più decisa verso una complessa produzione narrativa. Di quest'ultima si illustreranno temi e figure principali, mettendo pure in evidenza il rapporto di Pirandello con la cultura europea, ovvero con importanti intellettuali e scrittori.


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I Romanzi

Dopo la laurea filologica a Bonn, Pirandello visse a Roma fin dal 1892, e qui, nel 1901, pubblicava, tra il giugno e l'agosto, il romanzo L'esclusa sulle colonne de "La Tribuna" (il romanzo verrà poi edito in volume nel 1908).

Si tratta di una prima espressione letteraria, non ancora pienamente matura, nella quale l’influenza della prosa naturalista, sulla base di modelli costituiti da Giovanni Verga, o da un autore vicino al Pirandello come Luigi Capuana, si manifesta in un tono cronachistico, talora freddo e distaccato, rispetto ad una vicenda che, invece, presenta già i caratteri dei più maturi intrecci pirandelliani.

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Le Poesie

Noto soprattutto per le numerose e caratteristiche novelle, le singolari opere teatrali e gli altrettanto peculiari romanzi, Pirandello, agli albori della sua carriera, fu anche poeta. Un poeta che, nonostante fosse solo agli inizi, lasciava già intravedere chiare tracce non solo del suo inconfondibile stile, ma soprattutto della sua particolare visione del mondo e della natura umana. Nel 1960 vennero per la prima volta pubblicate in un’unica raccolta tutte le opere poetiche dell’autore, accompagnate da testi inediti pazientemente ricercati e recuperati fra i numerosi scritti sparsi.

L’amore ed i rapporti fra uomo e donna, tematiche chiave in Pirandello, spesso trasfigurate da ambientazioni irreali e mitiche, mostrano già quelle lacerazioni e contraddizioni che col tempo diventeranno segni distintivi dell’intera opera pirandelliana.

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Articoli e Saggi

Pirandello morì in un anno particolarmente carico di storici eventi.
Egli aveva parlato più di una volta del «piacere della storia». «Nulla di più riposante della storia, signori» aveva esclamato un suo personaggio. «Tutto nella vita si cangia continuamente sotto gli occhi. Nulla v'è di certo. Mentre nella storia tutto è determinato, tutto è stabilito.» E ogni effetto continuava segue obbediente alla sua causa con perfetta logica, e ogni avvenimento si svolge preciso e coerente in ogni particolare, col signor duca di Nevers, che il giorno tale, anno tale ecc. ecc.
Gli avvenimenti accaduti in quell'anno non erano ancora storia. Erano vita, l'incerta vita. Ma era sicuro che in Spagna, in quell'anno 1936, dopo l'assassinio di Calvo Sotelo, capo dell'opposizione spagnola, scoppiò la rivoluzione franchista, e che nell'agosto dello stesso anno il poeta García Lorca, all'alba, all'uscita dal villaggio di Viznar, in un bosco d'ulivi, fu giustiziato.

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La Poetica

Al centro, sia della concezione realistico-verista che di quella del Decadentismo, e quindi dell'umorismo pirandelliano, troviamo il fatto, ciò che è accaduto secondo la volontà o indipendentemente dalla volontà dei protagonisti.
All'interno del verismo il fatto viene rappresentato come l'accadimento in atto, anello di una catena interminabile di cause-effetti, nella quale ogni fatto è conseguenza di quello precedente e causa di quello seguente. Non se ne indagano le cause e non se ne cercano le conseguenze perché cause e conseguenze sono naturali e indipendenti dalla volontà` dell'individuo, che deve subirle senza ribellarsi, se non vuole cadere in una condizione sociale peggiore della precedente.
In Verga sono i fatti e la condizione sociale che determinano le caratteristiche del personaggio, imponendogli un certo modo di agire, spesso disumano e lontano da un qualche fondamento di ragionevolezza: sul piano del fatto ricchi e poveri sono sottomessi allo stesso destino, in quanto già alla nascita la loro condizione è segnata da limiti precisi ed invalicabili, contro i quali è inutile ribellarsi, limiti che ne determinano lo stato di vinti. Pirandello prende coscienza, fin dai primi anni della sua produzione letteraria, che il fatto non poteva essere rigidamente costituito, ma doveva essere indagato e analizzato nelle sue cause e proposto soprattutto nelle sue conseguenze, perché sono queste che pesano come un macigno sull'esistenza degli uomini e quindi dei personaggi.

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