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Luigi Pirandello e le biblioteche

3 - Il Giudizio su pascoli

Testi ed immagini da Internet Culturale

 

E’ in una lettera di Pirandello a Mastri che compare il doppio bersaglio - Pascoli e d'Annunzio - della sua polemica di sempre: “Lasci ad altri parentetiche e interrogative retoriche, le lasci pure a Pascoli e d'Annunzio, la cui arte, com'Ella sa, detesto (avrò torto!) con tutte le forze dell'anima: quella del Pascoli per una ragione, quella di d'Annunzio per centomila. L'uno mi dà l'asma, l'altro... - ma forse non siamo d'accordo su questo giudizio, caro Mastri. Ma non importa, ciascuno per la sua via, nella libertà dell'arte».
Un aggiustamento di tiro, a questo punto, s'impone almeno per Pascoli. La cerchia del «Marzocco», alla quale Mastri appartiene, va sostenendo il poeta romagnolo specie tramite Gargano, e non sarà il caso di infierire contro interlocutori che gli premono. Tiene perciò a precisare:
«Riconosco, badi, pregi d'ispirazione sincera e anche di fattura, nel Pascoli, ma non mi pare che bastino a compensare i gravissimi difetti. L'originalità di questo poeta mi sembra in gran parte accattata, cercata faticosissimamente con mezzucci di forma, strambi, astrusi, e giocolamenti di stile e scherzetti d'ombre».
Insomma, ecco molto in anticipo le riserve di Croce, e quelle di d'Annunzio, che discorrendo un giorno con il romagnolo Mussolini darà di Pascoli questa lapidaria definizione: «grandissimo poeta del meschino arzigogolo e perfin del bisticcio peregrino».


 Ma con alcuni correttivi, limitatamente al Pascoli, l'opinione di Pirandello andrà mitigandosi nel tempo. Lo testimoniano innanzitutto Le canzoni di re Enzio fittamente annotate (e istoriate), superstiti nella sua Biblioteca; e una pagina del prediletto Micheli (Letteratura che non ha senso, 1900) ricopiata dall'autore dell’Umorismo dove  una myrica viene presa quale esempio di poesia favolosa.

 

Inizio pagina

 

 

Per memorizzare il passo Pirandello produce così quegli innumerevoli foglietti scambiati spesso per suoi, contenenti cioè sue osservazioni, e che viceversa appartengono al laboratorio del prensile lettore.
Degno di nota anche un ultimo segnale del giudizio che si é via via mitigato: l'accesso, finalmente, alla repubblica delle lettere smussa le punte polemiche e il Pirandello dei Sei personaggi é disposto a concessioni benevole. Egli certo nega di appartenere alla schiera dei decadenti (un tempo diceva «cascanti») ormai obsoleti, fra i quali, tuttavia, Pascoli resta il più attuale.
Siamo al 4 dicembre 1921 quando il drammaturgo celebrato risponde alla recensione dei Sei personaggi procurata per il «Convegno» da Eugenio Levi:
«Lei crede che la mia arte sbocchi "fatalmente in quella che in senso largo si può chiamar decadema" e che sia da collocare "tra le varie esperienze per cui é passato lo spirito italiano nell'ultimo ottocento", e pone quello che chiama il mio nichilismo tra le varie avventure, che oggi ci sembrano così lontane, del verismo asimbolico di Verga, dell'estetismo furente del d'Annunzio e dell'impressionismo crepuscolare del Pascoli.


Ebbene no, caro Levi, sembrano così lontani anche a me - lontanissimi - il Verga e il d'Annunzio. Forse un po' meno il Pascoli, la cui angosciata sensibilità può sonare ancora "attuale” . Come vuol mettermi tra loro? in un'avventura di "ieri"? Sono purtroppo e "senza alcun sospetto" nell'avventura "d'oggi" e "di domani" Guardi me l’ha detto, or è poco, e fatto vedere e toccare con mano il Tilgher parlando dei "relativisti contemporanei", tra i quali mi mette e tra i quali con mia grande sorpresa mi son dovuto riconoscere, tardi apprendendo ciò che essi dicono, e che é proprio lo stesso – o su per giù - di quanto ho detto e séguito a dire io, senz'avere la più lontana notizia di loro, perché da me solo e dai tormenti del mio spirito e dalle tragiche oscure esperienze della mia vita, illuminata dal mio solo intelletto, é venuta questa mia coscienza del mondo.


La quale, mi permetta di dirLe, caro Levi, non é per nulla nichilista, come a Lei pare perchè ritorna per necessità, inevitabilmente all'Assoluto, che solo per necessità "appare" negato in quanto é l'Infinito che necessariamente "si finisce" in forme, che non sono un male di cui ci si debba "liberare", ma la "vita" (o il male della vita, se Lei vuole) che è da soffrire inevitabilmente, in questo "esilio" della forma».


 

Luigi Pirandello e le biblioteche

Copertina

1 - Ginnastica da camera:

Le Letture di Pirandello

2 - Metrica e poesia

3 - Il giudizio su Pascoli

4 - Contro d'Annunzio

5 - I dioscuri del Regime

6 - Pirandello dantista

7 - O poeta o filologo:

la vocazione letteraria

8 - L'amore per il teatro

9 - Pirandello e i libri

10 - Il via vai dei libri

11.Il cacciatore di parole

Intorno Pirandello

Pirandello e il suo tempo

1. La vita e le opere

2. La vita politica e sociale

3. La vita letteraria e artistica

Giancarlo Mazzacurati

Il doppio mondo di Serafino Gubbio

Simona Micali

Pirandello e il mito come archetipo

Introduzione

Capitoli »»

1

2

3

4

5

Andrea Camilleri

Il Padre nei Sei Personaggi

e il padre di Pirandello

Fausta Samaritani

Luigi Pirandello, una vita da autore

Daniela Leuzzi

Pirandello e Eduardo

Corrado Alvaro

Prefazione a Novelle per un anno

Luciano Lucignani

Sei donne in cerca di Pirandello

Giovanni Macchia

Pirandello a sessant'anni dalla morte

Paolo Spinicci

La teoria dell'umorismo

in Luigi Pirandello

Giorgio Patrizi

Pirandello e l'umorismo

Tesina

Pirandello tra vita e forma:

Il fu Mattia Pascal