Luigi Pirandello e le biblioteche
2 - Metrica e poesia
Testi ed immagini da
Internet Culturale

ndubbiamente narratore e drammaturgo più che poeta, sono emerse alla
luce le letture che hanno condotto Pirandello a formulare una sua
teoria del Personaggio umoristico, e di qui alla teatralizzazione
della narrativa. Un poco in ombra resta invece l'officina del poeta,
che si picca di esserlo anche contraddicendo (umoristicamente) le
proprie attitudini. Così, rammaricandosi di esercitare - come dice –
la «professione di novellaro», lamenta la scarsa fortuna della sua
poesia presso gli editori:
«nessuno pensa più che cominciai da poeta».
E dire che al tempo di queste battute - siamo nel 1904 - sembra
essersi messo infine il cuore in pace. Non si era però ancora
rassegnato ai ripetuti dinieghi quando pativa l'impossibilità di
dare alle stampe la raccolta Labirinto: confessa di
«struggersene», cercando in ogni modo di spianare la via al libro,
forse anche con uno scritto di metrica militante, al quale deve
avere dato mano visto che si diffonde con Adolfo Orvieto intorno
allo studio «rivoluzionario» che propone al «Marzocco» nel 1901:
«[...] Le invio la prima parte d'un articolo, in cui ho raccolto la
parte polemica d'un mio lungo studio su la Metrica, che
mi costa parecchi anni di assiduo lavoro. Mi sembra che questo
articolo possa vivamente interessare tutti i cultori di poesia, e
non debba passare inosservato. E’ addirittura rivoluzionario! E sarà
come una iniezione di ossigeno, alla maniera del dott. Ox, ai
parrucconi della scienza metrica.
Se questa prima parte Le piace, mi affretterò a mandarLe la seconda,
prima di sabato».
Si direbbe che gli prema la pubblicazione urgente della sua
Metrica, d'altronde accolta con favore dalla rivista, perché
la seconda puntata giunge poco dopo a Firenze, precisandosi ora
anche il titolo dell'annoso lavoro, polemico fino alla provocazione:
«mi affretto a rimetterLe la seconda parte dell'articolo Il
ritmo nella poesia. Vedrà che farò strillare certamente
qualcuno. Ho dubitato per un momento che questo mio studio non fosse
acconcio al nostro Periodico, ma poi ho detto a me stesso: - O
perché il Marzocco, così vivo e battagliero in tanti altri campi,
non dovrebbe esserlo pure in quello dell'erudizione? Erudizione, per
modo di dire: lo studio, come Ella vede, é tutto contro l'erudizione
dei parrucconi, e si fa forte delle leggi della natura.
Inizio pagina

Mi resta ancora da mandarLe la terza ed ultima parte; e lo farò sui
primi della settimana ventura».
Non resta traccia, purtroppo, del lungo saggio, né le lettere
successive ai fratelli Orvieto torneranno sull'impresa battagliera,
di cui é davvero inverosimile che nulla sia rimasto: non verrà
riesumata neppure in Arte e scienza, il volume di saggi
che nel 1908, in tutta fretta, Pirandello allestisce per l'
assegnazione della cattedra ordinaria, riproponendo lavori anche
antichi.
Puntuali digressioni intorno alla metrica non mancano comunque fra
quelle pagine, a cominciare da un paragrafo contenuto nel saggio
d'apertura che dà il titolo al libro, «come usa in Francia»,
rileverà un poco velenoso uno dei commissari. Discorrendo delle
«regole istintive» della creazione artistica, Pirandello si rivolge
esemplarmente a quelle del verso, appoggiandosi a uno dei suoi
grandi maestri, il grecista Fraccaroli. Dalla sua viva voce,
l'allievo ha appreso nell'ateneo palermitano i principi D'una
teoria razionale di metrica italiana, edito proprio
nell'anno, il 1887, del suo noviziato universitario. E con note di
lettura la preziosa guida alla versifícazione si conserva nella
Biblioteca del Pirandello che a quelle pagine torna senz'altro
allorché gli accade di riferirsi alle «sillabe lunghe» o al «ritmo
anapestico».
Lettore e seguace di Tommaseo, che sostiene i vantaggi
dell'assonanza rispetto alla rima, Pirandello predilige però i versi
rimati.