Luigi Pirandello e le biblioteche
5 - I Dioscuri del
Regime
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Internet Culturale
E d'Annunzio? Resta impassibile dinanzi alle accuse? Non risulta
neppure che i due si siano conosciuti o che abbiano direttamente
comunicato prima del 1926: una lettera del Capo-comico giunge
allora al Vittoriale, con la richiesta di «rinnovare in Roma i
fasti» della Nave o della Figlia di Iorio.
Nel
conto delle intese e delle tensioni vanno tenute le avances
rivolte da Pirandello alla Duse da un lato, e dall'altro le
galanterie (doni e lusinghe) che d'Annunzio riserva a Marta, per
lui Martha, Abba.
Ma prima di giungere alla concordia discors imposta ai due
dal regime in un'occasione di parata qual é il Convegno Volta del
1934, molt'acqua é scorsa sotto i ponti di una rivalità che conta al
proprio attivo non poche stoccate.
Due lustri dopo, la Figlia di Iorio sederà gli animi, benché
Pirandello non abbia desistito dalle censure commemorando Verga
all'Accademia d'Italia nel 19l4. Non ignora i favori che Mussolini
concede a d'Annunzio; ma mentre prima erano le frustrazioni a
secernere il veleno, ora é il successo a incattivirlo: a fama e
riconoscimenti del resto la patria non corrisponde com'é nelle
attese di una lunga e sofferta emarginazione. Il regime colma di
lusinghe la cattività del Vate, rilutta invece a consegnare nelle
mani di chi saprebbe risollevarle le sorti del Teatro italiano.
Nel carteggio con Marta Abba, soprattutto durante la trasferta
berlinese patita come un esilio, Pirandello dà sfogo allo sconforto.
Ha sacrificato la sua nuova ricchezza all'impresa del «Teatro
d'Arte», naufragata perché gli é venuto meno il sostegno decisivo
del regime; tanto vale, ancora una volta, vivere un'altra vita:
quella che si scrive, quella dei Personaggi assillanti e riottosi,
che torturano il torturatore.
Anche per d'Annunzio gli ultimi anni si venano di delusione. Non
avrebbe potuto esser lui il Duce d'Italia?
Il tempo che passa, insomma, smussa le punte di entrambi e i
riguardi scambievoli del 1934 non sembrano esclusivamente di
maniera. Rivolto ad Antonio Bruers, vice-cancelliere dell'Accademia
d'Italia, di stanza spesso al Vittoriale per la sistemazione di
Archivio e Biblioteca, l'apprezzamento nei confronti di Pirandello
viene formulato perché giunga al regista-interprete:
«Sono certo che la nuova interpretazione per merito di Luigi
Pirandello rivelerà forse per la prima volta la bellezza vera di
quella dialogata canzone».