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Luigi Pirandello e le biblioteche

11 - il cacciatore di parole

Testi ed immagini da Internet Culturale

 

La Biblioteca di Pirandello ci restituisce, se sfogliamo i libri superstiti, un cacciatore di parole. Il glottologo laureato a Bonn si rivela un lettore straordinariamente attrezzato. Le glosse marginali sono spesso documentarie, ma accanto ad esse altri segni di lettura testimoniano che é la questione della lingua a mobilitare in primo luogo il narratore o il drammaturgo.
Un ricco laboratorio si dischiude così a chi esamina i segni apposti di volta in volta nei libri che Pirandello sceglie, fínalizzando quanto legge alla compilazione di un proprio vocabolario. Del resto, anche i Taccuini consistono per lo più in repertori linguistici: glossari dove si tesaurizzano segmenti del discorso pronti per l'uso.
A muovere l'interesse spesso é la normalizzazione della pronuncia dialettale, siciliana e non, e lo stesso accade in quelle pagine dei Taccuini in cui Pirandello fissa locuzioni vicine al parlato quale canovaccio della scrittura a venire. Così almeno sembra, anche stando ai pronunciamenti di poetica: «il soggetto [dell'opera] é un germe che tante volte può esser contenuto in una parola colta in una conversazione».

 

Inizio pagina

 

Finora però ben poco si conosceva del laboratorio pirandelliano perché si potesse condurre un'indagine sulla sua tesaurizzazione lessicale: due fogli - per esempio - del Taccuino cosiddetto di Coazze, stesi durante il soggiorno a Montepulciano del 19036. Materia troppo scarna per desumerne una prassi costante, che invece un ricco reperto, di recente emerso, suggerisce al di là delle congetture azzardate. É così ormai evidente: Pirandello compila instancabile lunghe liste di motti, frasi idiomatiche, battute di dialogo... che troveranno poi corrispondenza nell'opera.
Il lavoro di scavo rivela quindi da un lato il lettore sagace, pronto ad appropriarsi della coeva saggistica militante; dall'altro, se ci si attiene a Foglietti e Appunti, sorprendiamo il previdente accumulatore di formule, dettami, dichiarazioni di principio.
Alla fine della sua vita, nonostante il particolare, intimo rapporto che lo scrittore intrattenne con i libri, Pirandello esibisce una  certa “noncuranza”:
“Non sono punto bibliofilo. Le edizioni rare e preziose non mi dicono nulla. Anche nel libro quello che conta, quando c’è, è lo spirito. Il resto è carta che ingombra. Non credo di possedere tutti i libri che ho stampati e che mi sono stati tradotti.” E ancora: “ oramai non tengo a conservare specialmente nulla!. Non ho più casa mia. Vado da un paese all’altro... Viaggio. Sono un viaggiatore senza bagagli”.
Quella estraneità dal mondo che culminerà nelle ultime volontà da rispettare “Bruciatemi. E il mio corpo, appena arso, sia lasciato disperdere; perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me”.

 

Luigi Pirandello e le biblioteche

Copertina

1 - Ginnastica da camera:

Le Letture di Pirandello

2 - Metrica e poesia

3 - Il giudizio su Pascoli

4 - Contro d'Annunzio

5 - I dioscuri del Regime

6 - Pirandello dantista

7 - O poeta o filologo:

la vocazione letteraria

8 - L'amore per il teatro

9 - Pirandello e i libri

10 - Il via vai dei libri

11.Il cacciatore di parole

Intorno Pirandello

Pirandello e il suo tempo

1. La vita e le opere

2. La vita politica e sociale

3. La vita letteraria e artistica

Giancarlo Mazzacurati

Il doppio mondo di Serafino Gubbio

Simona Micali

Pirandello e il mito come archetipo

Introduzione

Capitoli »»

1

2

3

4

5

Andrea Camilleri

Il Padre nei Sei Personaggi

e il padre di Pirandello

Fausta Samaritani

Luigi Pirandello, una vita da autore

Daniela Leuzzi

Pirandello e Eduardo

Corrado Alvaro

Prefazione a Novelle per un anno

Luciano Lucignani

Sei donne in cerca di Pirandello

Giovanni Macchia

Pirandello a sessant'anni dalla morte

Paolo Spinicci

La teoria dell'umorismo

in Luigi Pirandello

Giorgio Patrizi

Pirandello e l'umorismo

Tesina

Pirandello tra vita e forma:

Il fu Mattia Pascal