Luigi Pirandello, una vita da autore
di Fausta Samaritani
da
Repubblica Letteraria
Gli esordi
Una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino
solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un
altipiano d’argille azzurre sul mare africano. Con queste parole
Luigi Pirandello racconta la sua venuta al mondo, il 28 giugno 1867.
La casa natale, presso Girgenti, oggi Agrigento, si chiama Caos. Io
dunque sono figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta
realtà (da Frammento d’autobiografia). Luigi è il secondogenito dei
sei figli di Stefano Pirandello, un garibaldino che aveva combattuto
in Aspromonte, e di Caterina Ricci-Gramitto. A Palermo, negli anni
del Liceo, Luigi scrive già testi per il teatro. Al Bellini assiste
ad una recita di Eleonora Duse. Prima di partire per Roma, dove è
iscritto a Filosofia e Lettere, si fidanza con la cugina Rosalia.
Per contrasti con l’insegnante di Lingua e Letteratura latina, nel
1889 si trasferisce all’Università di Bonn. Partecipa alla vita
spensierata degli studenti e si innamora di Jenny Schulz-Lander,
figlia di un ufficiale, una ragazza bella, brillante, solare. Nel
1891 si laurea in Filologia romanza, con una tesi sulla parlata di
Girgenti. Nelle lettere ai familiari dimostra nostalgia per la
Sicilia e descrive episodi minuti, di tutti i giorni. Palesa la sua
vocazione di scrittore e si lamenta per l’aridità della glottologia.
Si sente affaticato e soffre di disturbi neuro-vegetativi. Nel 1889
pubblica Mal giocondo, il suo primo libro di versi. Rompe il
fidanzamento con Rosalia, poi si distacca anche da Jenny. Si
trasferisce a Roma, dove entra in contatto con l’ambiente
letterario. Tra la carriera scientifica e quella artistica ha scelto
la seconda via.
Intorno a Luigi Capuana si raccolgono molti scrittori, soprattutto
del Meridione, che in opposizione a D’annunzio seguono le diverse
strade del Verismo. Luigi Pirandello fa amicizia con il critico
d’arte e disegnatore Ugo Fleres, con Giustino Ferri redattore del
“Capitan Fracassa” e del “Fanfulla”, con il socialista umanitario
Giovanni Cena redattore capo di “Nuova Antologia”, con Giuseppe
Màntica che insegna Letteratura al Magistero, con Tommaso Gnoli
figlio del poeta Domenico, con il grecista Ettore Romagnoli, con
Nino Martoglio, con Ugo Ojetti, con Lucio d’Ambra (pseudonimo di
Renato Eduardo Manganella) narratore drammaturgo e francesista.
Capuana lo inizia alle scienze esoteriche e lo attrae nel mondo
della narrativa. Pirandello pubblica nel 1896 una traduzione in
distici delle Elegie romane di Goethe. A Monte Cavo scrive il primo
romanzo, L’esclusa, che esce a puntate nel 1901 su “La Tribuna”.
Vite tormentate e passioni estreme si materializzano nelle sue prime
novelle: La ricca e Creditor galante. Quasi ogni giorno si reca da
Capuana. Nella descrizione della casa del romanziere Ludovico Nota,
in Vestire gli ignudi, rievocherà l’atmosfera di casa Capuana, al
punto che la vedova lo accuserà di aver plagiato la novella Dal
taccuino di Ada.
Nel 1902 esce il secondo romanzo, Il turno. A Palermo conosce
Antonietta Portolano e pochi mesi dopo la sposa. La coppia vive a
Roma, in via Sistina, dove nasce il primo figlio, Stefano. La
secondogenita Lietta vede la luce a palazzo Odescalchi-Simonetti, in
via Vittoria Colonna; poi nasce Fausto, che sarà pittore. Luigi non
risparmia le cure paterne e nelle lettere ai familiari parla con
tenerezza dei figli. Casa Pirandello è un cenacolo letterario; ma
con gli amici letterati, Pirandello si ritrova anche alla “terza
saletta” del Caffè Aragno in via del Corso o al Bussi in via Veneto.
Durante questi incontri nasce l’idea della rivista letteraria
“Ariel” e Ugo Fleres si incarica di disegnarne la testata.
Pirandello ha la cattedra di Linguistica e Stilistica al Magistero e
collabora a molte riviste, con critiche letterarie, novelle, saggi,
poesie. Dal 1896 scrive su “Il Marzocco” (diventa amico del
direttore-editore Angelo Orvieto) e dal 1902 collabora a “Nuova
Antologia”, dove nel 1904 pubblica a puntate Il fu Mattia Pascal.
Dolore e creatività
La notizia dell’allagamento della solfatara di Aragona, dove Stefano
Pirandello aveva investito i risparmi, determina in famiglia una
crisi di liquidità. Antonietta è minacciata da continui disturbi
nervosi e alterna periodi di calma con altri di crisi. Luigi
trascorre le villeggiature a Girgenti, nella speranza che Antonietta
trovi in Sicilia un po’ di serenità.
Nel 1901 Luigi si reca a Coazze, in Piemonte, ospite della sorella
Lina. Di quel soggiorno ci resta un delizioso taccuino, con appunti
su luoghi visitati e persone incontrate. Disegna sul taccuino il
campanile della Cattedrale che porta una scritta che gli si imprime
nella mente: Ognuno a suo modo. In queste pagine ci sono
anticipazioni delle novelle Gioventù (1902), Le Medaglie (1904), Di
Guardia (1905), del bozzetto La Messa di quest’anno (1905), della
poesia Cargiore (1903) e del romanzo Suo marito.
Nel 1911, affranto dalla dolorosa malattia della moglie, si
allontana dalla famiglia e vive in due camere ammobiliate: una vita
d’arte, in difesa dei figli, è tutto quello che gli resta. Strige
amicizia con Massimo Bontempelli: un sodalizio che lo accompagnerà
per il resto della vita.
Scrive due libri di saggi: Arte e scienza e L’Umorismo, in cui
spiega che “il comico” nasce come avvertimento del contrario, mentre
“l’umoristico” viene dal sentimento del contrario.
A Roma si trasferisce in via Alessandria, non lontano dalla fabbrica
della Birra Peroni, poi in via Mario Pagano. Lavora duramente ed
esce di rado la sera, solo per andare a teatro. Ad ottobre 1909
pubblica sul “Corriere della Sera” la novella Il mondo di carta. Si
affina intanto il rapporto di stima e comprensione col figlio
Stefano che vive col padre a Roma, mentre il resto della famiglia è
in Sicilia, e che studia al Convitto Nazionale.
Nel 1910 il capocomico siciliano Nino Martoglio mette in scena gli
atti unici La morsa e Lumie di Sicilia. Esce anche il nuovo romanzo
Suo marito, con riferimenti alla vita di Grazia Deledda, seguito da
I vecchi e i giovani, pubblicato dai Fratelli Treves, romanzo
“politico”, in cui Pirandello esprime la cocente delusione della
Sicilia, all’interno del nuovo Stato nazionale. Scrive il romanzo Si
gira, costruito intorno alle vicende di un operatore
cinematografico. In via Antonio Bosio, dove abita, sorgono dei
capannoni per il cinema: Pirandello è attirato dalla nuova arte.
Molte pellicole sono tratte da suoi romanzi, novelle e drammi, ma
circolano anche sceneggiature apocrife. Marco Praga, con la
Compagnia Stabile Milanese, mette in scena il dramma in tre atti Se
non così, interpretato da Irma Grammatica: è un insuccesso.
La Grande Guerra
Nel 1915 l’Italia entra in guerra. Pirandello perde la madre,
amatissima, mentre Stefano, partito volontario, cade prigioniero ed
è rinchiuso a Mauthausen. Una parte di Colloqui coi personaggi è
ispirata al dolcissimo ricordo della madre Caterina. La moglie
Antonietta, sempre più sconvolta dalla malattia mentale, perseguita
Lietta che tenta il suicidio con una rivoltella. Pirandello scrive
disperato a Stefano: Io seguito a lavorare. Scavo, scavo… Mi son
ridotto in un pozzo, da cui non riesco più a trarmi fuori. Del
resto, perché trarmene? L’altro figlio, Fausto, cerca una ragione di
esistere come pittore.
Pirandello abita in via Alessandro Torlonia, dove gli rendono visita
Rosso di San Secondo, i critici letterari Giuseppe Antonio Borgese e
Attilio Momigliano, il giornalista socialista Giovanni Cena, che si
intrattengono con lui in lunghe conversazioni letterarie.
Durante l’estate 1916, in 15 giorni, scrive Liolà. Al figlio Stefano
racconta: Il protagonista è un contadino poeta, ebro di sole, e
tutta la commedia è piena di canti e di sole. E’ così gioconda, che
non pare opera mia. Nel 1915, su insistenza di Martoglio e di Angelo
Musco, attore geniale e versatile, volge in siciliano l’atto unico
Lumie di Sicilia, che Musco mette in scena a Catania. In pochi mesi,
sempre per Angelo Musco, scrive capolavori assoluti del teatro
siciliano: Pensaci, Giacomino!, ’A birritta cu’ i ciancianeddi (Il
berretto a sonagli), Liolà e ’A iara.
Gli anni più dolorosi si rivelano fecondi, sul piano artistico. Ma
il rapporto con Musco è litigioso, tempestoso: Pirandello teme che
l’attore si abbandoni ad una comicità volgare. Con Ruggero Ruggeri
ha invece un colloquio sereno e pacato.
Ad aprile 1917 termina le scrittura di Così è (se vi pare), commedia
messa in scena il 18 giugno, al teatro Olimpia di Milano, dal
capocomico Virgilio Talli, considerato un antesignano della moderna
regia teatrale. Maria Melato è la signora Frola. A novembre va in
scena Il piacere dell’onestà, con Ruggeri nei panni del primo
attore.
Le ansie per i familiari perseguitano Pirandello: è la volta del
figlio minore Fausto (detto Lulù) che, per malattia, tenta di
scansare il servizio di leva. Mi tocca lavorare, lavorare, lavorare
scrive Pirandello alla sorella Lina. Ma lavorare è anche la sua
unica consolazione. Ancora una volta cambia casa e va ad abitare nel
villino Ciangottini, in via G. B. De Rossi, dove darà vita ai Sei
personaggi. Scrive ancora commedie. Manda a Talli L’innesto e
insiste perché metta in scena Marionette, che passione!, una
commedia che giudica nuova, ardita, originalissima. Pubblica
Margutte, in cui sfoga i pensieri neri degli ultimi anni e la
novella Quando si comprende, in cui esprime amarezza per la guerra.
Inizio pagina
Ancora teatro
Pubblica
su “Il Messaggero della Domenica” lettere aperte sui problemi del
teatro in Italia. La compagnia di Dina Galli rifiuta Ma non è una
cosa seria, mentre Ruggeri rappresenta Il giuoco della parti,
commedia scritta nel 1918 che al teatro Manzoni di Milano suscita
nel pubblico una battaglia che finisce a pugni. La novità espressa
ne Il gioco della parti non sfugge da Salvator Gotta e a Marco
Praga, il più noto autore del teatro borghese ottocentesco. E’ in
questa occasione che Pirandello conia per il suo teatro il titolo
Maschere nude.
Le tragedie della famiglia Pirandello sono senza fine: Lietta fugge
di casa. Luigi la accompagna a Firenze, dove Lietta vivrà con la zia
Lina. La guerra è finita e Stefano è atteso a casa, dove si aspetta
il suo arrivo, per ricoverare Antonietta in una clinica per malattie
mentali. Anche Lietta torna a casa, per dedicarsi interamente al
padre e ai due fratelli. Da Porto Empedocle è arrivato il nonno
Stefano, che si trasferisce definitivamente a Roma.
Luigi Pirandello ha scritto l’apologo in tre atti L’uomo, la bestia
e la virtù e va ad assistere alla prove. La commedia cade: la
borghesia milanese ne è scandalizzata. Al Quirino di Roma Ruggeri
porta invece al successo, nel 1920, Tutto per bene; a Venezia Maria
Letizia Celli interpreta Come prima, meglio di prima; Emma
Grammatica è la protagonista de La signora Morli, una e due.
Pirandello prepara intanto un discorso celebrativo per gli ottanta
anni di Giovanni Verga. Tanto lavoro, tanto impegno, non gli hanno
ancora dato sicurezza economica. Prende accordi con l’editore
Bemporad, per una ristampa di tutte sue opere. Pubblica nel 1920
Tutto per bene e l’anno successivo Come prima, meglio di prima e Sei
personaggi in cerca d’autore, una storia che aveva già in mente nel
1917, come materia per un romanzo, mai nato. Scrive altre novelle,
che cominciano ad uscire sotto il nome collettivo Novelle per un
anno.
Al teatro Valle, il 9 maggio 1921, in una tempestosa serata, fra
molti urli e pochi battimani, Dario Niccodemi, Vera Vergani e Luigi
Almirante interpretano Sei personaggi in cerca d’autore. Luigi e
Lietta, nascosti in un palco, fuggono dal palcoscenico per non
incontrare gli spettatori inferociti. In quei giorni Lietta va sposa
ad un cileno e dopo pochi mesi si trasferisce a Santiago del Cile.
Stefano sposa una musicista. Fausto continua a dipingere.
Nell’altalena di successi e di insuccessi, che caratterizzano la
vita artistica di Pirandello, l’anno 1922 registra il trionfo di
Enrico IV, con Ruggeri nei panni del protagonista.
Nel 1922 Luigi Pirandello, dopo 24 anni di insegnamento, chiede una
aspettativa, oppure il collocamento a riposo. Il neo-Ministro
dell’Istruzione Giovanni Gentile lo manda in pensione.
Successo all’estero
A Londra va in scena la commedia I sei personaggi in cerca d’autore.
G. B. Shaw, che assiste ad una replica, fa da intermediario con un
impresario americano: il teatro pirandelliano attraversa l’Oceano e
approda a New York. A Parigi si rappresentano Il piacere dell’onestà
e I sei personaggi. Pirandello, superate le abitudini schive e
sedentarie, inizia a viaggiare col suo teatro. Nelle grandi capitali
è accolto in trionfo. Influenzato dalla tecnica di regia di Max
Reinhardt, rimpasta I sei personaggi, nella versione definitiva che
va in scena nel 1925. A dicembre 1923 si imbarca sul “Duilio” per
assistere alla prima de I sei personaggi a New York.
Al Quirino di Roma viene rappresentata nel 1923 La vita che ti diedi
(tragedia interpretata da Alda Borelli, ma scritta per Eleonora Duse
che l’ha rifiutata) e ai Filodrammatici di Milano l’anno successivo
la Compagnia Dario Niccodemi mette in scena Ciascuno a suo modo. Ne
deriva una feroce polemica giornalistica tra Pirandello e il critico
Domenico Lanza. Lo stesso anno Pirandello viene insignito della
Legion d’onore.
Durante l’estate 1924, mentre Luigi è in vacanza con i figli a
Monteluco, lo raggiungono il compositore Alfredo Casella e Jan
Borlin, direttore artistico dei Ballets Suédois. Da questo incontro
nasce il balletto La giara che sarà rappresentato a Parigi in
novembre.
Fra il 1925 e il 1926, sulla “Fiera Letteraria”, esce a puntate Uno,
nessuno e centomila, il romanzo che, in modo drammatico, esprime la
scomposizione della realtà, il dualismo all’interno di una
personalità, il gioco tragico fra “essere” e “parere”. E’ un
romanzo, nato come canovaccio e lungamente abbandonato in fieri. Su
questo brogliaccio Pirandello aveva l’abitudine di appuntare battute
e idee, per poi trasferirle in novelle e commedie. Un romanzo sempre
saccheggiato e interminabile quindi, iniziato nel 1910, sospeso e
poi ripreso e che, come I sei personaggi, afferma alla fine il suo
diritto ad esistere.
Il Teatro d’Arte
Volevano chiamarlo “Teatro degli Undici” o “dei Dodici”, dal numero
dei soci ideatori: Stefano Pirandello, Orio Vergani, Claudio
Argentieri, Antonio Beltramelli, Giovani Cavicchioli, Massimo
Bontempelli, Maria Letizia Celli (attrice), Pasquale Cantarella,
Lamberto Picasso (attore), Giuseppe Prezzolini, Renzo Rendi.
Direttore artistico: Luigi Pirandello.
Il gruppo si costituisce per atto notarile del 6 ottobre 1924.
Grazie ad una sovvenzione, iniziano subito i lavori di
ristrutturazione del Teatro Odescalchi, che prima ospitava le
marionette di Podrecca. Il 2 aprile 1925 il Teatro d’Arte viene
inaugurato con Sagra del Signore della Nave di Luigi Pirandello e
Gli dei della montagna di Lord Dunsany. Il pubblico è entusiasta
delle novità, ma i conti economici di quattro mesi di attività si
rivelano un disastro. Luigi ha aderito al Fascismo, forse nella
speranza di un consistente sostegno economico da parte del governo,
ma Mussolini diffida di lui: Pirandello non riuscirà mai a creare un
Teatro di Stato, sganciato dalle ragioni commerciali e con una vera
sede stabile.
Il Teatro d’Arte mette in scena anche opere di Savinio, De Stefani,
Vergani, Marinetti, Rosso di San Secondo e, tra gli autori
stranieri, di Ibsen e Unamuno.
Per
la parte da protagonista, in Nostra dea di Massimo Bontempelli,
viene scritturata una giovane attrice milanese. Si chiama Marta Abba.
E’ una donna fulva, come tanti personaggi femminili del teatro
pirandelliano. Da questo momento in poi, la produzione teatrale di
Pirandello è per lei: Diana e la Tuda, L’amica delle mogli, La nuova
colonia, Questa sera si recita a soggetto, Come tu mi vuoi, Quando
si è qualcuno, Trovarsi, Non si sa come, l’ultima commedia, messa in
scena da Ruggero Ruggeri. Alla morte di Pirandello saranno
trasferiti a Marta Abba i diritti d’autore delle commedie, scritte
perché lei le interpretasse.
Si costituisce una nuova Compagnia Pirandello che parte in tournée a
Parigi, Londra, Berlino; poi si trasferisce in Argentina, Brasile,
Uruguay. Luigi assiste alle prove e divide le fatiche delle
trasferte, le ansie del debutto, le amarezze di attori e tecnici. Ma
si sente stanco delle crisi finanziarie della Compagnia, stanco
delle polemiche con i critici teatrali (in particolare quella che lo
contrappone a Adriano Tilgher), dei litigi con le agenzie teatrali e
con i proprietari di teatri che privilegiano le commedie commerciali
creando, di fatto, monopoli.
Da Buenos Aires, nel 1927, scrive ai figli: Io non voglio più
tornare in Italia. Scrive a Marta Abba: La politica entra da per
tutto. Fuori! Fuori! Lontano! Lontano!
Dopo la rappresentazione della Donna del mare di Ibsen, dopo tre
anni di attività, la Compagnia Pirandello si scioglie.
Fra cinema e teatro
Luigi Pirandello scrive al figlio Stefano: L’idea di chiudermi in
una vita sedentaria mi fa orrore. E terrore la compagnia di me
stesso. E più tardi, alla figlia Lietta: Non so s’io vado fuggendo
la vita, o la vita me.
Pirandello prende la decisione di andare, con Marta, “esule” a
Berlino, nella speranza di sistemare le pendenze bancarie, con gli
introiti del cinema tedesco. Frequenta Corrado Alvaro e Pietro
Solari, che a Berlino sono corrispondenti di giornali italiani. Dopo
cinque mesi, Marta Abba torna in Italia, perché non è maturata
nessuna occasione nel cinema. Luigi termina Questa sera si recita a
soggetto che va in scena, in prima mondiale, a Konigsberg. A Berlino
sarà un insuccesso, perché la critica vi legge una satira a Max
Reinhardt.
Scrive a Marta, offrendole la parte da protagonista, per la edizione
italiana. La prima è fissata a Torino, per la regia di Guido Salvini.
Pirandello trascorre brevi periodi in Italia, dove sente di essere
osteggiato. Anche dai figli ha gioie e dolori: Lietta vive col
marito in Cile, ma saltuariamente torna in Italia. I rapporti con
questa figlia, amatissima, restano difficili.
Luigi lavora a I giganti della montagna. E’ disperato, è depresso
perché gli è negato il diritto di vivere accanto a Marta Abba, unica
ragione della sua vita. Pubblica con l’editore Mondadori Lazzaro,
che definisce mito in tre atti.
Prossima dimora, Parigi: ma da questa sede i suoi viaggi diventano
sempre più frequenti.
In Portogallo assiste alla prima di Sogno, ma forse no. A Roma
commemora Giovanni Verga all’Accademia d’Italia. Continua a
scrivere. La nuova commedia Quando si è qualcuno viene interpretata
da Ruggero Ruggeri. Pirandello termina una novella che da tempo ha
in mente: La favola del figlio cambiato, un racconto basato sulla
popolare credenza che di notte le streghe maligne si divertono a
scambiare i bambini nelle culle. Il maestro Gian Franco Malipiero
mette in musica questa leggenda di sapore arcaico: è un successo in
Germania, ma l’opera cade a Roma, in una serata tempestosa, travolta
da presunti sentimenti antipatriottici che gli spettatori leggono
nel libretto. Mussolini ne vieta le repliche.
Il cinema americano finalmente premia Pirandello, con la produzione
di Come tu mi vuoi, film interpretato da Greta Garbo.
Luigi sente nostalgia di casa, gli è venuto a noia questo suo vivere
arroccato, lontano dagli affetti familiari. Ha trascorso una serena
estate a Positano, con figli e nipotini. Dopo quattro anni di
“esilio volontario”, nel 1932 si stabilisce in Italia.
Ancora luci, al tramonto
Durante l’estate 1932, a Castiglioncello, ospite del figlio Stefano,
scrive la commedia Quando si è qualcuno che in prima mondiale viene
rappresentata a Buenos Aires. Pirandello parte sul “Duilio”, insieme
a Massimo Bontempelli: Marta Abba e Paola Masino, la scrittrice
amica di Bontempelli, li accompagnano all’imbarco a Genova. Marta
resta in Italia, per impegni teatrali, la Masino al contrario
raggiungerà Pirandello e Bontempelli in Argentina. Il calore della
accoglienza della colonia italiana commuove Pirandello.
A Roma, l’Accademia d’Italia organizza un Convegno sul Teatro
Drammatico e chiama Pirandello a presiederlo. Luigi firma le regia
de La figlia di Iorio di Gabriele d’Annunzio, che va in scena al
Teatro Argentina: una scelta felice, che segna la riconciliazione
“ufficiale” tra i due massimi esponenti del teatro contemporaneo,
inaspriti da una vecchia polemica antidannunziana di Pirandello.
Quando si spengono le luci della ribalta, arriva la notizia che
Luigi Pirandello è il Nobel 1934 per la Letteratura: il premio che
gli viene assegnato per il rinnovamento ardito e ingegnoso _ è la
menzione ufficiale _ dell’arte drammatica e della scena.
A novembre 1934 la rivista “Quadrante” pubblica il secondo atto de I
giganti della montagna che Pirandello considera la vetta suprema
della sua arte poetica. Incompiuto, questo testo sarà rappresentato
postumo a Firenze, al Giardino di Boboli.
Vive a Roma, nel villino di via Antonio Bosio 15, dove abitava negli
anni della guerra. Il suo studio, con i severi mobili di noce in
stile Rinascimento toscano, si affaccia su una terrazza a
mezzogiorno. La luce è riverberata dalla cortina verde del giardino,
l’aria fa vibrare le tende in seta azzurra. Un antico vaso greco è
lì, a memoria della sua Sicilia. La casa, in cui Pirandello abita da
solo, è aperta ai figli e agli amici.
Viaggia sempre: a New York, dove risiede tre mesi in attesa che il
cinema americano lo chiami, scrive le novelle della raccolta “Una
giornata” e inizia il romanzo, rimasto incompiuto, Informazioni su
un involontario soggiorno sulla terra. Sogna un altro romanzo, che
dovrebbe intitolarsi Adamo ed Eva, la storia di due fanciulli che
per un cataclisma si ritrovano soli sulla terra.
Di ritorno dall’America, prima di sbarcare a Napoli, Pirandello è
colpito da attacco di cuore.
Marta Abba prende le distanze da Pirandello: è a Londra, per
imparare l’inglese e poter così recitare anche fuori dell’Italia.
Debutta a Broadway. Nelle lettere a Marta, Luigi esprime angoscia
per la lontananza, profonda tristezza per il distacco: si sente
abbandonato. E’ prigioniero di una curiosa frenesia, di una
incontenibile forza vitale: avverte che non gli resta molto tempo.
Milano, Venezia, Castiglioncello, Viareggio per la Commissione del
Premio letterario: è sempre in viaggio. Antichi dissapori sembrano
svaniti: gli sono accanto i figli e i nipoti; frequenta gli amici di
vecchia data: Corrado Alvaro, Massimo Bontempelli e Paola Masino,
Mario Labroca, Silvio d’Amico. Nel suo ultimo soggiorno a New York,
nel 1935, ha reso visita ad Einstein. Con il giovane e promettente
Eduardo de Filippo trae una commedia dalla novella L’abito nuovo.
L’unico testo teatrale, non suo, che Eduardo lascerà sempre nel suo
repertorio è Il berretto a sonagli.
Mentre a Cinecittà segue le riprese del film tratto da Il fu Mattia
Pascal, Pirandello accusa una febbre violenta. Nel 1934 il “Corriere
della Sera” pubblica la novella breve Di sera, un geranio, che
prelude alla morte, e nel numero dell’8 ottobre 1936 la novella
Effetti d’un sogno interrotto.
Pirandello muore alle 8 e 55 del 10 dicembre 1936.
Secondo le sue volontà testamentarie, scritte più di venti anni
prima, la sua morte passa sotto assoluto silenzio. Piace pochissimo
il suo funerale ai gerarchi, che si reputano defraudati di un
funerale di Stato. Piace pochissimo anche l’elogio funebre che,
vestito in orbace, Massimo Bontempelli pronuncia all’Accademia
d’Italia e che gli varrà un “esilio” a Venezia.
Avvolto (nudo come le sue maschere) in bianco sudario, senza lumi né
fiori, il corpo di Luigi Pirandello è portato via dal carro funebre
dei poveri, cocchiere e un cavallo, senza accompagnamento, nella
nebbia di una mattina d’inverno. Le sue ceneri non vengono disperse,
come avrebbe preferito, ma chiuse in un’urna, murate in Sicilia, ad
un sasso, nella campagna di Caos, alle radici del pino solitario, di
fronte al mare africano.
Fausta Samaritani