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Biografia

di Giuseppe Bonghi

da Biblioteca dei Classici Italiani

1 - La fanciullezza

      e le prime prove

2 - La formazione

      e le prime opere

3 - La maturità e il teatro

4 - La maturità:

      il trionfo del Teatro

5 - Il Fascismo e la Musa

5a - L'adesione al fascismo

5b - l'amore per Marta

5c - il nuovo rapporto coi figli

6 - La coscienza dell'arte

       e l'espatrio

6a - La coscienza dell'arte

6b - Berlino: espatrio parte I

6c - Parigi: espatrio parte II

7 - Il tramonto

       e il mito-testamento

7a - anni tormentosi

7b - il premio Nobel

7c - il declino

 

 

 

7. Il tramonto e il mito - testamento - 7b. Il premio Nobel

 

Sempre nel ’34 gli viene conferito il massimo riconoscimento mondiale: il premio Nobel.

La prima volta che ne accenna è in una lettera che Pirandello scrive a Marta Abba l’ormai lontano 30 giugno 1929, come di una voce che correva a Berlino durante il suo lungo espatrio volontario (e chi sa che non verrà alla fine, a coronare tanta attività, anche il premio Nobel. Ne ho sentito parlare, di questi giorni, in Germania). La seconda volta è l’anno successivo, ed è più che una remota speranza che confessa a Marta il 4 marzo 1930:

 

Jersera è venuto a trovarmi il giornalista svedese Thorstad, che ha preso per la Danimarca, la Svezia e la Norvegia il “Lazzaro” e “Questa sera si recita a soggetto” . Mi ha detto che gli consta che è stato proprio Mussolini a impedire che il premio Nobel fosse dato a me “per non suscitare gelosie pericolose in Italia” (ed è evidente che sottintendeva quella di D’Annunzio) e “che fosse dato alla Deledda, che non avrebbe suscitato alcuna rivalità” . Mi disse che questo aveva fatto una pessima impressione in Svezia; e che è certo che il premio prossimamente sarà dato a me, per cui c’è una corrente favorevolissima. Egli, che [è] corrispondente berlinese del maggior organo della stampa svedese, scriverà in questo senso nella lunga intervista che ha avuto con me, jeri sera. Io gli ho detto che non muoverò un dito per avere il premio, e lui m’ha risposto che gli altri muoveranno le mani per darmelo.

Staremo a vedere. E forse la sorte muterà, allora! Ma ci vuole anche l’America! Sono pronto ad andare anche in America! Dovunque, dovunque...

 

 

Nel marzo 1930 (vedi lettera a Marta del 4)  il giornalista Thorstad, corrispondente berlinese del maggior organo della stampa svedese, (che aveva preso per la Danimarca, la Svezia e la Norvegia il “Lazzaro” e “Questa sera si recita a soggetto”) gli rivelava di sapere che era stato proprio Mussolini a impedire che gli fosse dato il premio Nobel per non suscitare gelosie pericolose in Italia, riferendosi a D’Annunzio e aveva preferito che fosse dato alla Deledda, che non avrebbe suscitato alcuna rivalità. Il 27 aprile dell’anno successivo rivela a Marta di essere a conoscenza che S.E. Rocco, uno degli uomini più ascoltati del Regime, ministro della Giustizia e Presidente della Società internazionale di cultura a Parigi, aveva scritto di sua spontanea iniziativa, proprio in qualità di Presidente, a Stoccolma perché gli venisse assegnato il Nobel; e sempre su invito di Rocco, la proposta viene caldeggiata dal Rettore dell’Università di Roma.

Alla fine del 1932 viene invitato dalla Norvegia ad assistere a Oslo, quale rappresentante dell’Italia, alle onoranze del centenario della nascita di Bjornson Bjornstjerne, grande apostolo e retore degli ideali di libertà e di nazionalità, romanziere e drammaturgo, giornalista e direttore di teatro, e dopo Wegeland la maggior forza della rinascita e dell’indipendenza della Norvegia, premio Nobel per la letteratura nel 1903. La sua presenza fu caldeggiata anche dal Regime e avrebbe potuto essere il preludio all’assegnazione del Nobel per l’anno successivo, visto anche che òa sua candidatura era stata posta già da parecchi mesi dal Circolo di cultura fascista presieduto da Giovanni Gentile, che aveva mandato in Svezia il prof. Gabetti dell’Università di Roma a fare un ciclo di conferenze su di lui e sulla sua opera e a tessere contatti con i membri dell’Accademia Nobel.

Il 5 aprile scrive a Marta: In grande confidenza Ti dico (ma bisogna tener la cosa in gran segreto) che il Gabetti mi ha confidato che per il Premio Nobel su dieci votanti, in primo  scrutinio, ho avuto nove voti favorevoli, cioè la quasi unanimità.

 

La confidenza del Gabetti si rivela esatta; il 9 novembre a Pirandello viene ufficialmente annunciata l’assegnazione del Nobel da un telegramma del Segretario generale della Reale Accademia svedese: «L’Accademia svedese ha stamani assegnato a Lei, signor Dottore, il premio letterario Nobel…»; era stato preferito a Paul Valéry e a G.K. Chesterton, candidati di quell’anno. A casa Pirandello è subito ressa di giornalisti e fotografi e “cinematografisti”, che gli chiedono una posa: egli sa già cosa fare: si siede come un bravo scolaretto alla scrivania, infila un foglietto nella sua inseparabile macchina da scrivere “Derwood standard portable typewriter”, e vi scrive sopra una sola parola: pagliacciate!, ripetuta per ben 27 volte, tanto lunga diventa la seduta e la serie di lampi al magnesio cui viene sottoposto. Ma c’è una sola persona colla quale vorrebbe trascorrere quei momenti, Marta, “la donna fulva che, come una premonizione, era apparsa a incarnare tanti suoi personaggi” (Aguirre, cit. 302), è nei suoi pensieri e purtroppo lontana, assente:

 

sono passati tanti giorni e non ho ricevuto di Tuo che una firma in una cartolina illustrata, tra tante altre firme, credo da Biella. […] Non mi son sentito mai tanto solo e tanto triste. Il dolce della Gloria non può compensare l’amaro di quanto è costata. E poi, quando Ti arriva, se non sai più a chi darla, e che fartene?

 

Così le scrive il 15 novembre, dopo giorni intensi in cui si è sentito “oppresso - è la parola - dai festeggiamenti che m’hanno fatto, dai giornalisti di tutti i paesi che m’hanno assediato, interviste e telegrammi, telegrammi, telegrammi; ne avrò ricevuto un mezzo migliajo a dir poco! da S. A. Reale Adalberto di Savoja-Genova alla tua ex-cameriera Lina! - Ne arrivano ancora da tutte le parti del mondo, e non so come fare a rispondere. Ma di Marta in questa occasione, solo una firma su una cartolina illustrata, quasi a volersi mimetizzare, mentre il mondo della cultura italiano ed europeo è in fibrillazione e Pirandello viene considerato ormai un autore da consegnare alla storia: da accettare, non più da discutere.

Il calendario degli impegni è frenetico; ecco come lo presenta a Marta il 15 novembre:

 

Il 18 [novembre] sarò certamente a Milano e mi tratterrò fino alla sera del 19. Mi sarebbe tanto piaciuto vederTi e parlare un po’ con Te, Marta mia! Ma il giorno 20 devo essere a Parigi dove mi aspettano e dove bisogna che mi trattenga almeno una settimana. Il giorno 27 partirò per Londra dove mi tratterrò fino al 4 Dicembre. Da Londra ritornerò per due giorni a Parigi e poi, il 9 mattina mi troverò a Stoccolma per la Seduta Reale che sarà il 10 dicembre, resterò nella Capitale Svedese per tutti i festeggiamenti che mi faranno fino a tutto il 14 e poi il 15 partirò per Praga dove assisterò alla prima del “Non si sa come”, e terrò la conferenza.

 

Le accoglienze a Parigi e Londra sono quasi trionfali e sensazionali e danno fastidio al Regime fascista, che comunque non vede di buon occhio tutto ciò che succede nelle due capitali europee. A Parigi al ricevimento del “Figaro” in suo onore partecipano 1500 invitati, tutte le personalità politiche e culturali sono presenti. Pirandello, al di là delle difficoltà di ogni genere, spera che Marta possa essere con lui a Stoccolma, ma il padre dell’attrice ha un banale incidente di macchina e il desiderato viaggio sfuma, anche perché l’amica che avrebbe dovuto accompagnarla all’ultimo momento si rifiuta adducendo una scusa.

Il 10 dicembre c’è la solenne cerimonia di consegna della pergamena, della medaglia e del premio in denaro premio da parte del Re e il discorso, in cui mette in evidenza il concetto che gli errori dell’innocenza hanno finito per fare di lui un essere del tutto inadatto alla vita, e soltanto adatto a pensare e a sentire. Così descrive a Marta la giornata trionfale il 12 dicembre:

 

Io sono addirittura stroncato da tutte queste feste. Ma ormai, se Dio vuole, il grosso è passato. Ho ricevuto il Premio dalle mani del Re nella seduta solenne, che ha veramente una grandiosità impressionante, con tutta la Corte e la folla degli invitati in tutto lo splendore delle decorazioni, Accademici, Ministri Generali e, sul palco, i candidati coi loro padrini. Te ne parlerò meglio a voce, e Ti mostrerò lo splendido diploma e la grande medaglia d’oro. Dopo questa cerimonia si va al banchetto nel magnifico Palazzo della Città: banchetto di almeno 500 persone, presieduto dai Principi Reali. Qui ho dovuto [fare] il discorso e m’è toccato farlo in francese per suggerimento del nostro Ministro, non essendo ammissibile che un interprete traducesse il mio italiano. Me la son cavata bene. Tutto jeri m’è passato a far visite di ringraziamento e puoi immaginarti come e quanto m’abbiano stancato. Jeri sera, pranzo a Corte, col Re e tutti i Principi Reali. Il Re è stato con me d’una cortesia senza pari; e uno dei Principi, il Principe Guglielmo, secondo Benito del Re, s’è intrattenuto con me tutta la serata. Stasera pranzo alla Legazione in mio onore; domani rappresentazione di gala del “Piacere dell’onestà” al Teatro Nazionale. La più grande attrice svedese, Tura Teje, interpreterà il “Trovarsi” in una tournée per tutti i paesi scandinavi; alla Radio hanno dato il “Vestire gl’ignudi”.  C’è stato anche, la prima sera, al mio arrivo, un pranzo offerto in mio onore da tutta la federazione della stampa estera a Stoccolma. Quando penso che, appena finiti questi festeggiamenti svedesi, cominceranno quelli di Praga, mi vengono addirittura i brividi.

 

Il 15 parte per Praga, dove il 19 al Teatro nazionale viene rappresentata la Prima assoluta di Non si sa come col titolo Clovek ani neví jak nella traduzione di Venceslao Jirina; la presenza del Maestro ne assicura il successo nella prima serata, ma l’opera viene in generale accolta con una certa freddezza. Difficile è l’espressione di intensa e furiosa passionalità della gelosia del protagonista Romeo, che oltretutto porta un nome che inevitabilmente evoca letterariamente una vicenda e un amore totale nel quale è del tutto assente proprio la gelosia.

Il 20 finalmente può ritornare il Italia e rincontrarsi con Marta, e vicino a lei trascorre le feste natalizie.

 

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